On. Di Pietro,

l’ultima sporcata nei miei confronti, consumata l’altro ieri con la mia defenestrazione all’Alsia, mi consente finalmente di prendere le distanze da questo partito, da lei e da questi metodi trogloditi.

Bastava chiedermelo, non mi avrebbe sicuramente sconvolto la vita, visto che ho deciso di pensionarmi entro la fine dell’anno e che per legge non mi era più consentito proseguire.

La lettura che io ne do è il prezzo che dovevo pagare per non essere un suo yes men, ma un uomo libero che ha detto sempre quello che pensava, criticando molto i suoi metodi sbrigativi ed alcune fondamentali scelte politiche.

  1. La gestione di un partito costruito a suo uso e consumo con i suoi fedelissimi che sul territorio la scimmiottano. Si chieda se su questa o su tante altre vicende politiche regionali il Garante On. Messina ha mai convocato il partito, per quello che mi risulta neanche il gruppo consiliare.

  2. La puntuale e sistematica epurazione territoriale di chi non la pensa come voi.

  3. Scelte nazionali quali quella del federalismo fiscale che distruggerà il Mezzogiorno d’Italia.

  4. L’annunciare la necessità di cambiare la legge elettorale sapendo di mentire, perché le toglierebbe la possibilità di scegliere a suo piacimento le persone che più le aggradano. Forse non avrebbe più bisogno di quella agenda su cui annota o cancella nomi a suo unico piacimento.

  5. Un partito non organizzato, affidato a fedelissimi proconsoli senza visione politica, sbraitanti, mercanteggianti e livorosi.

  6. Una presunta superiorità morale, tutta ancora da dimostrare.

 

Tutto questo le potrà andar bene ancora per un po’ e fin tanto che troverà persone come me disposte a crede in principi sacrosanti e a battersi per essi.

Io l’ho fatto per ben tre volte, a partire dal 2006, candidandomi al Senato ed al Parlamento Europeo con risultati strabilianti per l’IDV di Basilicata, se li vada a rileggere.

Le potrà andar bene fin tanto che troverà persone come il Presidente Vito De Filippo disposte a consumare porcherie ed atti di cui vergognarsi, ma che, conoscendolo bene, sottendono a ben altro.

Mi auguro che in cuor suo provi vergogna nei miei confronti.

Lascio pertanto questo partito, come hanno fatto già tanti altri, perché è il partito dei disvalori, dove l’ingratitudine, il cannibalismo, la spasmodica ed affrettata ricerca del potere, la vigliaccheria politica, l’usa e getta sono ora l’anima predominante.

Lascio il suo partito, ma non la politica, perché è ora di cacciare i mercanti dal tempio.

Sono sicuro, così come ha sempre fatto che non risponderà a questa mia nota o lo farà per interposta persona o addirittura devo aspettarmi una querela.