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MOZIONE POLITICA
Prima di iniziare questa mia relazione voglio, non per formalità , ma perché da me fortemente sentito, rivolgere un ringraziamento a voi tutti.
Avverto che l’essere qui, per voi non è solo un dovere di partecipazione alla fase congressuale, sebbene importante e significativa, ma anche un piacere, per l’affetto e la stima che nutrite verso la mia persona e che, inequivocabilmente, ho colto in questi due anni di partecipata militanza all’interno dell’Italia dei Valori.
Per questo devo ringraziare l’On. Felice Belisario e l’Ass. Antonio Autilio, nonché tutti i militanti del Partito che all’epoca hanno ritenuto, non solo di accogliermi, ma di riservarmi l’onore di capeggiare, nella scorsa competizione elettorale, la lista al Senato della Repubblica.
Voglio inoltre ringraziare il Senatore Nello Formisano per aver assicurato oggi la sua presenza per la celebrazione di questo secondo Congresso Regionale della Basilicata.
La scelta di approdare nell’Italia dei Valori non è stata casuale o frutto dell’opportunità offertami, ma alla base vi era l’esigenza di confermare, qualora ve ne fosse stato in me ancora la necessità di verificarlo, che la buona politica e più ancora il sentire della gente e il sostegno delle persone a me vicine, sono le condizioni imprescindibili che ti pongono nelle condizioni di scegliere se continuare o abbandonare definitivamente la politica.
Per ognuno di noi, credo, vi siano momenti particolarmente significativi, che ti segnano profondamente e dai quali o ne esci sconfitto o ne esci più forte e determinato di prima.
Certo tante volte sono stato sopraffatto dallo scoramento, dallo sconforto, più che politico, umano, e tante volte ho pensato di mollare tutto e di tradire anche i miei convincimenti più profondi, per pensare e dedicarmi ad altro, che non fosse più la politica, pur avendo sempre nutrito la romantica, se volete per me più cattolica, convinzione che fare politica è il preciso dovere da porre al servizio degli altri.
Quanto lontano e patetico oggi può apparire questo convincimento, ma è ciò che fece avvicinare me e tanti altri amici, molto tempo fa, alla politica attiva.
Un periodo politico, non molto lontano, mi ha però sentimentalmente segnato, perché questi valori, di cui la politica si dovrebbe riappropriare, sono stati letteralmente cassati e sostituiti quasi unicamente da atteggiamenti non proprio edificanti ed esaltanti, quali un eccesso di cinismo politico, come valore di affermazione, un eccesso di egoismo personale rafforzato da patti ferrei di affiliazioni, una prassi consolidata di prevaricazioni piuttosto che il coinvolgimento e la dialettica democratica, un eccesso di interesse personale sul bene collettivo.
E’ pur vero che tutto questo è riscontrabile e trasversale a tutti i Partiti e che sicuramente molte situazioni si verificavano anche prima, ma ciò avveniva in uno scenario fortemente diverso, dove i Partiti già al loro interno esercitavano un ruolo di controllo, dovendo affermare in via prioritaria ciascuno la propria visione politica ed i propri ideali, attraverso uomini rispettosi della cosa pubblica e portatori dell’alto senso delle Istituzioni e del proprio Partito.
Sono evidentemente le situazioni generali che provocano significativi mutamenti comportamentali; ed in effetti le situazioni sono profondamente mutate.
E’, infatti, mutata la società , sono mutate le condizioni sociali, economiche e culturali nel mondo, nella nostra nazione e nelle nostre realtà locali.
Di fronte a tali mutamenti planetari la politica sembra inadeguata.
Inadeguata a comprenderne le evoluzioni e di conseguenza a darne soluzioni confacenti.
Ecco che allora l’attenzione della politica si sposta inevitabilmente su altro, su altri campi sicuramente più semplici, più facilmente gestibili, a volte per soddisfare esigenze individuali e a volte quelle di gruppi.
Questo anche perché i Partiti sono cambiati; oggi intenti a lotte intestine con dispute non più ideologiche o di visioni contrapposte su temi politici, etici, economici o sociali, ma esclusivamente volte ad affermare dominanze o a far prevalere atteggiamenti che tendono ad escludere il confronto, la dialettica interna, il rispetto delle minoranze.
Se alle diatribe interne e agli eccessi di lotte per la gestione del potere si unisce la scarsa incisività con cui si “aggrediscono†i problemi reali, si comprende il distacco, che in molti altri casi sfocia anche in rancore o disgusto da parte dei cittadini nei confronti dei Partiti e delle Istituzioni e degli uomini che le rappresentano.
Non è un caso quindi che prendono sempre più consistenza i movimenti di piazza, anche quando le decisioni dovrebbero chiamare tutti al più alto senso di responsabilità e di solidarietà . A me in questo preciso momento viene in mente la grave situazione che attanaglia la Campania, per la quale ci dobbiamo rendere disponibili a dare un concreto sostegno.
Qualcuno giustamente potrebbe farci rilevare che anche noi oggi celebriamo, mi auguro non solo la elezione degli Organismi interni, ma la costituzione vera e propria del Partito e che questa circostanza può prima o poi farci ritrovare nelle stesse situazioni e cadere nelle contraddizioni, che vogliamo invece evitare.
Il dato certo oggi è che ciò che prima è stato concepito come Movimento, quindi come un Organismo politico in continua evoluzione, ora, come in tutte le altre parti d’Italia, si organizza come Partito, ben connotato con i propri valori, che devono essere la base solida e convincente per tutti gli Aderenti e per tutti quelli che intendono condividerne in futuro i contenuti, i modi e le forme di attuazione.
Noi non vogliamo essere un Partito omologato, che ripercorre schemi e atteggiamenti obsoleti, che potrebbero inevitabilmente degenerare.
Io, se mi accorderete la vostra fiducia per ricoprire il ruolo di Coordinatore Regionale, mi adopererò affinché ciò non avvenga, pur riconoscendo che l’operazione è ardua in quanto richiede il convincimento di tutti.
Dobbiamo fare della coerenza e dell’affermazione i valori cardini del Partito e l’arma convincente e vincente per invogliare altri a farne parte.
La condivisione dei principi fondanti del Partito devono essere per tutti la bussola.
Non ci sono e non vi possono essere steccati o rendite di posizione per chicche sia.
L’accettazione, il dialogo, la partecipazione, il riconoscere le ragioni degli altri, il consentire la libera e democratica espressione del pensiero altrui, sono e devono essere i pilastri per edificare un Partito, che pratica una libera, spontanea e condivisa appartenenza.
Dobbiamo costruire un Partito dalla democratica accettazione.
Tutti, al di là del proprio peso politico, devono sentirsi alla pari e al tempo stesso chiamati ad impegnarsi per le battaglie che si dovranno fare per affermare i principi e i valori del Partito.
Questo è il Partito che voglio costruire insieme a tutti voi, aiutatemi fattivamente a farlo.
Ma quali sono i valori che vogliamo portare avanti?
Che sono poi in definitiva i temi che il Presidente Di Pietro e stamani l’Onorevole Belisario ed altri hanno più volte ripreso.
Io non ne enuncerò molti, ma quelli che riprenderò sono in stretta connessione anche e soprattutto con le cose di cui ci occuperemo nel prossimo futuro e soprattutto con i temi anche a me più cari e più calzanti con la realtà socio-economico-politica di questa nostra regione, perché possano costituire ragionevoli e condivise priorità all’interno del centro sinistra lucano.
Io non sono, per mia natura, un catastrofista o di quelli che per partito preso vedono il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. Io sono per vedere le cose come stanno, ovviamente da quello che è il mio angolo di visuale.
Ritengo ragionevole pensare che in questo particolare momento e in questa regione non stiamo vivendo una stagione che possa definirsi eccellente. Sicuramente abbiamo vissuto, sotto ogni punto di vista, momenti migliori.
Ma veniamo ad alcune questioni prettamente localistiche.
Personalmente non mi stancherò mai di affermare che questa regione non ha ancora deciso cosa essere, su cosa puntare decisamente pur in uno scenario mondiale profondamente cambiato ed in perenne evoluzione.
Rispetto a questi mutamenti, ai diversi livelli, sembriamo incapaci a trovare risposte adeguate. Siamo agli occhi degli osservatori internazionali una nazione invecchiata, non solo anagraficamente, ma soprattutto nel non proporre nuovi e più confacenti modelli di sviluppo e di crescita economica e sociale.
Ovviamente la Regione Basilicata oggi non si sottrae a questa condizione oggettiva generale, in più ritengo che mancano alcune idee-guida forti, che siano condivise e capaci di trasferire entusiasmo e capacità elaborative sia nelle persone che negli apparati economici regionali.
Penso anche al progetto della Grande Lucania, che ancora non ha animato tutti i lucani, ma che costituirebbe una grande svolta ed opportunità per la Basilicata.
Occorre passare dalla politica del dire a quella del fare e io aggiungo del buon fare, ossia quella che produce effetti significativi, concreti ed attesi dalle popolazioni lucane e dai sistemi produttivi locali.
Si comprende bene che una delle prime questioni che pongo è quella del lavoro, non solo per quello che significa in termini più propriamente economici e di condizioni di vita delle persone, ma come vera e propria emergenza morale.
Primo.
Quando il lavoro significa sottoporre la vita dei lavoratori a rischi enormi fino a conseguenze gravissime o luttuose, così come in Italia ultimamente è avvenuto, non mi pare che ciò nobiliti coloro che invece dovrebbero in tutti i modi scongiurarne il verificarsi.
Oggi posso affermare, con un pizzico di soddisfazione, che la Regione Basilicata, seppure con qualche ritardo, si è dotata di una legge apposita grazie anche e soprattutto all’apporto fondamentale e sostanziale dell’Italia dei Valori.
La legge da sola non è però sufficiente, se non aumenta la sensibilità civile della parte datoriale e se non si intensificano i controlli soprattutto in quelle situazioni dove è più facile essere sottoposti a rischi di gravi danni.
Secondo
Il lavoro deve costituire il presupposto per creare le vere condizioni di libertà individuale.
Occorre però che la politica crei le condizioni di libere opportunità , in cui le molteplicità delle occasioni, create grazie al frutto di scelte politiche adeguate, la libera concorrenza e la competizione siano gli elementi cardini per dare risposte adeguate ad un sistema, che il più delle volte viene invece sovvertito, creando sul bisogno reale delle persone un consenso politico-elettorale falsato, drogato.
Il lavoro, che dovrebbe costituire la leva per l’affrancazione economica e sociale, e quindi l’elemento per la crescita individuale e collettiva, diviene una perenne soggezione morale e psicologica, tipica delle società chiuse e malavitose.
E, però, quando il lavoro non è l’affermazione delle capacità individuali e professionali, esaltate dalla libera concorrenza e partecipazione, allora i sistemi diventano “discutibili†sotto l’aspetto della legalità .
Si genera inevitabilmente una società contorta spesso per colpa diretta della politica, quando è la stessa che genera le disuguaglianze, o indiretta quando si mostra incapace di eliminare i fenomeni distorsivi.
Nessuno può e vuole nascondere che il sistema delle relazioni personali in una società sempre più complessa ed articolata costituisce un forte strumento a cui ognuno può ricorrere ed essere sollecitato, ma quando questo sovverte il sistema pubblico, che di per se dovrebbe funzionare e garantire le opportunità per tutti, e diviene il sistema predominante, allora le degenerazioni, accompagnate da un senso di impunità e tracotanza, prima o poi generano ribellione e denuncia politica.
Il ricorso alla Magistratura non è cosa che a me personalmente, né al partito nella sua totalità , appartiene.
Orbene se da un lato vi è una situazione poco edificante, dall’altro vi è un mondo giovanile, anche questo profondamente mutato, che è acculturato e che non sempre è propenso a scendere a compromessi con la propria coscienza, con la propria vita.
I giovani, di fronte alle difficoltà oggettive a reperire in loco posti di lavoro spingono altrove le proprie aspirazioni e le proprie ambizioni con atteggiamenti profondamente cambiati rispetto alle cicliche e ripetute emigrazioni, di cui il meridione è stato oggetto: i giovani, che vanno via, non pensano minimamente di rientrare, avendo ormai maturato di essere cittadini europei e del mondo. Essi non sbraitano più contro un cattivo ed inadeguato governo. Una volta fuori ed affermati sono loro stessi a richiamare i propri genitori.
Per chi rimane lo stato d’animo più diffuso è lo scoramento, la sfiducia nei confronti di tutti gli apparati dello Stato e della Pubblica Amministrazione, nonché nei confronti dei Partiti e dei Politici.
E della Magistratura?
Oggi appare uguale a tutti i sistemi, se non addirittura provoca più sfiducia di tanti altri apparati pubblici.
Io personalmente ho sempre visto il palazzo di giustizia come un simulacro, dove la giustizia è uguale per tutti, dove le ingiustizie trovano il giusto luogo per il loro risarcimento, dove il senso e la ricerca della verità guidano l’operato dei giudici.
Ho profondamente rivisto tali concetti.
Agli occhi dei più è un pezzo importantissimo dello Stato italiano in stato degenerativo, attraversato da lotte intestine, che non lasciano ben sperare.
Chi poi al suo interno pensa di fare il proprio dovere è massacrato, vilipeso, nel migliore dei casi trasferito, se non addirittura sottoposto a provvedimenti disciplinari.
Ormai è venuto meno ad ogni livello il senso dello Stato ed il rispetto delle Istituzioni.
In questa nostra realtà italiana e soprattutto nelle Istituzioni mancano efficaci anticorpi, quegli elementi democratici che dovrebbero servire invece, a prevenire e combattere quelle degenerazioni che gli apparati del potere per il potere ad ogni livello tendono a perpetuare per le ragioni dette.
Come si può ben comprendere io non sono un giustizialista o un forcaiolo a tutti i costi, ma mi rendo conto che questa nostra società potrà riavere fiducia nei suoi apparati innanzitutto se ognuno farà la propria parte.
Se incominciamo ad inculcare nei giovani, a cominciare dalla scuola e dalle famiglie che il senso della legalità va praticato nella quotidianità , nel modo di vivere, di concepire lo stare insieme e di costruire una società civile che provi ad eliminare le disuguaglianze.
Se la stampa, sia essa carta stampata che radiotelevisiva, facesse bene il proprio mestiere, se essa affermasse sempre e comunque la propria autonomia, non affidata al bisogno personale di qualche giornalista che sbandiera autonomamente la propria indipendenza dal sistema dei Partiti o dai così detti poteri forti, salvo poi prestarsi ad analisi fantasiose, molte volte suggerite per seminare “discordiaâ€, molte volte precoincidenti ad importanti avvenimenti politici, molte volte a screditare con troppa facilità personalità politiche e ad esaltarne altre con altrettanta facilità , ma affidandosi piuttosto al riconoscimento unanime dell’oggettività , dell’analisi politica e perché no, della giusta critica e dall’analisi approfondita delle questioni, allora quest’altro pezzo importante di una società definibile civile potrà contribuire a ricostruire quella fiducia nei cittadini, che oggi è ridotta ai minimi termini.
Io non vado oltre sul tema del ruolo della informazione in questa regione perché ritengo che la complessità e l’importanza dell’argomento richiedano ben altre e più approfondite e competenti riflessioni, ma sarà un tema che affronteremo nei prossimi mesi perché è mio profondo convincimento che lo sviluppo culturale, sociale ed economico di una regione non può prescindere dalla qualità della informazione e della comunicazione in essa esistente.
Ma andiamo oltre.
Che dire quando un “povero†cittadino impatta con la burocrazia della pubblica amministrazione, a qualsiasi livello essa sia.
Egli è disarmato, totalmente indifeso, è rassegnato.
Per le ingiustizie non ricorre più neanche alla Magistratura; forse, quando trattasi di fatti amministrativi regionali, ricorre al Difensore Civico per quelle che sono le sue scarse e poco incisive azioni.
Più che occuparsi del grande guazzabuglio della sua nomina forse oggi sarebbe stato il caso di rivedere e rendere più incisivi i suoi compiti.
Mi spingo nel dire che l’istituto del Difensore Civico sarebbe dovuto diventare un valido strumento di controllo interno regionale per prevenire situazioni, oggi presenti in alcuni dipartimenti, al limite del collasso della funzionalità , e per dare maggiori certezze ai cittadini.
Proveremo in futuro come Partito a rivedere la legge regionale in tal senso.
Il rapporto non idilliaco cittadino-burocrazia mi consente di introdurre altri temi cari alla politica dell’Italia dei Valori: quella dell’efficienza e trasparenza degli apparati burocratici amministrativi e quello della rivisitazione degli Enti ed Organismi di emanazione regionale con conseguente e, da più parti invocata, riduzione dei costi della politica.
La prima delle questioni attiene ad una mancanza da oltre un decennio di una politica che ha riguardato il personale regionale. Troppi anni sono trascorsi senza che l’apparato burocratico potesse trovare nuovi stimoli promozionali sia di carriera sia economici. Troppo spesso si è ricorso ad espedienti per baipassare le norme e per creare corsie preferenziali per alcuni, con buona pace di tutti.
L’Azienda Regione ha dismesso un patrimonio professionale in questi anni, invidiato ed apprezzato da altre regioni, dai Ministeri e dai Servizi Comunitari, senza averli adeguatamente rimpiazzati, potendoli scegliere sulla base di una acclarata e comprovata professionalità per affrontare quest’ultimo sessennio di fondi comunitari in modo adeguato, con efficienza, celerità e risultati certi e tangibili.
Occorre procedere celermente a celebrare i concorsi.
In questa direzione il Gruppo Consiliare dell’Italia dei Valori, con i Consiglieri De Franchi e Carelli, ai quali va il mio ringraziamento per il lavoro sin qua svolto egregiamente per la notevole e qualificata mole di proposte di legge presentate per disegnare in questa regione un nuovo assetto, una nuova governance da darle, aveva presentato una serie di emendamenti alla Finanziaria Regionale, che spero, ma vigileremo in merito, dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) trovare accoglimento in una nuova ipotesi di riassetto del personale.
La seconda questione è che bisogna per l’appunto procedere celermente al riassetto degli Enti regionali, sub regionali e degli Organismi di emanazione regionale.
Io qui voglio dirlo senza ombra di dubbio: noi siamo un Partito riformatore, non per seguire una moda del momento o per assecondare le grida della piazza, ma perché siamo intimamente convinti che le mutate condizioni politiche, sociali e più ancora economiche devono produrre significativi cambiamenti nel sistema di governo regionale.
Se l’Unione Europea cambia e si amplia, se il Governo Nazionale avverte l’esigenza di grandi mutamenti, nonostante il disordine e la confusione politica e mentale dilagante, la Regione Basilicata non può rimanere al palo e assumere un atteggiamento temporeggiatore, che non solo non si giustifica più, ma che è nocivo alla vita stessa dell’Ente e al suo funzionamento.
Dello Statuto neanche a parlarne.
Del sistema elettorale regionale neppure uno straccio di ipotesi.
La rivisitazione degli Enti e di quelli sub regionali qualche annuncio, degli Organismi regionali e delle ASL qualche provvedimento proposto, mai discussi e spesso affidati a mani “sapienti†perché non se ne facesse nulla.
Qui però voglio aprire una questione che da parte mia, e non solo, si è posto.
La scarsa, per non dire totale assenza di concertazione tra i partiti della maggioranza, che ha provocato non pochi sfilacciamenti, ma anche posizioni divergenti su diversi delicati aspetti politici.
Io vedo, pur con tutte le difficoltà , che quando a livello nazionale si incominciano a creare crepe e difficoltà politiche la maggioranza si riunisce, discute, attenua gli animi, mette in campo la diplomazia, si trovano i modi giusti per procedere.
Qui neanche quando c’è un cataclisma come pare esservi in Basilicata la politica, i Partiti sembrano in grado di darsi un modo per procedere e per come affrontare un tema sicuramente tutto nuovo ed inaspettato per la felice, incantata e stordita Basilicata, ma ormai ripetutamente al centro di questioni che hanno assunto dimensioni extra regionali e sulle quali l’intero centro sinistra lucano rischia di soccombere.
Noi siamo organicamente e convintamene all’interno del centro sinistra sia a livello nazionale che agli altri livelli governativi, non avendo solo una funzione di mera comparsa, ma potendo svolgere, con la dignità che un Partito deve avere, il proprio ruolo e potendo compartecipare alle decisioni, non di subirle, sapendo di poter dare un contributo serio sulle questioni che maggiormente devono caratterizzare l’azione politico amministrativa della regione in questi due ultimi anni di fine legislatura.
Qui è bene che io dica alcune cose che sono fondamentali, che sono state e che saranno oggetto di proposte ed anche dell’azione politica complessiva dell’Italia dei Valori.
Innanzitutto le ASL vanno riviste e non perché oggi nel mirino della Magistratura, ma per una profonda esigenza di ripensare ai servizi sanitari da doversi erogare ai cittadini e per eliminare i tanti, i troppi centri di spesa, che amplificano i costi gestionali.
Finalmente la Giunta Regionale nella Finanziaria attesta a se stessa la costruzione di unprovvedimento per realizzare l’unico centro di spesa, pur essendo stata depositata una proposta di legge, guarda caso presentata dal Gruppo Consiliare dell’Italia dei Valori già da un anno, per la costituzione dell’Ageacquisti Regionale.
Le ASL vanno ridotte, ma riteniamo che vadano ridisegnate rendendole più confacenti ai bisogni dei territori, date le oggettive difficoltà di collegamento nella provincia di Potenza.
E occorre procedere speditamente.
Come occorre procedere speditamente per rivedere le agenzie regionali quali l’ALSIA e l’APT, i Consorzi di Bonifica e i Consorzi Industriali.
Non si possono fare le riforme con i Commissari, occorre capire cosa fare, quali missioni affidare loro, come strutturarli per realizzare economie ed efficienza dei servizi.
Anche su questi temi faremo, come Partito, pervenire osservazioni e contributi costruttivi.
Ma veniamo un momento alle Comunità Montane.
Il nostro convincimento si sostanzia su quello che oggi è il loro ruolo e sono le loro funzioni.
Il giudizio di Italia dei Valori è pressoché negativo, perché oltre a perpetuare e far sopravvivere posizioni politiche parassitarie, oggi le CC. MM. non hanno compiti e funzioni tali da giustificarne più l’esistenza. Già prima che la Finanziaria nazionale prevedesse un loro consistente ridimensionamento Italia dei Valori di Basilicata ha presentato una proposta di Legge regionale tesa a sopprimerle.
Non siamo,però, folli e comprendiamo bene che bisogna nel contempo offrire alle aree interne e montane di questa regione una governance diversa, in grado di dare risposte che le CC. MM in tutti questi anni non hanno saputo o potuto offrire.
L’unica funzione, infatti, ancora attestata ad esse è la gestione delle foreste pubbliche regionali.
Questa funzione nella proposta di legge verrebbe affidata alla costituenda Azienda Regionale delle Foreste, potendo dare unicità e razionalità ad un settore che annualmente, per i gravi fenomeni degli incendi, diviene sempre più problematico da gestire perché affidato a quattordici CC. MM., a due Province e ai Consorzi di Bonifica.
Ma il vero problema è come intervenire concretamente nei territori montani, sempre più abbandonati, sempre più isolati, sempre più privi di prospettiva di sviluppo.
Le Comunità Montane hanno fallito.
Non le si può mantenere in vita perché inutili centri di spesa, costituiti da una pletora di amministratori, che servono soltanto a mantenere in vita una ragnatela funzionale solo a sé stessi ed ai Partiti che rappresentano.
Il compito di pensare più concretamente allo sviluppo della montagna e delle aree svantaggiate, ma più che sviluppo si dovrebbe parlare di sopravvivenza delle stesse per lo stato in cui versano, verrebbe affidato ai Distretti Rurali di Montagna, concepiti quali Organismi pubblico-privati non retribuiti, ma capaci di mettere a frutto una prassi ormai consolidata e propugnata a livello comunitario e nazionale per creare realmente le condizioni di permanenza per i giovani in queste aree e forse per avviare, con una proposta che sarà a breve prodotta dal Gruppo Consiliare di Italia dei Valori, iniziative imprenditoriali e occupazionali.
Si prevedono cinque Distretti a fronte di quattordici Comunità Montane.
Mi sono forse soffermato più del dovuto su questi aspetti per offrire a voi tutti l’idea di quello che si è fatto e si vuol fare concretamente per questa regione da parte dell’IDV, cercando di coniugare l’intento di razionalizzare la struttura pubblica con l’esigenza generale e non più procrastinabile di ridurre la spesa pubblica.
Stiamo in sostanza proponendo meno apparati e più efficienza, devo dire già da un bel po’ di tempo ma senza immediati risultati, anche se oggi molti altri partiti ed esponenti politici si stanno affrettando a spingere sul tema delle riforme.
Questo sono le cose che Italia dei Valori vuol fare dentro la coalizione del centro sinistra lucano, volendo per questo privilegiare i rapporti con quelle formazioni politiche non arroccate su posizioni di retroguardia, ma aperte alla modernità ed ai nuovi contesti e scenari politici basati non su fatui e vuoti slogan, ma su reali e fattibili progetti.
Le prossime competizioni amministrative saranno per noi un banco di prova per affrontarle privilegiando progetti e uomini capaci di rappresentare e garantire nella loro totalità le coalizioni.
Io voglio qui concludere questo mio intervento con un’ultima riflessione politica, che è tutta in linea e rispettosa della posizione politica nazionale del Partito.
Noi siamo per il bipolarismo e siamo convintamene ancorati al centro sinistra sia a livello nazionale che a livello regionale, purché lo stare insieme sia il frutto di una collegialità da ritrovare e da praticare realmente e sia il frutto di una condivisione politica di obiettivi e di progetti, senza atteggiamenti di prevaricazione e di autoreferenzialità da parte di nessuno.
Da parte nostra ce la metteremo tutta per essere coerenti con le cose dette, ma sarà soprattutto il vostro sostegno, il vostro pungolo, la vostra critica, le vostre giuste osservazioni, il vostro impegno fattivo che dovranno costituire per me e per il Partito, ossia per quanti come me ne hanno la responsabilità gestionale, ricordo solo alcuni Tonino Giordano, Cosimo Pompeo, Antonio Vitucci, Prospero De Franchi e tanti altri, la bussola per andare avanti e per costruire nuove e proficue azioni politiche.
E per questo vi voglio ringraziare, fin da ora, per il contributo e il sostegno che sono sicuro non mi farete mai mancare.
Grazie, di vero cuore.
Grazie a tutti.
Aldo Michele Radice
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