ECCO LA VERA STORIA DI ALESSANDRA SARTORIO, L’ASSESSORE AL BILANCIO E AL PERSONALE DELLA PROVINCIA DI TORINO IN QUOTA IDV, FATTA FUORI SENZA CHE IL PARTITO MUOVESSE UN DITO PER DIFENDERLA.
LA PRESTIGIOSA PROFESSONISTA E’ STATA LICENZIATA DAL PRESIDENTE SAITTA (PD) E GIUDICATA “INDIFENDIBILE” DAI DIPIETRISTI LOCALI. HA PAGATO IL RIFIUTO DI NOMINARE I CONSULENTI CHE IL PARTITO LE IMPONEVA E DI RIVELARE LE DOMANDE DI UN CONCORSO DELL’ENTE. ACCUSE GRAVISSIME.
Ex docente universitaria del Politecnico e apprezzata esperta di marketing strategico, è stata abbandonata dal partito ed emarginata nella giunta per aver pestato i piedi ad un’importante dirigente legata al presidente. Contro di lei sono state costruite false accuse di assenteismo, poi smentite da Saitta, e si è scavato anche sulla sua vita sentimentale in cerca di possibile scandali, ma inutilmente. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la sua opposizione all’esclusione dei dipendenti dell’ente dalla preselezione per accedere ai concorsi per dirigente.

Questa è la storia di Alessandra Sartorio, l’assessore al Bilancio e Personale della provincia di Torino giubilata il 31 agosto dal presidente Antonio Saitta nel fragoroso silenzio dell’Idv che l’aveva fatta nominare e sostituita con un ragazzo di 31 anni. Normalmente un partito al quale fanno fuori un assessore reagisce facendo fuoco e fiamme e l’Idv con ben cinque consiglieri provinciali se avesse voluto davvero difendere la Sartorio avrebbe potuto far cadere la giunta. Invece niente, silenzio di tomba. La Sartorio, laurea in politica economica e finanziaria con Sergio Ricossa (che la considerava la sua migliore allieva) è la figlia di Franco, l’inventore negli anni 60 del primo robot italiano e poi fondatore di industrie high tech, tra le quali “Prime Industrie s.p.a”, con 300 dipendenti e quotata in borsa. La bella 44enne sabauda è stata convinta a tentare l’esperienza nella pubblica amministrazione da un parlamentare Idv di Torino la cui segretaria era stata assistente della stessa Sartorio e le cui capacità magnificava continuamente. Una decisione presa in un battibaleno e con molto entusiasmo e che in fondo ha meravigliato la stessa economista che mai avrebbe immaginato che un giorno si sarebbe cimentata con un incarico che aveva a che fare con la politica, una sfera lontana dai suoi interessi. Mal gliene incolse. La risposta che avrebbe dovuto dare alla proposta del dipietrista torinese era un classico: “no grazie, sono già ricca di famiglia”. Nel suo caso ci stava tutta e se l’avesse data si sarebbe risparmiata quella che è la più deludente esperienza professionale della sua vita, finora ricca di soddisfazioni. “Ad un anno dalla nomina”, ha dichiarato Saitta annunciando il licenziamento, “malgrado indubbie capacità professionali, la Sartorio non ha, comunque, manifestata spiccata attitudine ad interpretare ed attuare il programma di mandato in piena sintonia con l’indirizzo politico impartito dal presidente”. Parole molto chiare che fanno capire che la Sartorio è stata sostituita perchè ha pestato i piedi a qualcuno e perchè non era una “yes woman”. Ma a chi ha pestato i piedi e con chi era incompatibile questa brillante economista che per fare l’assessore a Torino è tornata da Londra e ha lasciato consulenze che le fruttavano centinaia di migliaia di euro l’anno per poi mettere le stesse competenze altrove strapagate a disposizione di un ente pubblico per 3000 euro al mese netti? E in che senso non è stata in sintonia con il presidente? Intanto la Sartorio ha fatto imbestialire l’Idv. Cominciando col non prendere la tessera, non frequentando le riunioni del gruppo consiliare, ma soprattutto rifiutandosi di nominare i consulenti indicati dal partito. La Sartorio in pratica ha detto no alla più diffusa prassi delle segreterie politiche, quella di saziare a spese della collettività gli appetiti dei “clientes” che affollano le loro segreterie. L’assessore che veniva da Londra niente, neanche un consulente. Uno scandalo. Un amministratore pubblico che maneggia con parsimonia  e rispetto i soldi pubblici era davvero una vergogna. C’è poi un altro diniego che ha fatto andare su tutte le furie i dipietristi locali: quello opposto alla loro richiesta di rivelare le domande dei concorsi pubblici che quest’anno - dopo molti anni di latenza - l’assessorato ha finalmente svolto. Anche per questi motivi la valente economista, specializzata in marketing strategico e politica aziendale, la docente universitaria a contratto al Politecnico con un curriculum da fare spavento, è stata immediatamente abbandonata dal suo partito. E quando comincia a dover discutere le sue scelte con il presidente Saitta capisce che è completamente sola.  D’altra parte lo sappiamo. L’Idv prima coglie i fiori di serra della società civile, li invoglia a scendere in politica vantando i suoi presunti quarti di nobiltà valoriale, li annusa e poi immancabilmente li getta nella spazzatura. A certi aromi preferisce senz’altro l’olezzo nauseante della politica tradizionale, quella infradiciata da clientele, familismi e lotte al coltello per le poltrone, quella delle trattative sottobanco, dei “do ut des” tra partiti alleati di governo. Salvo poi andare a recitare la parte del partito emarginato dal “palazzo” nei salotti televisivi e nei comizi. La Sartorio di questo andazzo non ne voleva sapere. E’ una professionista, forse ingenua, forse poco malleabile magari un pò superba, ma certo animata da buoni propositi. Voleva far funzionare la macchina della provincia, che per lei era soprattutto un’azienda di 2000 persone. In questo senso attuava subito una sorta di rivoluzione nel modo di comporre il bilancio. Normalmente i bilanci degli enti pubblici vengono redatti in base ai centri di spesa. Secondo la Sartorio non era il modo migliore per controllare realmente come vengono erogati i soldi. Meglio fare un bilancio tenendo conto dei progetti, esattamente come avviene in un’azienda. Una rivoluzione che comportava il cambio di oltre 15.000 codici di bilancio. E il bilancio redatto secondo il nuovo metodo introdotto dalla Sartorio veniva approvato in un battibaleno. Alla provincia di Torino non accadeva da 10 anni. Ma il Presidente misteriosamente decideva di non dare nessuna pubblicità all’innovazione apportata dalla Sartorio e prendeva a ostacolare tutte le sue iniziative. Meno una: appena arrivata l’assessore si accorgeva che la Provincia di Torino aveva liquidi in cassa per circa 100 milioni di euro e insieme debiti verso i fornitori per oltre 60. Il patto di stabilità bloccava i pagamenti. Una situazione che è subito sembrata all’assessore insostenibile perchè metteva in gravi difficoltà molti imprenditori. La Sartorio allora studiava un sistema che prevedeva il ricorso al credito attraverso il metodo del “pro soluto”: la Provincia, che era creditore nei confronti di enti terzi, quali la Regione Piemonte, avrebbe potuto farsi direttamente garante presso le banche delle cifre da anticipare ai fornitori che  attendevano da tempo -con buon diritto - di essere pagati. Un modo per superare le strettoie del patto di stabilità e dare respiro a tante aziende, liberando il loro “castelletto” creditizio perchè potessero investirlo in nuovi  progetti di sviluppo. La Sartorio che aveva lavorato da mesi a questa soluzione con gli istituti bancari, continuava tuttavia ad incontrare gli ostacoli che le venivano posti dalla ragioneria generale,  finchè un bel giorno, a poche settimane dalle elezioni regionali del marzo 2010, Saitta annunciava a sorpresa la novità alla stampa attribuendosene il merito, senza neanche citare il lavoro dell’assessore al Bilancio. E l’Idv protestava? Macchè. Per i dipietristi, che per molto meno mettono a ferro e fuoco le coalizioni di cui fanno parte, andava tutto bene. Niente di strano visto che i giovani consiglieri provinciali pendono dalla bocca del presidente e stanno attenti a tenerselo buono.

Questo però era l’unico caso di una sua iniziativa andata in porto. Per il resto tutte le sue proposte sono state bocciate dal presidente. Meno una. Appena arrivata la Sartorio si accorgeva che la provincia aveva in cassa 100 milioni di euro liquidi e che contemporaneamente aveva debiti verso i fornitori per 60 milioni. Il patto di stabilità bloccava i pagamenti. Una situazione che è subito sembrata all’assessore al bilancio insostenibile perchè metteva in difficoltà tantissimi imprenditori. Allora l’assessore al bilancio proponeva di adottare il sistema del “pro soluto”, ovvero la Provincia, che è creditore nei confronti della Regione Piemonte, si fa garante presso le banche delle cifre anticipate al fornitore. Un modo per superare le strettoie del patto di stabilità e dare respiro a tante aziende. La Sartorio lavorava per mesi a questa soluzione, stringeva intese con le banche ma di colpo un bel giorno veniva a sapere che il presidente Saitta, a poche settimane dalle elezioni regionali del marzo 2010, annunciava la novità alla stampa attribuendosene il merito e senza neanche citare il lavoro dell’assessore al bilancio, esclusa persino dalla conferenza stampa. E l’Idv protestava? Macchè. Per i dipietristi, che per molto meno  mettono a ferro e fuoco le coalizioni di cui fanno parte, andava tutto bene. I giovani consiglieri provinciali pendono infatti dalla bocca del presidente e stanno attenti a tenerselo buono. Piuttosto al partito si preoccupavano di altro, di prendere informazioni sulla vita sentimentale della Sartorio, una donna piacente ma single, magari nella speranza di trovare qualche storia imbarazzante. Una ricerca però senza esito. A questo punto è d’obbligo una domanda. Perchè è stato riservato questo genere di trattamento all’assessore al bilancio, che doveva essere un fiore all’occhiello della giunta di centrosinistra? 

A prendere subito in profonda antipatia la Sartorio è stata una collaboratrice del presidente, la sua capo di gabinetto, una “zarina” molto influente che Saitta, un ex Dc e poi Ppi, conosce da quando, consigliere regionale della Margherita, aveva come segretaria del suo partito. In provincia a Torino tutti i funzionari che abbiamo ascoltato, rigorosamente anonimi e letteralmente terrorizzati dalla potentissima donna, concordano su un fatto: è stata lei a rendere impossibile la vita alla Sartorio. E Saitta ovviamente non ha fatto nulla per impedirlo. Anzi. Se il presidente ha subito tenuto per sè le deleghe all’Organizzazione dell’Ente, la “zarina” è stata nominata responsabile del personale non correlato a tematiche ingegneristiche e di protezione civile della Provincia, inserita all’interno di una “troika” di dirigenti sempre vicini al presidente che esautorava la Sartorio che, pur possedendo la delega al personale, si sentiva cortesemente dire che l’unica sua competenza era quella di redigere le buste paga. Un assessore dimezzato. E l’Idv? Silenzio. La capo di gabinetto veniva altresì nominata dirigente alle relazioni internazionali, silurando il responsabile e senza neanche avvertire la Sartorio che, guarda caso, aveva la delega anche alle relazioni internazionali. Inoltre la Sartorio, esclusa dalla comunicazione di date e orari delle varie riunioni, veniva pregata di non partecipare agli incontri con i sindacati per poi essere accusata di non essersi presentata. Sul suo conto venivano messe in circolazione autentiche calunnie come quella sul presunto assenteismo e sul fondo spese di rappresentanza che la Sartorio avrebbe richiesto, accuse poi smentite dallo stesso Saitta. Ad esempio, il suo sostituto, il neo assessore al bilancio Marco Antonio D’Acri, dell’Idv, ha confermato a chi scrive l’accusa alla Sartorio di non aver partecipato ad una riunione del consiglio provinciale nel quale si discuteva di una variazione di bilancio. Una delibera che era del tutto irrilevante e che in verità era stata illustrata in giunta poche ore prima del consiglio dalla stessa Sartorio, peraltro in preda a fortissimi dolori alla schiena, tanto che lo stesso Saitta la dispensava dal partecipare alla successiva riunione del consiglio. Dunque un’assenza prevista e giustificata. Ma definitiva che cosa avevano da temere dalla Sartorio la nomenklatura della provincia, e la “zarina” di Palazzo Cisterna? Probabilmente che l’assessore diventasse un’ascoltata consulente del presidente e, visto il suo curriculum in fatto di comunicazioni, potesse oscurare il ruolo della capo di gabinetto, la quale, guarda caso, è una dirigente “pro tempore” proprio del settore comunicazione. Ma forse il pericolo era anche un altro. La Sartorio aveva manifestato da tempo la sua contrarietà a che i dipendenti interni fossero ammessi al concorso per diventare dirigenti a tempo indeterminato senza sottoporsi ad una preselezione. Il 3 agosto scorso, allora, in una riunione di giunta, senza avvertire la Sartorio, è stata approvata una delibera che evita questa fastidiosa scocciatura ai dipendenti della provincia. La Sartorio se fosse stata presente si sarebbe opposta, ma in ogni caso nessuno l’ha avvertita. Indovinate chi deve partecipare al prossimo concorso interno per dirigenti che si terrà entro questo mese? Avete indovinato. E vogliamo scommettere che il concorso per diventare dirigente della comunicazione questa persona lo vincerà, e si beccherà uno stipendio da 240.000 euro l’anno che nemmeno i consiglieri di Obama possono vantare? Intanto dall’Idv il coordinatore regionale Andrea Buquicchio precisa: “non è vero che non abbiamo difeso la Sartorio, l’abbiamo difesa a spada tratta ma poi ci siamo accorti che era indifendibile”. Indifendibile? E perchè? “E’ un discorso che dovremmo approfondire”. Quando si dice il partito della “trasparenza”…