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| È la Spagna il grande malato dell’Europa. La crisi ha messo in ginocchio il paese iberico che negli ultimi 12 mesi ha perso un milione e mezzo di posti di lavoro. È questo il dato più sorprendente tra quelli registrati dall’Eurostat sulla disoccupazione a febbraio nei paesi Ue. La tendenza era già emersa chiaramente negli ultimi tempi, ma in un solo mese, considerati gli aggiustamenti stagionali, il tasso di disoccupazione spagnolo è passato dal 14,8% al 15,5%, mentre in un anno è aumentato di ben 6,2 punti, confermandosi il più alto d’Europa. E le aspettative sono pessimistiche: la Banca centrale del Paese iberico prevede che la disoccupazione tocchi il 17% entro la fine dell’anno. Nel 2010, inoltre, la situazione dell’economia dovrebbe ulteriormente precipitare: i senza lavoro saranno il 19,4%.Anche in Irlanda si è verificato un aumento importante della disoccupazione che è passata dal 4,8% di febbraio 2008 al 10% di febbraio 2009. Negli anni scorsi Spagna e Irlanda sono state considerate un esempio virtuoso di crescita, al punto che parevano avviate ad un futuro ben più prospero di quello italiano. Eppure la recente crisi ha avuto conseguenze ben più drammatiche per questi due paesi che per l’Italia.
La Spagna era cresciuta molto in virtù della bolla immobiliare che ha portato ad accrescere a dismisura i valori patrimoniali. L’Irlanda, invece, ha potuto beneficiare di contributi europei al di fuori della norma, che hanno prodotto anch’essi una forzatura verso l’alto del PIL. La crisi in corso ha dimostrato, tra l’altro, che crescite abnormi legate a situazioni particolari, e comunque non collegate ai fondamentali economici, rendono effimeri i guadagni di posizione, poiché questi ultimi sono basati in gran parte su incrementi meramente contabili. Anche Standard & Poor’s ha preso atto della situazione irlandese declassando il rating del Paese da AAA ad AA+. Già altre due agenzie di rating, Moody’s e Fitch, avevano abbassato da stabile a negativo il giudizio sulla capacità di rimborsare i prestiti da parte del Paese. Nell’area euro la disoccupazione è aumentata in un mese di due decimi di punto, mentre in un anno è passata dal 7,2% di febbraio 2008 all’8,5% di febbraio 2009. Più bassa la disoccupazione dell’intera Unione europea, che è aumentata di due decimi in un mese ed è passata dal 6,8 di febbraio 2008 al 7,9% di febbraio 2009. I valori assoluti sono però ben più crudi delle percentuali e certamente emblematici della crisi in corso: nell’area euro i disoccupati in un mese sono aumentati di 319mila unità (478mila nell’Unione europea), mentre in un anno sono aumentati di 2 milioni 125mila (3 milioni 19mila nell’UE). I disoccupati sono complessivamente 13 milioni 486mila nell’area euro (+2,4% rispetto a gennaio, +18,7% rispetto a febbraio 2008) e 19 milioni 156mila nell’Unione europea (+2,6% rispetto a gennaio, +18,7% rispetto a febbraio 2008). I dati dell’Italia non sono aggiornati, perché fermi all’ultima rilevazione relativa al IV trimestre 2008: il nostro Paese è uno dei pochi dell’Unione a presentare questo ritardo assieme a Regno Unito, Romania e Grecia; non è ancora quindi possibile verificare l’impatto sulla disoccupazione del mancato rinnovo dei contratti di collaborazione che sono scaduti a fine anno. A dicembre il tasso di disoccupazione era del 6,9%, inferiore quindi a quello di molti grandi paesi europei nostri competitors: la Francia aveva a dicembre una disoccupazione dell’8,3% (cresciuta all’8,6% a febbraio), la Germania del 7,2% (7,4% a febbraio), per non parlare della Spagna che già a dicembre registrava una disoccupazione del 14,3% (15,5% a febbraio). Solo il Regno Unito, tra i grandi paesi, presenta una disoccupazione inferiore a quella italiana (6,4% a dicembre). Invidiabile è la tenuta dell’Olanda che si conferma il paese europeo con la disoccupazione più bassa, ferma da agosto al 2,7% (settimo mese consecutivo). Interessante è anche il confronto sulla disoccupazione giovanile (sotto i 25 anni). In questo ambito la posizione dell’Italia è assai meno virtuosa: solo la Spagna (29,6%) e la Svezia (22,5%) registravano un tasso di disoccupazione giovanile a dicembre più elevato dell’Italia (22,4%). La crisi sembra essersi abbattuta sui giovani europei con particolare veemenza: considerati gli aggiustamenti stagionali, in soli due mesi (da dicembre a febbraio) la disoccupazione giovanile è aumentata di 2,4 punti in Irlanda (dal 18,8% al 21,2%), di 2,2 punti in Spagna (dal 29,6% al 31,8%), di 2 punti in Belgio (dal 17,4% al 19,4%). Nell’area euro la disoccupazione giovanile è aumentata in un anno di 2,8 punti, passando dal 14,5% di febbraio 2008 al 17,3% di febbraio 2009 (era al 16,9% a gennaio). Nell’Unione europea a 27 l’incremento tendenziale è stato del medesimo livello, passando dal 14,7% di febbraio 2008 al 17,5% di febbraio 2009 (era al 17% a gennaio). (da Eurostat aprile 2009) |
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