Onorevoli, Signori Consiglieri, Autorità tutte convenute, sento di esprimere profonda soddisfazione per l’atteso riconoscimento che il Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, ha conferito ad Emilio Colombo, nominandolo Senatore a vita.
In quelle parole, … “per aver servito il Paese con altissimi meritiâ€, si condensa, preziosa ed intensa, una biografia capace di contenere la storia democratica di questa Nazione, di interpretare, attraverso la posizione privilegiata di protagonista, i cambiamenti avvenuti e di testimoniare i grandi valori ispiratori su cui è costruita la democrazia della nostra Nazione.
Celebriamo questo Consiglio Regionale nella convinzione che è un obbligo preciso delle Istituzioni e delle forze politiche in esso presenti interpretare i sentimenti e gli stati d’animo delle popolazioni che si amministrano.
Abbiamo piena certezza che le genti di Basilicata hanno accolto con orgoglio e soddisfazione la nomina a Senatore a vita di Colombo, considerandolo un giusto riconoscimento per un uomo che ha dedicato la sua vita al servizio della comunità regionale, nazionale ed europea.
“ Una esperienza politica e di Governo, la Sua, Senatore Colombo, tra le più significative della storia della Repubblica Italianaâ€.
Esprimiamo con compiacimento e convinzione al Presidente della Repubblica la nostra più completa gratitudine per aver permesso a Lei di ritornare nei luoghi più alti della democrazia repubblicana.
Gli siamo grati per aver restituito alla nostra regione, al Paese, all’Europa e alle libere Istituzioni un testimone della storia, un protagonista della democrazia.
Siamo, inoltre, consapevoli che il Senatore Colombo non ha mai abbandonato la Basilicata, la sua terra, le sue genti.
Il cordone ombelicale non è mai stato reciso, neanche nei momenti di sofferenza politica dovuta a stagioni convulse, portatrici di nuovi impulsi politici e di nuove aggregazioni partitiche.
Ha continuato a guardare con attenzione ed interesse alla crescita di questa regione, che in trent’anni di vita ha saputo lasciare alle spalle problemi atavici, così come spesso ci viene ricordato in questi giorni nell’anniversario dei cento anni della visita di Giuseppe Zanardelli in Basilicata: un quadro desolante delle condizioni della regione e dell’intero Mezzogiorno, mancanza di infrastrutture, disoccupazione, emigrazione, imposte insopportabili, ostilità della natura, miseria e malaria.
A cent’anni di distanza le condizioni della nostra regione e del sud del Paese sono profondamente cambiate, ma è soprattutto in questi trent’anni che la Basilicata ha mostrato i segni della concreta trasformazione: l’agricoltura non è più quella delle braccia, ma delle macchine e delle tecnologie avanzate, l’artigianato ha spianato la strada alla piccola e media impresa, il commercio si è aperto agli influssi di altre realtà , sono nati i grandi poli industriali, da quello del salotto a quello dell’auto, le infrastrutture sono visibili un po’ ovunque e ancor più si provvederà con l’attivazione dei fondi comunitari.
Le ricchezze naturali endogene sono poste al servizio dell’intero Paese, non attivando per esso una politica di solo sfruttamento, ma anche e soprattutto una politica di difesa e di valorizzazione ambientale.
La Basilicata non è più terra di briganti o di emigranti, ma terra di crescita e di sviluppo, di apertura alle esperienze imprenditoriali e culturali di altre realtà . E’ la terra che difende la propria storia e la propria identità in una visione moderna della vita e del mondo.
Tutto questo non può e non deve appagarci, sarebbe un errore grave ed ingenuo.
Con grande rigore intellettuale dobbiamo dire che ancora permangono all’interno della nostra regione situazioni di differenze e disparità , dovute sicuramente a condizioni ambientali, orografiche e demografiche, che non permettono uno sviluppo armonico ed equilibrato.
L’esigenza di riconoscere e tutelare le differenze e le specificità locali come risposta agli inevitabili processi di globalizzazione è sempre più evidente e raccoglie sempre più consensi ed estimatori e sostenitori.
Ripartire dal territorio e dall’analisi puntuale del legame tra le caratteristiche geomorfologiche dei luoghi, i modelli insediativi, i sistemi di relazione, le specializzazioni produttive sono i punti salienti e condivisibili per vincere una sfida, che, anche se ardua, è sicuramente esaltante, in cui tutti devono essere parte attiva e protagonisti, soggetti privati e Istituzioni pubbliche.
Per la prima volta anche l’Unione Europea sta valutando l’opportunità di prevedere, per le politiche strutturali del 2007-2013, un sistema di interventi mirato al riconoscimento delle specificità dei territori montani.
Oggi però nulla può e deve turbare il cammino intrapreso al fine di rendere ancor più facilmente riconoscibile una regione che in modo significativo è stimata ed apprezzata nei confini nazionali ed in quelli europei.
La visione programmatica, l’incisività e la tempestività dell’utilizzo dei fondi, accompagnate dal rigore e dalla trasparenza, dall’organizzazione e dall’efficienza amministrativa, sono stati e sono gli strumenti vincenti per consentire alla Regione Basilicata di guadagnare ulteriore terreno e porla alla pari di altre realtà regionali.
La settima legislatura regionale è sicuramente la legislatura di transizione, quella che vedrà la fuoriuscita della Basilicata dalle Regioni dell’Obiettivo 1, ossia l’uscita da quelle condizioni di marginalità e di situazioni socio-economiche che la vedevano in ritardo di sviluppo.
Ma sarà sicuramente una legislatura fondante, fondante dei nuovi compiti e dei nuovi ruoli che le modifiche costituzionali hanno introdotto.
E’ pur vero che la modifica al Titolo V della Costituzione apre grandi spazi interpretativi e grandi dibattiti, che a volte, più che chiarire, producono non poca confusione e conflitti istituzionali e, in molti casi, anche fermi amministrativi per l’eccessivo ricorso alla Corte Costituzionale, ma d’altra parte rappresenta per le Regioni una fase esaltante, per i nuovi ed accresciuti compiti che ad esse vengono affidati.
La riscrittura dello Statuto, la norma elettorale regionale, le norme concorrenti e quelle esclusive, i regolamenti attuativi sono gli impegni che le Regioni devono affrontare per interpretare al meglio il loro ruolo e rendere l’Istituzione Regione sempre più vicina ai bisogni ed alle aspettative delle comunità locali.
Il tempo che rimane al termine di questa legislatura non è molto. Occorre invero ripiegarsi per produrre quanto di più e di meglio questo Consiglio Regionale possa dare, distinguendo tra le grandi e forti passioni politiche partitiche ed il comune terreno istituzionale.
Ci si deve sicuramente battere per le proprie convinzioni, forse anche con durezza, ma lasciando sempre lo spazio al confronto ed al rispetto tra maggioranza ed opposizione.
Il dialogare, il riconoscersi devono essere la base democratica contenuta nei nuovi documenti regionali.
Siamo convinti che tra i motivi che hanno indotto il Presidente della Repubblica a conferire lo stato di Senatore a vita non vi sia stata solo la considerazione del ruolo che ha svolto in seno all’Assemblea Costituente, quanto piuttosto il contributo che saprà certamente offrire nell’odierna e delicata fase del dibattito politico nazionale, per le sue esperienze accumulate, quale testimone ed interprete dello spirito che animò talune scelte di fondo e che sono alla base della vita democratica della Nazione.
Il Paese vive oggi momenti di grandi e profonde trasformazioni.
Leggere il segno dei tempi per offrire il proprio contributo, interpretare le nuove esigenze, le nuove aspettative è un preciso dovere delle Istituzioni, delle forze politiche e di chi le rappresenta.
Prendere atto ed interpretare il cambiamento della politica risulta essere ancor più necessario per l’influenza che questo esercita nella vita quotidiana di ogni cittadino e sulla crescita civile, sociale e morale della comunità .
Sentiamo che il Paese si appresta a discutere nuove e fondamentali riforme, in un clima di forte contrapposizione politica e sociale.
Lo scontro esasperato non agevola certo la risoluzione dei problemi: non è infatti la conflittualità che la società civile si auspica e si attende.
La nostra società , quella italiana, ivi compresa la nostra stessa realtà regionale è multiforme, eterogenea, composita e non può essere governata in un clima di esasperata contrapposizione.
Mai come in questo momento si avverte il bisogno di una profonda maturità delle forze politiche capaci di mediare gli interessi forti e quelli deboli, attraverso una politica di grandi solidarietà e di grande convivenza civile.
Si tratta, in concreto, di trovare punti di convergenza su temi di notevole rilevanza: l’Europa, le riforme istituzionali, il federalismo, un federalismo incentrato sulla solidarietà e sul protagonismo non solo delle Regioni, ma anche e soprattutto delle autonomie locali.
Tutti noi conosciamo quanto sia stato lungo e positivo il suo impegno, Senatore Colombo, per affermare gli ideali di progresso e di solidarietà , per far uscire dalle sacche della miseria popolazioni intere, in questo e in altri Paesi.
Tutti noi conosciamo l’esemplare impegno profuso per la costruzione e l’allargamento dell’Europa, per il dialogo tra le grandi potenze, per l’affermazione della pace nel mondo, attraverso la strada della diplomazia e della tolleranza.
Tutti noi conosciamo la sua tenacia, la sua determinazione nel promuovere progetti di sviluppo, nel tessere relazioni con i grandi della storia, nell’affermare i principi cristiani in tutti i settori, nell’inseguire il sogno di un mondo senza barriere e senza egoismi.
Senatore Colombo, il compito che l’attende - mi consenta e mi permetta di dirlo avendo Lei fatto anche un riferimento alla mia giovane età - anche alla sua età non più giovane, non è facile: la sua esperienza e le sue riconosciute qualità politiche sapranno continuare a dare un valido supporto di giudizio critico e distaccato e di indirizzo in questa delicata fase di vita politica interna ed internazionale.
Pertanto, Senatore Colombo, rinnovo a nome mio, a nome dell’intero Consiglio Regionale, degli intervenuti tutti e dell’intera comunità lucana, gli auguri di buon lavoro.
Potenza, 4 febbraio 2003
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