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    Buon Natale

                                                            Buon Natale a tutti

    agrifoglio

    agrifoglio

    Intervista a Radice

    Proseguiamo l’inventario delle opinioni dei Segretari Regionali dei partiti in Basilicata che,ovviamente, desideriamo intervistare a destra e a manca ed invitiamo a dare la disponibilità ed un recapito telefonico utile per i contatti.

    Questa settimana è il turno di Aldo Michele Radice Segretario Regionale di Italia dei Valori,partito nell’occhio del ciclone a livello nazionale per le polemiche con il Centro Destra e il Presidente Berlusconi.

     

    D. Le polemiche contro il suo partito non si contano e,naturalmente, non si contano le risposte del suo Pres. Naz. Di Pietro ma a noi pare importante acquisire l’opinione sua sulla questione del clima politico e anche sul dopo i fatti di Milano che hanno visto coinvolto il Premier Berlusconi.

    R. In Basilicata siamo tutti più moderati e l’accaduto a Berlusconi  mi ha colpito e richiamato alla memoria, anche, il periodo buio del passato durante il quale si assisteva, con eccessiva frequenza, a gravi episodi di aggressioni violente e/o di contestazioni violente dell’avversario politico di turno.  Dal mio punto di vista ci vuole più moderazione da parte di tutti diversamente , si rischia il riaccendersi degli animi e il paese non è di questo che ha bisogno.  E’ chiaro,però, che le riflessioni che porta avanti il Presidente Di Pietro vanno approfondite svincolando i ragionamenti dall’episodio  contingente e dal fatto perché il clima lo costruiscono tutti con le loro dichiarazioni e i loro atteggiamenti e,comunque, secondo me  tutti dovremmo adeguarci agli inviti del Presidente Napolitano quale massima rappresentanza del paese e di tutti gli italiani di destra di centro e di sinistra.   Bisogna, come sollecita il Presidente Napolitano, abbassare,seriamente, i toni per evitare il riaccendersi di un clima di scontro nel paese ed entrambi gli schieramenti dovrebbero ricondurre le proprie polemiche a contrapposizioni politiche incentrate sui problemi delle persone, delle imprese,insomma sui problemi delle difficoltà quotidiane delle persone.  Il paese,secondo me, ha bisogno di una politica che sia tesa ad affrontare e risolvere questioni generali invece di avvitarsi su questioni e problemi di una o poche persone.

     

    D.  Parlando della Basilicata,nell’approssimarsi delle elezioni Regionali, è d’obbligo la domanda intorno a quale sarà l’aggregato che affronterà le elezioni e,dunque, secondo Lei l’alleanza con la quale partire può essere quella presentatasi alle ultime elezioni provinciali o vede altri scenari?

    R. E’ evidente che il punto di partenza può e deve essere quell’alleanza costruita per le provinciali anche perché a livello regionale la maggioranza di origine ha subito troppe modifiche ed ha visto troppe divisioni più fondate su ragioni personali che politiche e per questo non si da un’immagine chiara.  E però anche il tema di un eventuale allargamento della maggioranza è da valutare all’interno di un percorso che porti alla condivisione di un programma di governo credibile e realizzabile perché vi sono delle situazioni, anche abbastanza recenti,di partiti che si formano sulla spinta di alcune persone ( tipo le liste del presidente) che danno più l’immagine di coalizione costruite per vincere.  L’eccessiva  frammentazione, a mio avvivo, non aiuta la governabilità che invece è necessaria alla Basilicata ed aiuta il potere dei singoli anche contro i partiti.

     

    D.                Lei teme un’eccessiva frammentazione dell’alleanza?

    R.                Il tema della frammentazione è una delle questioni da dibattere,partendo dalle alleanze provinciali, però non vorrei avallare liste del presidente perché ritengo necessaria una semplificazione del quadro politico che consenta una migliore governabilità.  Anche il tema dell’UDC e dell’alleanza con questo partito è da inquadrare all’interno di un programma condiviso di governo piuttosto che in una logica di schieramenti perché è evidente che fare un’alleanza per vincere le elezioni ha senso se poi quest’alleanza è in grado di governare e bene i problemi e le questioni serie che riguardano la Basilicata.

     

    D.                Nel concreto par di capire che il suo partito sia molto attento a definire un progetto politico condiviso sul quale fare alleanze per governare.

    R.                Ritengo si debba uscire dalla logica degli slogan del tipo Orizzonti Lucani  perché gli slogan invecchiano presto ed a volte non raggiungono l’obiettivo mentre, invece, è necessario pensare progettare e proporre le cose possibili e realizzabili per soddisfare i bisogni e le esigenze della Basilicata e della sua gente.  Senza un programmazione organica intersettoriale calata sulle esigenze dei territori e soprattutto sulle esigenze delle aree interne è impossibile immaginare un futuro per la Basilicata.  E’ necessario mantenere attivi i territori interni per evitare lo spopolamento di quei territori ed evitare l’accentramento su poche aree urbane della popolazione.  L’accentramento delle popolazioni su poche aree urbane è di per se un altro problema quasi insolubile perché da una parte si abbandona a se stesso il patrimonio esistente nei piccoli centri con l’ovvia conseguenza che si sperpera il patrimonio esistente e dall’altra si crea artificiosamente l’esigenza di interventi urbanistici sempre più consistenti nelle aree urbane e,dunque, si crea anche l’esigenza di nuove infrastrutture e il problema di reperire ulteriori risorse per farle.

     

    D.                Lei ritiene,dunque, che lo sviluppo debba necessariamente riguardare più o meno tutti i centri della Basilicata e che non sia perseguibile uno sviluppo incentrato su poche aree urbane rese forti.

    R.                Lo sviluppo non è solo un fatto economico ma è una questione che riguarda, in vario modo, tutta  la popolazione che insiste su un territorio e non si può immaginare di sviluppare uno o più pezzi tralasciando tutto il resto  perché non sarebbe utile e non risolverebbe alcun problema creandone,addirittura, altri molto più grandi da affrontare.  Bisogna ci si convinca che mettere le aree interne in condizione di continuare ad essere vivibili è una necessità per tutta la Basilicata diversamente diventa impossibile pensare ed attuare  uno sviluppo incentrato sulle potenzialità ambientali perdendo uno dei punti di forza a disposizione.  Insomma anche il turismo può essere un volano ma perché lo sia è necessario che l’ambiente – patrimonio ancora quasi intatto – sia messo a valore in un tutt’uno insieme alle altre risorse disponibili dal petrolio, all’acqua all’agricoltura di qualità.  È impensabile che si possa immaginare un turismo ambientale se nel frattempo si depaupera il contesto.

     

    D.                A questo punto s’impone la domanda e la questione infrastrutture.

    R.        Certamente sì è ovvio ed evidente che la Basilicata ha una gravissima carenza infrastrutturale che invece di venire affrontata e risolta viene aggravandosi.   Le ferrovie sono quelle che sono e non aiutano in alcun modo la regione e,dunque, questo,di per se,è un problema gigantesco perché ci si può spostare solo su gomma con i costi che tutti conosciamo. Poi si aggiunga che anche l’eventuale potenziamento delle ferrovie locali è ancora più un’idea che un fatto.  Autostrade non ve ne sono e non ve ne saranno perché la popolazione è numericamente poco appetibile per chi dovrebbe fare gli investimenti necessari ed allora l’unica soluzione praticabile è quella di ottenere dal Governo Nazionale le risorse necessarie a potenziare l’esistente e renderlo più fruibile. In pratica il Governo deve darci le risorse necessarie per fare la Lauria Potenza Candela come deve darci le risorse necessarie a potenziare la Potenza Melfi Foggia e tenere efficiente la Potenza Salerno.  Dobbiamo preoccuparci tutti, la classe politica Lucana di ogni schieramento, di ottenere le risorse necessarie ad affrontare questi problemi che non sono di una parte politica e dell’altra no. Le necessità di collegamento da quelle materiali – vie etc. - a quelle immateriali sono la base necessaria per poter progettare un’ipotesi di sviluppo che serve a tutti i Lucani che siano di destra, di centro o di sinistra.   Non si può immaginare che una impresa venga ad investire qui se non trova, strade, acquedotti, fognature, luce, telefono come struttura minima.  Ed a questo aggiungo che  noi dobbiamo preoccuparci di far crescere una classe imprenditoriale lucana e di farla diventare più competitiva proprio mettendo a disposizione infrastrutture e risorse senza di che si farebbero solo chiacchiere.

    (Controsenso del 19/12/2009)

             Mario Petrone

    Atto intollerabile

                 Si può non condividere il pensiero e l’azione politica di Silvio Berlusconi, ma mai gioire di aggressioni che squalificano la politica e la civiltà di un popolo. Il cinismo e la barbarie non possono caratterizzare questo inizio secolo. Occorre ritrovare umanità, tolleranza e senso civico, che sembrano smarrite nell’inseguimento del nulla.

    RADICE(IDV): una deriva pericolosa

    Ormai il berlusconismo ha fatto scuola e la tentazione, neanche mal celata, che chi occupa posti di potere può fare e disfare tutto, può stabilire chi deve far politica e chi no, quando e come farla e quando non devono permettersi minimamente di farla, altrimenti si minacciano ritorsioni.

    C’è evidentemente una deriva ed un modo così personale di interpretare la politica che francamente lascia interdetti e che deve necessariamente trovare soluzioni perché non ci sia la degenerazione proprio in quella parte politica che dovrebbe invece avversare azioni autoritarie e lesive dell’esercizio democratico della libertà di opinione e di espressione politica.

    In un contesto vecchio e nuovo di rappresentanza politica in questa regione l’anomalia diviene però Radice, che si permette, a detta di qualcuno, di far politica, dovendo poi su attacchi personali addirittura tacere.

    Io faccio politica nella qualità di dirigente regionale da sempre, senza che ciò fosse considerata lesa maestà. Se fosse vero allora non si capirebbe perché questo ruolo lo abbiano potuto esercitare e tuttora lo esercitino dirigenti e funzionari regionali quali Tonio Boccia, Gabriele Di Mauro, Rocco Colangelo, Tanino Fierro, Vincenzo Folino, Erminio Restaino, Roberto Falotico, Prospero De Franchi, Donato Greco, Vito Santarsiero, lo stesso Vito De Filippo e non so quanti altri ancora.

    Né si può essere considerati diversamente da qualcuno solo quando si è utili per dar loro  asilo politico o addirittura per essere convinti sostenitori nel richiedere di farli ricoprire ruoli di grande prestigio regionale, quale assessore. Eppure sono sempre la stessa persona e con lo stesso ruolo professionale.

    Certo che i temi diventano politici e la demarcazione tra le funzioni diventano impercettibili quando i messaggi che la gente percepisce sulle azioni messe in essere sono quelli della ritorsione, o della minaccia di ritorsione, da parte della politica. Se poi questo lo si fa così, secondo messaggio, contro una persona nota politicamente come Radice e in maniera immotivata e ripetuta, allora tutto diviene possibile e il fare il proprio dovere può essere addirittura oggetto di rivalsa, se non incanalato in una filiera politica o di tipo personale. Si mette in campo quindi un’azione di natura politica e psicologica che è molto più pericolosa dello stesso mobbing. Si veda poi la contemporaneità e l’atteggiamento nei confronti del Consigliere Comunale Roberto Galante, che la semplice e sicuramente non unica scelta di approdare ad altra formazione politica (IDV) mette in campo azioni amministrative a dir poco sconcertanti.

    Tutte queste cose per un partito come l’IDV e per tutte le persone libere e ben pensanti non possono e non debbono essere assolutamente sottaciute, altrimenti i regimi sono già a portata di mano.

     

    Solidarietà espressa a RADICE

    solidarietà- a - radice

    Tentata epurazione di Radice dal suo incarico

    radice attaccato per il proprio lavoro

    RADICE(IDV): Epurazione politica

                Mi corre l’obbligo rispetto all’articolo odierno pubblicato su “Il Quotidiano della Basilicata” precisare alcune questioni onde fugare dubbi interpretativi sulla norma che disciplina la dirigenza della pubblica amministrazione o su richiami alla legalità inopportuni e quanto mai sospetti e ben lontani da azioni che richiedono il rispetto sacrale dei ruoli ricoperti.

                In una assise dove si legifera la conoscenza delle norme è fondamentale per evitare inutili problemi alle persone, ma soprattutto all’Istituzione.

                E’ vero che per passare dalla Giunta al Consiglio Regionale il sottoscritto ha dovuto attivare la procedura del comando, ma una volta acconsentita tutto viene disciplinato dalla norma contrattuale dei dirigenti delle pubbliche amministrazioni (D.Lgs 30/3/2001, n.165), che definisce, attraverso un contratto individuale di tipo privatistico, la durata (3 o 5 anni), il trattamento economico e quant’altro in esso contenuto per le eventuali motivazioni di revoca.

                Sono le stesse condizioni che a parte invertite, io Presidente del Consiglio ho applicato a De Franchi, allorquando non più Direttore Generale del Dipartimento della Agricoltura venne, su mio accoglimento, a dirigere un Ufficio del Consiglio Regionale, senza che rinnovasse, come era giusto che fosse, annualmente la sua richiesta di comando perché il tutto rientrava nella disciplina contrattuale.

                Procedere con tanta e contraddittoria semplicità alla revoca del comando, così come si voleva fare a mia totale insaputa, significava procedere alla revoca contrattuale.

                E’ ovvio, e non per gentile concessione del Presidente De Franchi, che la revoca non avrebbe provocato il mio licenziamento, cosa per altro tentata mesi addietro dallo stesso De Franchi, ma più semplicemente avrebbe prodotto una palese violazione contrattuale con grave danno e pregiudizio per l’amministrazione regionale, in quanto nessuna delle condizioni richiamate nel contratto è stata violata o non rispettata dal sottoscritto.

                Forse si poteva procedere, e non per incompatibilità ambientale, solo in via consensuale, così come prevede la legge nazionale, e non a mia, ripeto, totale insaputa. 

                Se la motivazione mossa da alcuni membri dell’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale era legata alle questioni delle indagini di cui sono oggetto, posso solo ribadire che ognuno risponde delle proprie azioni senza per questo e per comodità scaricarle su altri.

                Ma al di là di tutto questo l’occasione mi fa però profondamente riflettere ed interrogare, ossia se la gestione istituzionale avviene con tanta faciloneria da rasentare l’arroganza quanta invece responsabilità politica abbiamo nel contribuire a creare questo stato di cose e quanta poca credibilità possiamo suscitare nella gente rispetto alla gestione, non dico corretta, ma credibile della cosa pubblica quando siamo pronti a gridare giustamente a licenziamenti di dirigenti e di operai nelle aziende e a tacere a conferimenti di incarichi dirigenziali (sotto il naso, a tempo limitatissimo e per pensionati), che sono inopportuni ed offensivi verso i tantissimi che in questa Regione hanno dato e danno l’anima  o verso i tantissimi disoccupati intellettuali?

                C’è molta responsabilità ed io per la parte che rappresento politicamente l’avverto tutta e me ne faccio carico.

     

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