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    Il senatore Felice Belisario sotto attacco

    MicroMega svela gli “inciuci” dipietristi
    «Basta con i faccendieri in Idv». La rivista di Flores D’Arcais dipinge scenari e lotte intestine nel partito dipietrista. In Basilicata polemiche anche da parte del segretario Michele Radice
      26/09/2009

    di SALVATORE SANTORO (Il Quotidiano della Basilicata)

    POTENZA - MicroMega attacca Belisario e Di Pietro: «Basta faccendieri nel Pd». La Stampa di Torino riportando un inchiesta della rivista diretta da Flores Darcais, MicroMega (in edicola in questi giorni) disegna la mappa delle anime presenti nell’Italia dei valori cercando di svelare i punti deboli del partito di Antonio Di Pietro. Quella di MIcromega è un’inchiesta che non fa sconti ai dipietristi. Già dal titolo: «C’è del marcio in Danimarca. L’Italia dei valori regione epr regione».
    Il giornalista della Stampa, Jacopo Iacoboni, ieri a pagina 19 del quotidiano nazionale La Stampa ha sintetizzato l’inchiesta di 50 pagine della rivista di Filosofia e politica di Paolo Flores D’Arcais mettendo in evidenza la tesi di fondo che «esistono due anime di Idv, quella ideal - movimentista da una lato e quella inciucista e politicante dall’altra». Tesi per cui a livello locale lo scontro di queste due anime «crea spesso situazioni di stallo che si risolvono a favore della seconda».
    Nella schiera degli “inciucisti†Micromega mette a primo livello Nello Formisani e il capogruppo al Senato, il lucano Felice Belisario.
    Dall’altro lato, nell’anima definita “Alta†ci sono Sonia Alfano e Gianni Vattimo.
    Insomma quello che viene dipinto è un partito che vive di sfide fratricide e di lotte “all’ultimo sangueâ€.
    Il particolare è che mentre ieri sulla Stampa usciva questo articolo che dipingeva scenari da inciuci e spaccature, sul “nostro†Quotidiano è stata pubblicata un’intervista al segretario regionale dell’Italia dei valori di Basilicata, Michele Radice che attaccava a sua volta il senatore Felice Belisario, reo secondo lo stesso Radice di aver tentato di «defenestrarlo dal partito».
    Non deve essere in ogni caso un buon momento per il partito di Di Pietro che tra minacciati commissariamenti e polemiche si avvia a un congresso che si prospetta pieno di veleni.
    Rimanendo all’intervista di Radice, si comprende che in Basilicata l’Idv non è semplicemente divisa in due anime, la “movimentista†e la “inciucista†ma c’è anche una terza forza che è quella che spinge il partito verso una strutturazione più omogenea ai partiti tradizionali: fatta di tesserati, di sezioni e di voti congressuali senza regie nazionali».

    Il segretario regionale di Italia dei valori tira le somme sulla gestione del partito. Sul capogruppo al Senato: «Ha tentato di defenestrarmi».
      25/09/2009
    di SALVATORE SANTORO (Il Quotidiano della Basilicata)

    POTENZA - Il segretario regionale dell’Idv Michele Radice, dopo la pausa estiva torna a parlare. Prima ci sono state scintille tra lui e il capogruppo al Senato Felice Belisario sulla conduzione del partito. Ci sono stati anche dispetti: Belisario ha organizzato un incontro del partito senza invitare Radice. Il segretario chiese a Di Pietro l’espulsione di Belisario. Oggi?
    E’ Radice stesso che parla partendo dalle analisi.
    «Nel giro di 3 o 4 anni, da quando ci sono io questo partito è cresciuto. E’ un fenomeno che ha interessato tutto il Paese assestandosi all’8 per cento. In Basilicata ancora meglio e siamo arrivati oltre il 12 per cento. C’è un appeal che sicuramente parte dal nazionale ma sicuramente c’è stata una buona azione dell’Idv di Basilicata. Siamo un partito che è arrivato a questi risultati pur non essendo all’inizio strutturato in tutti i comuni e in tutti i territori. Adesso i riferimenti ci stanno e siamo nelle condizioni di fare liste molto competitive».
    Dovrebbe essere tutto rose e fiori quindi. Ma non è così?
    «No. Perchè quando le cose vanno bene i tanti che sono stati a guardare fanno pressioni per salire sul carro dei vincitori. Qualcuno può pensare forse che uno come me che ha svolto tre campagne elettorali in pochissimo tempo sia stanco. Ma non è così. Però c’è chi non ha lavorato molto che chiede spazio a chi invece ha faticato molto. Non sta bene».
    Insomma dopo i successi lei e il senatore Felice Belisario siete entrati in rotta di collisione?
    «Abbiamo evidentemente visioni completamente diverse su come si deve gestire il partito. Io sono per un partito che deve essere aperto ma anche oculato perchè in passato abbiamo avuto esperienze che ci hanno segnato: ci sono stati politici che sono transitati nell’Idv solo per loro vantaggi. Per me l’Idv di Basilicata deve essere un partito che non è che deve chiedere le analisi del Dna ma un minimo di oculatezza ci vuole per tentare di bloccare quelli che chiedono di entrare nel nostro partito solo per giocare sulle preferenze penalizzando chi invece continua a fare in questo partito il manovale e forse avrebbe diritto anche di assumere ruoli istituzionali importanti e di responsabilità».
    Non si può però lasciare tutto com’era considerando che il partito è cresciuto…
    «E’ vero. Io infatti ho chiesto di riorganizzare il partito. Avevo proposto di rifare i coordinamenti provinciali e anche quello regionale a ottobre. Il direttivo nazionale ha però deciso di rinviare il tutto a dopo il congresso nazionale che si terrà il 6 e 7 febbraio 2010».
    Rimane tutto com’è quindi nonostante i problemi. Non sarà un male per i prossimi appuntamenti elettorali?
    «Io dico solo no alle furbate. Non ci possono essere furbate da chi ha messo in moto meccanismi per defenestrare il sottoscritto. Io faccio parte della Prima Repubblica e ricordo che queste cose si possono fare quando i partiti non sono ben gestiti e quindi non arrivano i buoni risultati elettorali».
    Felice Belisario avrebbe quindi tentato di defenestrarlo e non ci è riuscito?
    «No perchè queste cose si possono fare con argomentazioni politiche. Ma ci ha provato».
    E perchè?
    «Probabilmente bisognerebbe avere un quadro complessivo anche dei rapporti che lui ha a Roma oggi. I rapporti che ha con Antonio Di Pietro. Bisogna anche capire che tipo di strategia politica aveva in mente. Io posso solo dire che qualsiasi strategia non era concordata con il sottoscritto. Io posso solo dire che il nostro deve essere un partito condiviso e democratico e quindi le strategie non si possono fare in altri posti che non siano le sedi delegate del partito. E poi c’è un principio che non bisogna mai dimenticare secondo me: gli uomini vanno sempre rispettati per l’impegno che profondono e hanno profuso. Non parlo solo di me ma di tutti coloro che ci hanno messo impegno e tempo».
    Situazioni che si trascinano da mesi. Ma a lei non sono piaciute alcune candidature o i metodi applicati?
    «Per quanto riguarda le candidature, non conoscendo uomini e fatti non mi sono mai azzardato anche per il rispetto che porto alle persone di porre veti su chiunque. Mi sono fidato del giudizio di chi ha traghettato questi candidati nelle nostre liste. Forse sulla città di Potenza e sulla Provincia di Matera un lavoro più incisivo nella scelta degli uomini andava sicuramente fatto. Non c’è dubbio che con personalità di spicco si potevano ottenere migliori risultati soprattutto nella città di Potenza. Tutto sommato le liste delle ultime amministrative non mi hanno fatto gridare allo scandalo».
    Intanto è indubbio che nell’Idv ci sono tante anime alcune anche distanti tra loro. Come si riesce compattare il partito?
    «Io ho sempre ritenuto che il congresso nazionale dell’Idv dovesse essere a ridosso del congresso del Pd. Perchè a seconda di come finirà la sfida tra Franceschini e Bersani ci saranno sviluppi anche sulle alleanze».
    In che senso?
    «Con Bersani ci sarà una disposizione forte a chiudere l’accordo con l’Udc e l’Idv rischierà maggiormente di rimanere isolata. E poi secondo me si deve comprendere a livello nazionale questo partito non lo si può tenere più come una pentola a pressione. Il congresso dovrebbe servire a far emergere il dibattito interno invece di soffocarlo. Se non si affrontano in maniera anche aspra quelle che sono le differenze non si riuscirà ancora a capire questo partito come si deve comportare e con quale elettorato si deve affrontare. Oggi è troppo variegato e si va dall’estrema destra all’estrema sinistra e quindi sui temi importanti rischiamo di dividerci al nostro stesso interno».
    Intanto le regionali sono alle porte, con tanti big dipietristi che guardano con interesse a una candidatura per via Anzio. Cosa accade?
    «Ci sono molte chiacchiere perchè non abbiamo ancora messo mano a ipotizzare le candidature. Per me sarà fondamentale creare una lista competitiva per raggiungere un ottimo risultato. Quello che è necessario è delimitare bene il confine del centrosinistra e lo si doveva fare anche dal nuovo ufficio di presidenza del consiglio regionale».
    Restaino però in consiglio ha anticipato che il centrosinistra ha scelto di riconfermare De Franchi e Nardiello più l’ingresso di Rocco Vita. E’ sbagliato?
    «Non entro nel merito dei nomi ma dico solo che a pochi mesi dalle elezioni bisognerebbe scegliere chi rappresenta realmente i partiti».
    Non va bene De Franchi?
    «Non è una questione De Franchi sì o De Franchi no. Dico solo che se è del Pd dovrebbe dirlo subito e non aspettare il giorno dopo essere stato eletto presidente del consiglio».
    Per quanto riguarda il prossimo candidato governatore del centrosinistra. In ballo c’è anche De Filippo. Lei cosa ne pensa?
    «Credo che dovrebbe essere fatta una valutazione serena per candidare il miglior candidato possibile. Non solo per le classi dirigenti ma anche per l’elettorato che poi è quello che conta. Su De Filippo io ricordo solo che lui stesso ha dichiarato di non volersi più ricandidare».

    FESTA IDV A VASTO

    Agosto 29, 2009
    6:00 pma9:00 pm

          Il 29 agosto p.v. alle ore 18 presentazione a San Fele in Piazza Gaudiosi del libro di Nino D’Agostino

    “La Basilicata tra tradizione e modello federale”

     

    san_fele_invito

    RADICE (IDV): Le provocazioni agostane della LEGA

                Il clima agostano sembra distrarre tutti tra vacanze al mare, ai monti, in campagna e sagre paesane di ogni genere, che ravvivano in questi pochi giorni all’anno le nostre comunità lucane.

               

    La politica, quasi tutta, è andata in vacanza, mentre altri ne approfittano per rilanciare temi, che, guarda caso, privilegiano il Nord a discapito del Sud.

               

    Ora è la volta delle gabbie salariali da legarsi al tenore di vita dei rispettivi territori.

               

    La Lega del Nord non va in vacanza o se ci va non perde occasione per proporre iniziative tutte in favore del Settentrione e penalizzanti per il Mezzogiorno d’Italia, che viene sempre additato come palla al piede, come luogo di spreco di risorse pubbliche e di malaffare, incapace quindi di costruire il proprio futuro, ed addirittura retribuito meglio rispetto al costo della vita locale.

               

    E’ ciò vale per tutti, operai e dipendenti della pubblica amministrazione.

     

    Ciò che davvero sorprende rispetto a queste banalità e falsità sono la totale assenza del centro sinistra ad argomentare efficacemente una impostazione, che porterebbe ancor più a divaricare Nord e Sud e a spingere ulteriormente le forze migliori del Meridione ad emigrare, e a proporre soluzioni alternative valide, non penalizzanti e non discriminanti, che riportino alla ribalta nazionale la questione meridionale a scenari sicuramente mutati, ma potendo per ciò e nell’ambito della ripresa dell’economia nazionale incardinarlo quale volano di ripresa e di rilancio dello sviluppo.

               

    In tutto questo c’è da registrare anche il silenzio assordante dei nostri parlamentari.

     

    Forse per udirli dobbiamo attenderci che anche per loro venga proposta la riduzione dell’indennità parlamentare.

     

     In quarant’anni ho visto molte agitazioni di studenti: alla Cattolica, a Trento, a Roma e posso dire che spesso quelli più accaniti nel protestare, quelli che attaccano con più durezza le istituzioni e il potere, in seguito hanno fatto carriera e raggiunto elevate posizioni sociali ed economiche. Non sto però parlando dei leader carismatici.

    Questi possono creare un partito, ma non fanno carriera in altre istituzioni, non si insediano in cariche formali. Pensiamo a due leader del movimento studentesco del 1968: Mauro Rostagno e Mario Capanna. Uno è stato ucciso dalla mafia, l’altro è rimasto un intellettuale. I leader carismatici hanno una visione, credono nella possibilità di un mondo diverso. Anche quando sono adorati non si considerano superiori agli altri. Se li avvicini senti di aver incontrato un uomo che ti ascolta, che ti capisce.

    Che hai davanti uno come te, solo con una fede più grande, una visione più ampia, un cuore più generoso. Gli agitatori di cui parliamo, anche se molto attivi, invece non hanno una visione, un sogno. Si lasciano trascinare da quello degli altri, gli danno voce, lo utilizzano per affermare se stessi. Attaccano il potere, denunciano l’autoritarismo, invocano la libertà e dure punizioni per i malvagi, ma nel profondo aspirano solo a rimpiazzare — convinti certo di fare meglio di loro—gli uomini che vogliono abbattere. In seguito, quando il movimento sarà finito e sulla sua spinta sorgeranno partiti, giornali e imprese, si identificheranno con queste nuove forze, si daranno da fare e faranno carriera al loro interno.

    E se lo spirito dei tempi cambierà ancora sapranno identificarsi con esso un’altra volta. Agiscono cioè come un imprenditore che, volta per volta, interpreta i nuovi bisogni del consumatore e ha successo. Ma per distinguere questi due tipi umani non c’e bisogno di vedere cosa faranno nel resto della vita. Puoi distinguerli gia all’inizio. I puri agitatori, i puri demagoghi non hanno la ricchezza umana dei capi e non ne hanno l’umiltà. Anche se parlano della libertà e della giustizia in nome del popolo e degli oppressi, senti che loro si considerano diversi, superiori ai seguaci .

    Fin dall’inizio sono «in carriera», si muovono per occupare posizioni sempre più elevate. Il vero capo carismatico invece è a un tempo superiore a tutti eppure uguale al più piccolo. Egli non fa carriera: è immediatamente il capo assoluto oppure non è nulla. Come Garibaldi, ora dittatore onnipotente, ora contadino a Caprera.

    Francesco Alberoni
    20 luglio 2009
    - Corriere della Sera

     

     

     

     

     

     

     

     RAPPORTO SVIMEZ 2009

    SULL’ECONOMIA DEL MEZZOGIORNO

     

    INTRODUZIONE E SINTESI

     

    Indice

    1. Il Mezzogiorno prima, dentro e oltre la crisi p. 5

    2. Necessità di una riforma interna della politica per il Sud p. 1 0

    2.1. La spesa pubblica p. 1 1

    2.2. La politica di coesione p. 1 3

    2.3. Le politiche per il Sud nella crisi p. 1 6

    3. Perché serve una politica industriale per il Sud p. 1 9

    3.1. La difficile integrazione dell’industria del Sud p. 19

    3.2. Le ragioni di una politica regionale p. 2 2

    4. Le reti per lo sviluppo e lo sviluppo delle reti p. 25

    4.1. Il completamento del sistema dei trasporti p. 2 5

    4.2. Completare le reti formative e di transizione tra scuola e lavoro per fermare la fuga dei cervelli p. 28

    4.3. Credito e reti bancarie p. 3 0

    5. Le riforme della Pubblica Amministrazione e del Welfare: una priorità per la crescita del Sud p. 34

    5.1. Una Pubblica Amministrazione al servizio dello sviluppo p. 34

    5.2. Un Welfare più equo tra le generazioni e i territori p. 3 7

     

    Introduzione e sintesi

    1. IL MEZZOGIORNO PRIMA, DENTRO E OLTRE LA CRISI

    La stesura del Rapporto di quest’anno interviene in una fase in cui la crisi internazionale si sta ripercuotendo sull’economia nazionale con una forza anche maggiore di quella che solo pochi mesi era stata prevista. Il calo degli ordini, della produzione industriale, degli investimenti e dell’occupazione configurano una recessione pesante con impatti significativi che tenderanno a trasferirsi dal sistema economico al tessuto sociale nazionale.

    E’ in tale quadro che va collocata l’analisi del presente Rapporto che ha cercato di mettere in evidenza il processo incompiuto di trasformazione dell’economia meridionale in questi ultimi anni; processo sul quale continuano ad incidere debolezze strutturali che affondano le radici nel passato e, al tempo stesso, alcuni importanti elementi di mutamento dell’economia e della società meridionali.

    L’attuale mix di crisi economica e delegittimazione politica che il Sud sta attraversando pone ad alto rischio la possibilità di completare la transizione verso una economia più competitiva e allo stesso tempo indebolisce qualsiasi prospettiva di ripresa del sistema nazionale.

    Occorre invece essere consapevoli che un progetto nazionale per la crescita del Mezzogiorno e per la valorizzazione delle sue potenzialità dipenderà in larga parte dal sostegno che una rinnovata azione pubblica (europea, nazionale e delle Regioni) saprà fornire al sistema delle imprese e alle

    famiglie, sia attraverso le politiche anticongiunturali sia attraverso politiche strutturali di crescita e coesione nel campo delle infrastrutture, dell’innovazione e ricerca e per lo sviluppo dell’industria.

    A tal fine il Rapporto identifica alcune linee di intervento che possono servire ad accompagnare i processi di modernizzazione in atto: lo sviluppo delle reti infrastrutturali, tecnologiche, formative e bancarie; una politica industriale specifica per il Sud; il rafforzamento della qualità del territorio intesa come gestione dell’ambiente e delle risorse naturali, vivibilità delle aree urbane, contrasto alla criminalità; l’avvio delle grandi riforme strutturali, della Pubblica Amministrazione e del Welfare in primo luogo, utili per tutto il Paese e indispensabili per riavviare la crescita del Mezzogiorno.

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