Che siano causa o pretesto i duri giudizi del senatore lucano dell’IDV Felice Belisario sulla gestione della crisi industriale da parte della Regione sono stato l’atto politico immediatamente precedente alle dimissioni di Folino. E così dal capogruppo del PD, Erminio Restarono, è partita la richiesta di far uscire l’IDV dalla giunta e il tema, ora, si ripropone in vista del nuovo esecutivo. Un problema con cui il segretario lucano del partito di Di Pietro, Aldo Michele Radice, deve ora fare i conti.
Segretario, ma i propositi di mettere l’IDV fuori dalla maggioranza avranno un seguito?
<<Io non posso rispondere a questa domanda. Quella di Restaino è stata una posizione a caldo, secondo me nemmeno tanto riflettuta. Noi siamo in attesa che si avvii un ragionamento nella maggioranza, bisogna capire cosa pensa il presidente.>>
Ma al di là del pensiero del Presidente la questione ora si è fatta estremamente complicata…
<<E’ una questione complicatissima. Torno ribadire che il problema vero non è il comunicato del sen. Belisario, tanto che a leggere la lettera di Folino lui va ben oltre le cose dette da Belisario. Aggiunge mancanza di progettualità e collegialità, dando un giudizio lucido. Ma i comunicati, quello di Folino come quello di Belisario, evidenziano i fenomeni, ma non sono i fenomeni stessi.>>
Ma gli alleati vi rimproverano un fatto: stare in giunta ma parlare come dall’opposizione…
<<Non abbiamo mai detto che entrando in giunta avremmo fatto il gioco del silenzio. E poi saremmo stati destabilizzanti rispetto a che? La riflessione politica può essere destabilizzante? Ognuno dovrebbe vedere i problemi in casa sua prima di guardare quelli degli altri.>>
Di quali problemi parla?
<<Rifondazione ha una posizione interna diversa dal gruppo. I Socialisti, a parte la definizione del gruppo di ieri, fino a qualche settimana fa erano in una situazione difficile tra loro. Al centro è un marasma:devono collocarsi, devono giustificarsi politicamente. Queste forze non hanno una responsabilità politica come l’IDV a livello nazionale. Noi siamo di sprone, di critica. Anche Di Pietro lo era da ministro, ma non è stato lui la causa della caduta del governo Prodi.>>
Ma la causa è venuta dal PD.
<<E sono proprio i temi interni al PD che, trascinati, si ripercuotono sull’alleanza e sul governo regionale.>>
A quali temi interni fa riferimento?
<<Al fatto che nel PD ognuno è impegnato a pensare i propri percorsi per il futuro.>>
Una critica dura su tutti….
<<Il problema, che noi abbiamo sempre avvertito, è la mancanza di una regia, un luogo dove si dibattono, si affrontano i problemi. Se restano non possiamo far finta di niente. Possiamo restare anche fuori dalla giunta, ma i problemi restano.>>
Ma se salta l’intesa alla Regione salta a tutti i livelli?
<<Io faccio un altro ragionamento. Se questa coalizione non ha il quadro chiaro di come andare avanti ci deve essere un tavolo in cui i partiti del centrosinistra si riuniscono e decidono quali programmi devono fare.>>
E in assenza di un’intesa?
<<Se non troviamo intesa su programmi, sulle cose da fare, anche sugli assetti, non mi scandalizzo, non possiamo andare avanti con un centrosinistra così confuso. A livello nazionale si fa sintesi, il centrodestra si presenta con 2 o 3 liste, noi ne dovremmo presentare 20, più una serie che si sono sganciate. Questo comporta che se vinciamo poi non è detto che riusciamo a gestire la pubblica amministrazione.>>
In questo caso?
<<In questo caso riuniremo gli organi del partito e decideremo. Ma se c’è confusione nella coalizione preferiamo restare con la nostra confusione e non mischiarci a quella degli altri.>>