Il mondo sta profondamente cambiando e l’esigenza della ricerca della democrazia nelle società , siano esse occidentali, medio orientali o nord africane, è sempre più pressante ed urgente. Non è un caso quello che è successo in talune nazioni arabe: l’ex presidente tunisino Ben Ali, l’ex presidente egiziano Mubarak e il dittatore libico Gheddai sono stati spazzati via dai propri popoli perché il bisogno di libertà e di democrazia è divenuto primario rispetto alle stesse difficoltà economiche (povertà ) in cui versano.
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           “Questo risultato è una grande conquista anche per il Medio Oriente e il Nord Africa: con la democrazia anche gli arabi potrebbero sperimentare il pluralismo, l’apertura e, perché no, la modernità .†E’ quanto afferma Tariq Ramadan, Professore di studi islamici all’Università di Oxford. “Ma allo stesso tempo - continua il Professore - le democrazie occidentali stanno attraversando una delle peggiori crisi della loro storia. I cittadini di molti paesi hanno sempre più l’impressione di essere trascurati e che le loro opinioni non hanno valore……Il sistema noto come democrazia ha dato prova di non essere libero né trasparente se lo stato e i cittadini sono così fortemente discriminati. Chi prende le decisioni oggi? Chi ha il potere?…….È come se in tempi di crisi le regole della democrazia dovessero essere sospese, con i cittadini che rimangono a guardare……..Negli Stati Uniti la crisi economica ha messo in luce l’impotenza dei cittadini.…….. In Europa la sensazione è la stessa……..I paesi musulmani dovrebbero sbarazzarsi delle dittature, laiche o religiose che siano. Invocare un processo di democratizzazione è legittimo, e sembra l’unico modo per andare avanti. Eppure dovremmo interrogarci sul modello democratico e sui suoi obiettivi. I paesi arabi dovrebbero seguire le orme dell’occidente? Vale la pena replicare il modello occidentale? Dove sono finite la libertà e la trasparenza di cui parlano i democratici? In molti paesi le persone temono di perdere i loro diritti, di godere di minori libertà , di essere progressivamente emarginate.â€
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           E’ un’analisi feroce, che se pure da una parte riconosce la necessità di taluni popoli di conquistare l’auto determinazione democratica, dall’altra riconosce nei popoli occidentali una democrazia effimera condizionata oggigiorno e sempre più “dall’alta finanza, dai soldi e dai mezzi d’informazioneâ€.
           In ben altre situazioni, dove le condizioni economiche sono fragili ed il peso dell’apparato pubblico è il principale dispensatore delle risorse finanziarie, la gestione del potere diviene un ulteriore elemento di condizionamento che deprime le libertà individuali e la democrazia in generale, tanto da poter parlare di un sistema asfissiante ed inamovibile, una sorta di tirannia  bianca.
           E come il Professore Ramadan ipotizza di ricercare per i popoli arabi altre strade, nuovi orizzonti, avendo il mondo globalizzato messo a repentaglio le democrazie nazionali, così è necessario negli ambienti delle tirannie bianche ricercare sistemi democratici dove occorre interrompere la gestione della cosa pubblica destinata a rafforzare e consolidare i partiti governanti o peggio ancora i suoi rappresentanti, potendo elevare i sistemi di controllo della spesa ed impedendo il permanere delle stesse persone nella gestione della cosa pubblica. Basterebbe per questo introdurre con norma il limite dei due mandati elettorali, onde evitare la perpetuazione (clonazione) dei De Filippo, evitando l’inutile attesa dei metodi energici, così come verificatosi nella primavera araba perché la sola indignazione in quelle situazioni non bastava più, ma potendo in alternativa, cosa a me più gradita, ricorrere in modo trasversale all’impegno politico di tante persone perbene oggi lontane dai partiti e dalla politica e fuori dagli attuali schemi o raggruppamenti politici. Ma di questo parleremo in una riflessione a parte.
(Controsenso 17/12/’11)
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In questi tempi sembra tutto surreale e paradossale. Il senso di insicurezza ed insieme di rabbia, che si avverte ovunque, è palpabile nel discorrere della gente.
Si è partiti con un governo, che doveva abbattere le tasse e portarci a livelli di vita migliori, e si è giunti ad un governo di tecnocrati in una situazione economica e finanziaria catastrofica (o fatta percepire come tale).
Si è proposta, in poco più di 17 giorni, una manovra denominata “salva Italiaâ€, che non si è attuata in tanti anni trascorsi invece come se ci dovessimo trovare sempre nei tempi delle vacche grasse: finanza pubblica allegra, sperperi su sperperi, benefici su benefici, facile evasione fiscale, arricchimenti facili, corruzione dilagante e presente oramai in ogni dove, forze politiche mangia soldi e pubblici amministratori “illuminatiâ€.
Il risultato, che se ne avuto, è una stangata pazzesca nei confronti dei cittadini per bene, quelli che hanno sempre ed onestamente sostenuto questo Stato.
Incredibile e per tutto ciò si è ricorso ad un Governo non politico, fatto di professoroni, come se fossero scesi e vissuti nel frattempo su Marte e che pertanto dovessero dimostrarsi equi nelle cose da farsi e sobri rispetto al momento, eppure non si sono astenuti dalla Prima della Scala. Si sono disegnati scenari catastrofici da un lato e dall’altro si sono ostentati sfarzi inopportuni.
Ma chi ci crede più, e nel mentre stanno raschiando il fondo a chi non ne può già più.
E noi della Basilicata? Perché mai dovremmo essere preoccupati?
Perché siamo già ricchi di idrocarburi, d’acqua, di inquinamento, di disoccupazione, di povertà , di spopolamento, di desertificazione delle aree interne, di dissesto idrogeologico, di giovani che fuggono definitivamente via, di infrastrutture da quinto mondo, di un sottosegretario che potrà riprendere la questione del “Memorandum†o degli alluvionati del Metapontino o far arrivare tante altre risorse finanziarie aggiuntive per la Basilicata.
Ancora illusioni e falsità spacciate con troppa facilità in talune dichiarazioni pubbliche o come quelle riportate nel Memorandum o meglio dirsi nell’accordo sul petrolio sottoscritto già il 29 aprile di quest’anno.
In esso si configurano scenari iperbolici di sviluppo, che però non potranno mai essere messi in atto. (Per chi volesse approfondirne i contenuti, si consiglia la lettura del testo riportato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico (memorandum_intesa_basilicata_290411.pdf).
Infatti le condizioni attuali economiche e finanziarie, in cui versa oggi l’Italia, non potranno mai assicurare la realizzazione di alcunché, se non la intensificazione dell’estrazione degli idrocarburi in Basilicata per soddisfare la copertura entro il 2015 del 10% del fabbisogno energetico nazionale.
E intanto anche la tanto decantata carta sulla riduzione sulla benzina si è dimostrata una bufala, mentre la stessa aumenta grazie alla manovra del Governo e noi della Basilicata la paghiamo più di tutte le altre regioni.
Non si è fatta l’unica cosa che andava invece fatta e prevista nel così detto accordo d’aprile e che avrebbe sicuramente portato nelle casse della Regione Basilicata e nelle Amministrazioni Locali interessate ulteriori e sicure risorse finanziarie, ossia la rinegoziazione delle royalties
Potenza, lì 9/12/’11                                                    Aldo Michele Radice
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        Nell’ultimo periodo la situazione dell’auto in Italia non sembra attraversare tempi buoni, tutt’altro. Termini Imerese ha chiuso e chissà cos’altro dovremo aspettarci dalle decisioni che Marchionne intenderà adottare nel prossimo futuro. Il quadro non è sicuramente dei migliori e la situazione si presenta per davvero complicata, così come il CorrierEconomia riporta in una approfondita e recentissima disamina sulla Fiat.
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……(omiss)……….. Le vendite europee, che a un certo punto del 2011 pareva potessero addirittura ripartire, sono giù in media dell’1,2% solo tra ottobre e gennaio, per fine anno non centreranno probabilmente nemmeno la crescita zero, e per il 2012 nebbia fittissima, non c’è stima che non sia rivista al ribasso e non c’è chi, ancora, si azzardi a fissare un numero accanto al segno meno. Tre per cento? Cinque? Cambia in continuazione.Le vendite italiane, non è una novità , sono messe persino peggio: quasi l’11% già perso, suppergiù altrettanto nelle previsioni allungate a fine anno, paura anche soltanto a immaginare quale «faccia» potrà avere da lì in avanti un mercato già precipitato ai livelli del 1993. Appena in Spagna, è più nera. ……(omiss)……….. La Fiat, ancora, che in Italia ha sempre il proprio core business europeo, che da noi fa la metà delle sue vendite continentali, e che però quest’anno ha già perso più di 60 mila macchine. Il 14%. (dal CorrierEconomia del 29/11/’11) |
           Gli interessi aziendali si stanno inevitabilmente spostando in altre aree mondiali, come pure la situazione gestionale interna evolve sempre più verso l’America. I dati infatti dell’ultimo trimestre riportano che degli 851 milioni di utili della gestione ordinaria Fiat Automobiles contribuisce per 128 milioni, mentre la Chrysler per ben 556.
           Se questo trend dovesse continuare le scelte della Fiat saranno sempre più drastiche e tenderanno ad abbandonare o marginalizzare il mercato europeo ed italiano in maniera più specifica, per spostare quasi esclusivamente i propri interessi verso gli Stati Uniti, l’Asia ed il Sud America.
           Ed allora cosa potrebbe significare per la Basilicata se la Fiat dovesse decidere di dismettere, fra qualche anno, anche la SATA di Melfi?
           Un disastro perché si porrebbero a rischio, tra occupazione diretta e quella indotta, oltre 17/18.000 posti di lavoro, nel mentre la Regione Basilicata, vivendo sonni tranquilli, non avrà minimamente messo in campo azioni per creare alternative produttive, anzi avrà perso fette di mercato della propria e già fragile economia, perché avrà perso ulteriormente le attività artigianali, avrà perso fasce diffuse di identità culturali e tradizionali non rimpiazzate dal ricambio generazionale, avrà desertificato la regione con l’abbandono delle aree interne e montane, non potendo più contare sulle forze giovanili, quelle altamente scolarizzate e/o specializzate, perché definitivamente allontanate dalla regione.
           Nel frattempo si andrà avanti senza un piano regionale di industrializzazione e si concederanno ancora finanziamenti a pioggia, così come avvenuto in questi giorni da parte del Dipartimento Attività Produttive. Sono stati infatti concessi 8 milioni di euro a tre aziende (Daken di Matera, Co.Par.M di Ferrandina, Sudelettra di Viggiano) per assicurare 54 nuovi posti di lavoro (chissà ? non si è mai verificato il rispetto delle previsioni progettuali occupazionali). E poi saranno sempre più le aziende lucane che chiuderanno o che faranno ricorso alla Cassa Integrazione rispetto a quelle di nuova formazione o a quelle che potranno riconvertire le proprie produzioni.
           Quindi lo scenario che ci attende è per davvero fosco e sicuramente la Basilicata potrà  riprecipitare nelle regioni dell’obiettivo 1, ossia in quelle classificate in ritardo di sviluppo.
 (da Controsenso del 2/12/’11)
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