Poteva sembrare pretestuoso il mio addio dall’IDV, ma quanto sta accadendo in questi ultimi giorni a livello nazionale e a livello regionale mi hanno non solo confortato, ma addirittura dato ragione.
L’abbandono di Radice per qualcuno può essere ben poca cosa, non lo è la fuoriuscita di Pino Arlacchi prima e di Enzo Iovine dopo. Sono abbandoni senza alcun dubbio politicamente pesanti.
Di Pietro se non lo conosci puoi anche apprezzarlo, una volta visto da vicino lo devi evitare per le sue contraddizioni e falsità. Ciò che mi meraviglia è come mai personalità come Leoluca Orlando, Luigi Ligotti, Vattimo, Cambusano, De Magistris ed altri sopportino questo modo di fare e di concepire la politica e la gestione del partito da parte di Di Pietro.
Un uomo profondamente fascista nei modi e nella concezione della politica, ma oggi simbolo prestato alla sinistra più estrema ed intransigente.
Lo stesso avviene in Basilicata dove qualche “bravo” decide chi deve partecipare e chi no alle manifestazioni del Partito. Storia già vissuta ed da molti già accettata.
Si può creticare quanto si vuole Berlusconi, ma lo si copia e addirittura si va oltre sino alla degenerazione. Si è in questi anni costruita l’idea dei partiti padrone, del pensiero unico, del capo indiscusso anche quando si compiono atti indecendi o su cui si sorvola o si tace con troppa disinvoltura.
E’ vero ci sono cricche e cricche e faccendieri e faccendieri.
Si è voluto costruire partiti lideristi, dove la dialettica interna è un fastidio e pertanto da azzerare, dove la democrazia rappresentativa è condizionata da un centralismo becero e in molti casi dannoso, dove il voto popolare è manipolato dagli intrighi romani o potentini.
Questo avviene quando la democrazia è fragile e poggia su uomini non espressi dalla gente e quando i partiti o presunti tali sono una cricca dagli interessi più svariati.
Questo è ciò che ho sempre contrastato e che continuerò a contrastare, proponendo nei prossimi giorni un contenitore politico culturale esattamente all’opposto dell’attuale concezione e pratica politica, che si chiamerà “VERI VALORI“.
Aldo Michele RADICE
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