Ormai il berlusconismo ha fatto scuola e la tentazione, neanche mal celata, che chi occupa posti di potere può fare e disfare tutto, può stabilire chi deve far politica e chi no, quando e come farla e quando non devono permettersi minimamente di farla, altrimenti si minacciano ritorsioni.
C’è evidentemente una deriva ed un modo così personale di interpretare la politica che francamente lascia interdetti e che deve necessariamente trovare soluzioni perché non ci sia la degenerazione proprio in quella parte politica che dovrebbe invece avversare azioni autoritarie e lesive dell’esercizio democratico della libertà di opinione e di espressione politica.
In un contesto vecchio e nuovo di rappresentanza politica in questa regione l’anomalia diviene però Radice, che si permette, a detta di qualcuno, di far politica, dovendo poi su attacchi personali addirittura tacere.
Io faccio politica nella qualità di dirigente regionale da sempre, senza che ciò fosse considerata lesa maestà. Se fosse vero allora non si capirebbe perché questo ruolo lo abbiano potuto esercitare e tuttora lo esercitino dirigenti e funzionari regionali quali Tonio Boccia, Gabriele Di Mauro, Rocco Colangelo, Tanino Fierro, Vincenzo Folino, Erminio Restaino, Roberto Falotico, Prospero De Franchi, Donato Greco, Vito Santarsiero, lo stesso Vito De Filippo e non so quanti altri ancora.
Né si può essere considerati diversamente da qualcuno solo quando si è utili per dar loro asilo politico o addirittura per essere convinti sostenitori nel richiedere di farli ricoprire ruoli di grande prestigio regionale, quale assessore. Eppure sono sempre la stessa persona e con lo stesso ruolo professionale.
Certo che i temi diventano politici e la demarcazione tra le funzioni diventano impercettibili quando i messaggi che la gente percepisce sulle azioni messe in essere sono quelli della ritorsione, o della minaccia di ritorsione, da parte della politica. Se poi questo lo si fa così, secondo messaggio, contro una persona nota politicamente come Radice e in maniera immotivata e ripetuta, allora tutto diviene possibile e il fare il proprio dovere può essere addirittura oggetto di rivalsa, se non incanalato in una filiera politica o di tipo personale. Si mette in campo quindi un’azione di natura politica e psicologica che è molto più pericolosa dello stesso mobbing. Si veda poi la contemporaneità e l’atteggiamento nei confronti del Consigliere Comunale Roberto Galante, che la semplice e sicuramente non unica scelta di approdare ad altra formazione politica (IDV) mette in campo azioni amministrative a dir poco sconcertanti.
Tutte queste cose per un partito come l’IDV e per tutte le persone libere e ben pensanti non possono e non debbono essere assolutamente sottaciute, altrimenti i regimi sono già a portata di mano.
Loading ...


1
commento