Nella terra bruciata dal sole, tra vette senza neve e valli senza erba, un secolo fa, un gracile sacerdote lucano piantò il seme del Cattolicesimo. Era un prete dei Vincenziani. Si chiamava Giustino De Jacobis.
Nel suo paese nativo (San Fele) non lo conoscono, non l’adorano, né lo venerano come qui, in Eritrea. Ogni anno una moltitudine di gente e di religiosi lo festeggia, rinnova il ricordo delle sue opere missionarie considerate gesta e riconferma il patto di fede. La cerimonia si svolge ad Hebo, dove quest’anno si e’ recato in visita ufficiale il Presidente dei Consiglio Regionale della Basilicata, Aldo Michele Radice.
Finora nessun lucano aveva partecipato al commovente e significativo rito religioso, né aveva mai visitato i luoghi dove si è svolta l’intensa vita pastorale del Santo missionario. Il Presidente Radice ha così potuto verificare di persona quanto sia forte il ricordo dei corregionale che, secondo il clero eritreo, è stato chiamato alla santità direttamente da Dio.
Egli è stato glorificato, perché nella vita ha cercato ed ha amato Dio e solo per questo motivo è venuto in questo Corno d’Africa.
Ai tigrini (così si chiamano i cittadini dell’Eritrea) ha insegnato l’unità della Chiesa. Ha rispettato l’uomo e si e’ fatto “abissino tra gli abissini”. Da grande maestro ha precorso i tempi, anticipando di oltre un secolo il contenuto e il messaggio dei Concilio Vaticano II°. San Giustino De Jacobis ha sofferto, è stato perseguitato, ma rispettato da tutti, dai mussulmani e dagli ortodossi. Ha piantato il seme della fede cattolica e i tigrini, oggi, sentono di esserne il frutto e invocano il suo aiuto per essere consolati e aiutati ad uscire dalla sofferenza, dal dolore permanente e dalla miseria.
Il Presidente Radice, che è accompagnato dal responsabile della Commissione dei Lucani nel Mondo, on. Rocco Curcio, ha detto “la mia visita e’ stata utile per approfondire argomenti e situazioni che nessun libro può spiegare. Ad Hebo, c’è la fede, si tocca e si avverte sui volti segnati e sofferti della gente, delle donne, degli anziani, dei bambini dagli occhi grandi e lucenti. Qui si tocca il sacrificio degli ecclesiastici per alleviare le sofferenze e superare le difficoltà di un ambiente aspro, ma affascinante. Da qui, la ferma volontà di rendere concreta la solidarietà dei Consiglio Regionale della Basilicata con iniziative che dovranno aiutare la popolazione di Hebo, che ha conosciuto l’insegnamento e la forza morale di un lucano, a conoscere almeno le più elementari forme della civiltà e che dovranno essere utili per stabilire un rapporto duraturo, forte e leale, nel rispetto della storia e della cultura dei poveri e degli oppressi. Per gli ecclesiastici, San Giustino De Jacobis ha fatto un altro miracolo: ha riportato nuovamente vicini la Basilicata e l’Eritrea”.
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