Saluto il Magnifico Rettore, le Autorità Politiche, Militari, Ecclesiastiche, i Docenti, i Relatori, gli Studenti, tutti gli intervenuti.

Come Consiglio Regionale abbiamo accolto il felice suggerimento di celebrare la istituzione dell’Università degli Studi della Basilicata nella ricorrenza del ventitreesimo del sisma del 1980.

Più che celebrare tale evento si è ritenuto fare il punto sulla presenza dell’Università degli Studi in Basilicata.

E’ pur vero che tuttora permangono situazioni da sanare, da recuperare, non essendosi ancora definita una procedura che consenta di intervenire in maniera ultimativa sulla ricostruzione.

All’ordine del giorno della prossima seduta del CIPE vi è una ulteriore ripartizione dei fondi, sicuramente insufficienti, in quanto per gli interventi di ricostruzione e di ripartizione delle civili abitazioni occorrono ancora 800 milioni di euro ed altrettanti servono per le opere pubbliche (recupero degli edifici di culto, dei beni storico monumentali, dei dissesti idrogeologici, ripristino aree destinate ai prefabbricati).

Certo è che non è più possibile procedere a singhiozzo nell’attribuzione dei fondi da parte dello Stato, ma occorre definire una volta per tutte le risorse necessarie, consentendo di chiudere questa annosa vicenda e di avviare quella sicuramente meno gravosa, ma più efficace e più utile che è quella della prevenzione e dell’adeguamento sismico dei fabbricati.

Le ragioni di questa giornata sono però la celebrazione del ventennale dell’Università degli Studi della Basilicata, che come disse il Pres. Sandro Pertini nell’occasione della sua visita: “…..ha rappresentato un significativo momento della volontà di riscatto della regione dalle macerie del sisma, ma più ancora da secoli di isolamento culturale”.

Venti anni di attività non sono molti, ma proprio per questo si ha ragione di ritenere che, essendo l’Ateneo lucano giovanissimo, esso è destinato a crescere, a svilupparsi e non già a cullarsi sulla propria storia accademica ancora tutta da scriversi.

L’intuito e la determinazione politica di chiedere la istituzione dell’Università in Basilicata sono stati sicuramente agevolati dall’evento calamitoso, ma come allora sostenne il Rettore Fonseca: “Una università si innesta in una tradizione di studi, in un contesto di fermenti, di dibattiti, di suggestioni in un bacino di segni dove si è stratificato lungo un arco di secoli la memoria storica di una comunità”.

Ed era proprio da questo retroterra culturale che la Basilicata poteva a buon ragione pretendere la istituzione dell’Università e poteva attingere la ragione stessa del suo essere: a cominciare dalle civiltà (greco  romanica­ – normanno   sveva) che su questo territorio hanno lasciato impronte e testimonianze di grande significato e rilevanza.

Dopo venti anni quella scelta è risulta essere felicissima.

La missione, che le era stata assegnata di aggiungere cioè valore alla popolazione lucana, sta proseguendo, sviluppandosi lungo percorsi che vanno ben oltre gli angusti confini geografici regionali, essendosi affermata anche all’estero.

 Elemento significativo e portante del governo dell’Università è stato l’apertura a tutte le componenti della società lucana, con l’assunzione di un ruolo di tutto rilievo nei processi decisionali locali.

Questa apertura e questo dialogo con le istituzioni e con il mondo economico e produttivo, credo, vadano ulteriormente potenziati, perché l’Università ancora può e deve dare molto al territorio e alle genti lucane.

Questo legame deve diventare sempre più solido, soprattutto in uno scenario che sta diventando eccessivamente competitivo e globalizzato.

Da qui, la necessità di un’azione che colga al meglio le opportunità che il giovane Ateneo può offrire alla comunità regionale, allargandone il ventaglio delle opportunità culturali, sociali ed economiche.

I piccoli numeri non devono spaventare o costituire un freno ad una rinnovata stagione di entusiasmo.

Lo abbiamo visto nei giorni scorsi, in occasione delle risposta caparbia, determinata ed unitaria che il popolo lucano ha dato a quanti intendevano trasformare questa nobile terra in una pattumiera.

Sicuramente la qualità e l’eccellenza dell’offerta scolastica e formativa, della ricerca e della didattica innovativa sono la base indispensabile per fare dell’Università di Basilicata un punto di grande prestigio e di riferimento del mondo accademico.

In questi vent’anni la Regione Basilicata non ha assistito come semplice spettatore alla diffusione delle attività di studio e di ricerca dell’Ateneo lucano.

Ha invece percepito lo sforzo di raggiungere una platea più vasta e la Regione non si è mai sottratta ad una corresponsabilità, comprendendo pienamente l’impegno profuso per la formazione di una classe dirigente, professionista, culturale innovativa e responsabile, capace di interpretare il cambiamento e di intervenire sulla realtà per costruire un percorso comune di progresso e di piena integrazione europea.

La Regione ha apprezzato la complessità e la varietà delle iniziative pensate in funzione di un coinvolgimento delle comunità locali e si è resa protagonista di un’azione di valorizzazione della propria cultura e della propria identità, ideando e portando avanti uno dei progetti più qualificanti di tutta questa legislatura.

Mi piace, a tale proposito, ricordare il concorso sulle migliori tesi di laurea che il Consiglio Regionale ha promosso già da alcuni anni e che vede la partecipazione qualificata ed entusiastica di centinaia di giovani laureati provenienti anche da altre Università d’Italia.

Nello stesso concorso, il Consiglio sostiene inoltre progetti di ricerca, che con il passare degli anni aumentano di numero e migliorano nella qualità.

Tutto ciò rientra nella collaborazione leale e proficua che la Regione ha instaurato con l’Università, con l’obiettivo di perseverare nel sostenere il binomio ricerca-formazione, che deve continuare a rappresentare il fulcro dell’attività dei giovani studenti e dei docenti, impegnati nella valorizzazione dell’Ateneo lucano.

Certo esistono ancora problemi da risolvere: da quello logistico a quello di intercettare una maggiore utenza sia essa locale, che di fuori regione, forse potendo per questo o istituire nuovi corsi di laurea più rispondenti alle esigenze del mondo del lavoro o creare maggiori intese con altri Atenei italiani.

A ciò le varie istituzioni interessate sono chiamate, ognuno per la propria parte, a dare risposte adeguate.

Questa giornata può e deve quindi contribuire a dare soluzioni tempestive ed efficaci per affermare sempre di più l’offerta didattica e formativa dell’Università degli Studi di Basilicata.

Grazie a voi tutti.

Potenza, 3 dicembre 2003