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  • BARRA DI NAVIGAZIONE

    Petrolio. Alla ricerca dei permessi mai dati

    La lunga storia dei dubbi e le omissioni degli uffici regionali
    21/10/2011
    di LUCIA SERINO
    POTENZA - Il primo ad accorgersi che qualcosa non andava fu Franco Mattia. Nel 1998 è assessore all’assetto del territorio e alla tutela del paesaggio. Il permesso per fare ricerca di idrocarburi in località Montegrosso accordato alla società “Intergas più” già nel 1990 aveva bisogno del nulla osta regionale. Quando gli ispettori del corpo forestale dello Stato cercano l’autorizzazione negli uffici della Regione (all’inizio di un’indagine di cui era titolare il pm Cristina Correale e che ora è stata assegnata al pm Colella) non trovano nulla. Sentono un funzionario del dipartimento ambiente, gli chiedeno chiarimenti, il dipendente regionale fa ricerche in archivio, ma - conferma - di quel nulla osta paesaggistico non c’è traccia. Perchè non è mai stato concesso. Non fu un problema per la società: iniziò ugualmente l’attività di ricerca. Spregiudicati? O c’erano state complici rassicurazioni?
    Un altro dubbio venne al dirigente del dipartimento agricoltura e foreste, Michele Radice. Avuta la valutazione d’impatto ambientale, lesse, studiò, rimase perplesso. E la trasmise - come del resto avrebbe dovuto fare in ogni caso - al dipartimento ambiente per assicurarsi un parere tecnico. Gli investigatori cercano pure quel parere. Sentono altri funzionari e si scopre che tutta la documentazione relativa alla società British gas rimi spa (una delle numerose sigle che si sono succedute nel corso degli anni con quote anche di Eni e Total) è stata depositata alla rinfusa, difficilmente rintracciabile. Ma molti atti fondamentali mancano perchè non sono mai stati adottati.
    Già un anno prima, nell’ottobre del 1997, l’allora assessore all’Agricoltura, Vito De Filippo, chiede al collega dell’Ambiente, Filippo Bubbico, di esprimere un parere in merito alla Via (valutazione d’impatto ambientale) presentata dalla società permissionaria. L’assessore Bubbico, pur ricostruendo che il permesso di ricerca Serra San Bernardo non era assoggettato alla procedura di Via (prevista dal dpr 526/94) in quanto concesso in data antecedente, riteneva comunque, vista la dimensione dell’area destinata alla ricerca, di chiedere un idoneo piano ambientale. Quel piano, però, non fu mai redatto.
    Maglie larghe che favorirono inevitabilmente le società petrolifere e le loro trivelle. Ad esempio: carte da allegare a qualche pratica spedita all ministero dello sviluppo svengono spacciate per autorizzazioni necessarie ai lavori. E quando il pozzo Monte Grosso 1 non sarà più utilizzabile per l’avvenuta chiusura mineraria (nel 2000) inizieranno i lavori in area Monte Grosso 2. Ci vorrebbe anche qui un nulla osta preventivo della Regione Basilicata. Ma non ci sarà. E’ il motivo per cui nel novembre 2007 l’area viene sequestrata. Gli investigatori sentono dirigenti regionali, per esempio la dottoressa Pietragalla. «La delibera di Giunta?» Mai fatta. Quella delibera era obbligatoria. La regione non sapeva delle attività in corso, si difende la dirigente. Ma gli investigatori sono scettici. E se la Regione sapeva come mai nessuno si è preoccupato di controllare che i fanghi da perforazione (altamente tossici perchè trattati con sostanze chimiche) erano lasciati a terra perchè la vasca di raccolta era stracolma? Quando il comitato tecnico regionale per l’Ambiente (presieduto dalla dirigente regionale Viviana Cappiello con la presenza della geologa Arpab Vaccaro) si riunisce per valutare la relazione d’impatto ambientale, gli esperti convengono che sì, è tutto a posto e va tutto bene. Poi inizia l’indagine. Forse qualcuno ci ripensa. Iniziano a rinfacciarsi le responsabilità. Accuse incrociate. Fino a quando qualcuno ammette candidamente: «Non è che quegli atti li abbiamo letti tutti tutti e così bene». Un suggeritore aveva assicurato che in quegli atti non c’era nessun vizio sostanziale.
    (da Il Quotidiano del Sud)

    Radice: Cacciare i mercanti dai templi.

                Gli avvenimenti riguardanti Toghe Lucane Bis, con tutto quanto riportato con dovizia sulla stampa locale, finiscono per creare nell’opinione pubblica un accresciuto discredito della pubblica amministrazione nel suo complesso. Quello che avrebbe dovuto essere il simulacro, a cui i cittadini possono rivolgersi con la dovuta fiducia per ottenere giustizia, per reclamare l’applicazione della legge senza privilegi di sorta, è invece uno dei centri di trame, di intrighi, di discredito di persone che fanno o vogliono fare il proprio dovere.

                Quando poi il Palazzo di Giustizia si accoppia negli interessi, sicuramente non pubblici, ma solo ed esclusivamente privati, con il Palazzo della Politica allora per davvero i cittadini si sentono nudi, impotenti, irritati da un sistema che diviene regime, dove la legalità, il rispetto delle regole, la democrazia divengono optional, di cui fare a meno o da stravolgere a proprio piacimento.

                A chi devono votarsi i cittadini quando rilevano abusi politici se poi la magistratura (o pezzi di essa) è compromessa, addomesticata, assoggettata alla politica o ai partiti? Dichiararsi di parte o partigiano da parte di qualche magistrato in servizio non fa bene al rispetto istituzionale e al ruolo ricoperto. Ognuno oramai ha debordato dai propri compiti per ricoprirne altri, facendo inevitabilmente male tutto.

                L’idea, che ormai veleggia, è che la Basilicata in questi ultimi decenni è divenuta il crocevia di intrighi, di imbrogli, di occultamento di verità, di depistaggi, di un carrierismo sfrenato a discapito della legalità, della ricerca della verità, della promozione dell’ingegno e delle capacità delle persone nel volersi affermare nel mondo del lavoro, delle professioni, del sociale, ecc. ecc.

                E invece il tutto deve transitare attraverso i canali politici o partitici o di amici influentissimi per poter ricoprire posti di lavoro, incarichi professionali o ricevere finanziamenti pubblici.

                E anche quando alcune questioni possono essere andate in maniera del tutto legittimo, legale, in regola con le disposizioni in essere, c’è chi deve far credere che comunque vi è stato l’interessamento politico perché così si accresce la propria credibilità politica nell’opinione pubblica lucana.

                Fin tanto che questo sistema sarà tollerato, alimentato, avallato dalla gente, ritenendo che prima o poi arriverà il proprio turno, ed anche da quella parte istituzione che dovrebbe invece vigilare ed impedire che ciò abbia a verificarsi come prassi consolidata e definita come l’unica possibile da cui non bisogna allontanarsi, allora questa regione non potrà mai crescere perché le persone migliori, quelle che non hanno timore a confrontarsi con un mondo aperto e competitivo, si allontaneranno definitivamente facendo la propria fortuna e quella dei territori in cui andranno a vivere.

                Come uscirne? Basterebbe che ognuno facesse civilmente il proprio dovere, non sentendosi un imbecille se non ruba, né un impotente se non esercita pressioni morali sulle persone.

                Basterebbe per i politici ritornare ad interpretare questo ruolo come un pezzo della propria vita da dedicare agli altri, allontanando l’idea di una casta privilegiata e arrogante, e come si diceva una volta interpretando il ruolo come “spirito di servizio”.

                Basterebbe cacciare i mercanti dai templi.

     

    Radice: Un sistema da demolire

                La vicenda Fenice è in sé emblematica, perché, aldilà delle gravissime ripercussioni sulla salute delle persone e sull’ambiente, che ha generato e che continuerà a causare chissà per quant’altro tempo ancora, porta definitivamente alla luce il sistema clientelare, che ormai è divenuto prassi consolidata in questa regione Basilicata.

                A onor del vero non è un sistema che si scopre oggi, né che lo stesso si annida solo ed unicamente nell’ARPAB. Se si potesse, solo per puro spirito culturale e conoscitivo, maggiormente investigare si troverebbero analoghe situazioni in altri e ben più attrezzati enti regionali e non.

                Ma di queste cose, sebbene avvertite, percepite attraverso ripetuti episodi, che si raccontano e si discutono ai bar e nei vari luoghi pubblici e privati, non se ne parla così diffusamente fin tanto che la magistratura non interviene e la stampa non ne divulghi diffusamente le notizie con dovizia di particolari.

                E’ sempre più vero che ogni territorio con le proprie popolazioni ha un suo preciso destino, il nostro, quello di questa regione, non è più quello descritto da Francesco Saverio Nitti “o emigrante o brigante”, ma quello odierno di essere sottomessi al potere per convenienza, per puro opportunismo, per incapacità, ecc., tanto da potersi dire “o assoggettati o emarginati”.

                Un triste destino accumunato ai silenzi della politica. Cosa colpisce, in tutta la questione della Fenice, è il silenzio politico a cui si sono votati i partiti tanto quelli governativi quanto quelli d’opposizione, quasi ad acclarare, senza dubbi di sorta, una par condicion su un sistema spartitorio, che può avvenire con disinvolto cinismo anche a discapito della salute della gente e di un intero territorio, come quello del Vulture, che oggi potrebbe pagare un prezzo altissimo sulla non florida economia locale.

                L’Aglianico del Vulture, l’olio, le acque minerali, le risorse turistiche monumentali (il Castello di Melfi, i ritrovamenti romanici di Venosa, i Laghi di Monticchio, ecc.), se non si dovesse ricorrere tempestivamente ed efficacemente ai ripari, avrebbero un crollo irreparabile.

                Tutto ciò avviene per due ordini di ragioni. Il primo riguarda l’inadeguatezza della classe politica, che, in mancanza di qualità gestionali, si deve inevitabilmente affidare alla pura e semplice gestione del potere, che degenera in un diffuso clientelismo, in ricatti e pressioni psicologiche sulle persone. Ancor di più quando il ruolo politico ricoperto garantisce significativi benefici economici e anche e soprattutto per coloro che oggi rivestono ruoli istituzionali senza il dovuto passaggio elettorale.

                La seconda motivazione, che è strettamente collegata alla prima, è l’incapacità di avviare a soluzione i problemi, potendoli governare attraverso una programmazione illuminata ed efficiente.

                Non è quindi un caso che a seguire la vicenda della Fenice c’è quella dell’impianto Pallareta di Potenza. Le strade della città sono stracolme d’immondizia, che tracima dai cassonetti con cumuli di sacchetti di plastica abbandonati a ridosso.

                Potenza si avvia ad essere una seconda Napoli. E ciò perché la Provincia di Potenza non si è ancora dotata del Piano dei Rifiuti e la Regione, che in alternativa si doveva su sostituire, latita.

                Ora, come per prassi, inizierà il palleggiamento delle responsabilità, che porterà ad accumulare ulteriori ritardi e ulteriore immondizia per le strade di Potenza.

               

    Basilicata una regione non più isola felice.

                Sono anni oramai che per più e diverse circostanze questa regione è sotto stretta osservazione da parte della magistratura.

                Quello che emerge dalla stampa (noi siamo e lo ribadiamo sempre per il beneficio d’inventario e per una verità accertata) è un quadro per davvero inquietante, dove sulla salute della gente e sulla salubrità dell’ambiente si giocano partite, che sono sì di vecchia e nuova memoria, ma non avremmo mai pensato che potessero raggiungere punte di cinismo così spregiudicate ed alte.

                Alla fine anche i meccanismi più lubrificati e collaudati, che hanno consentito ad apparati ed uomini politici di perpetuarsi e rigenerarsi nel tempo, si inceppano e si sfasciano.

                In questo caso non per un granellino di sabbia, ma per il termo distruttore Fenice di Melfi, che da anni inquina con buona pace e complicità delle strutture pubbliche, innescando poi quegli “strani giri” che la stampa locale e Bolognetti denunciano sistematicamente.

                Sicuramente avremmo preferito che fosse piuttosto la presa di coscienza della gente, delle strutture sociali e produttive, dei giovani, delle donne, degli anziani, dei più deboli a far tremare i palazzi della politica, piuttosto che la magistratura, che tanto e spesse volte spara e coglie il vuoto.

                Sicuramente avremmo preferito che lo stato di abbandono e di disagio, in cui versa questa regione, fosse stato il terremoto democratico a promuovere e a richiedere a questo anonimo ed incapace governo regionale di andare a casa.

                Ma la presa di coscienza del fallimento gestionale della cosa pubblica regionale non è un atto a cui in questi tempi potersi richiamare e a cui qualcuno potrebbe per decenza aderire.

                Intanto perché non ci troviamo difronte ad una classe politica capace di governare situazioni eccezionali, che richiedono quindi qualità, come lo stesso Direttore Paride Leporace amaramente ieri ci ricordava.

                E’ pur vero che ci troviamo difronte ad una situazione economia e politica internazionale complicatissima, ma ciò non può e non deve costituire l’alibi per giustificare l’immobilismo politico ed istituzionale in cui si è fatta precipitata questa regione.

                E allora ci piace leggere quelle poche e significative indicazione suggerite dal buon Nino D’Agostino per aprire uno spiraglio di dibattito politico su quella che dovrebbe essere una nuova e percorribile modalità di governo, che risultasse efficace e democraticamente rappresentativa, ricordando in proposito e con grande disappunto che la Basilicata è l’unica regione a non aver ancora approvato un nuovo Statuto.

                 Io aggiungere che a tutto ciò occorre avviare una nuova fase programmatoria, prassi oramai del tutto abbandonata, non so se scientemente o per pura incapacità.

                E quando non si programma più non ci sono obiettivi da raggiungere, sfide da ingaggiare, speranze da mettere in campo per un futuro sicuramente da migliorare.

                In alternativa ci sono invece solo mezzucci ed espedienti per amici e compari; e di vero cuore mi auguro che ci si fermi solo a questi aspetti.

     

    (Controsenso 22/10/2011)

     

           

                Come sempre succede, quando la magistratura adotta provvedimenti cautelari per qualche personaggio pubblico, la politica arretra e ci si rintana in un silenzio assordante, tanto da far paura.     L’ennesimo episodio, che oramai colpisce la incontaminata e felice Basilicata, non può passare sotto silenzio, non fosse altro per fare qualche considerazione di ordine politico, lasciando alla magistratura il compito di dare immediata risposta alla verità, consentendo, a quanti coinvolti in tali provvedimenti, di poter reintegrare la propria onorabilità, se estranei ai fatti.

                Se poi fosse vero che da anni erano evidenti i danni ambientali provocati dal termo distruttore la Fenice ci troveremmo di fronte ad un atto per davvero gravissimo ed irresponsabile.

                Certo è che dinnanzi ad una decisione così forte ed impegnativa, proprio per gli aspetti giudiziari a cui sicuramente si poteva andare incontro, non è plausibile immaginare che la parte politica, quella che conta in questa regione, ne fosse all’oscuro.

                Ma come è facile immaginare, conoscendo da vicino questo mondo politico regionale e quali sono le logiche che soggiacciono alle scelte degli uomini in taluni posti chiave, ci saranno atteggiamenti che nel migliore dei casi saranno di distacco nei fatti dagli uomini coinvolti e dalle questioni in campo.

                Ma nessuno degli interessati si potrà in fondo dolere della solitudine che patiranno, perché è il prezzo che si può e si deve pagare per aver raggiunto traguardi professionali, o di carriera o di incarichi.

                E’ il prezzo che si può e si deve pagare perché si fa parte di una cordata politica, che poi si perpetua prima con un politico, poi con il prossimo di turno e così via.

                Questa è ormai la concezione della politica, che strumentalizza, ma che in pari tempo è strumentalizzata.

                Questa è ormai la politica in una regione dove ormai è difficile capire chi condiziona di più l’altro: il politico il dirigente, il funzionario il politico, l’imprenditore il politico, il politico il cittadino, il cittadino il politico, il sindacalista il politico, e via discorrendo.

                E’ ormai un sistema, una rete da cui sembra non poterne più uscire. Chi avverte questo sistema come un sistema soffocante, come mancanza di democrazia e quindi di impossibilità di affermazione individuale, senza quindi voler ricorrere al padrino politico di turno, l’intervento della magistratura, aldilà della fondatezza dei capi di imputazione o della veridicità delle questioni, viene percepito ed auspicato come l’unica possibilità per smantellare un sistema oppressivo, umiliante per i più, l’unica possibilità per liberarsi di personaggi che sicuramente avrebbero potuto ed avrebbero dovuto fare molto di più per questa regione, per questa gente lucana, paziente fino allo stoicismo, all’autodistruzione.

                Ma in fondo tutto questo ha maggiormente ragione di essere perché si sta pagando l’assenza della politica, di uomini di prim’ordine, di galantuomini, per usare un termine di altri tempi oggi desueto.

                Con la prima repubblica si è gettata l’acqua sporca con il bambino.

                Ora è invece giunto il tempo che si attrezzi in questa regione un’alternativa vera, seria, fuori dagli schemi degli apparati e delle aggregazioni fittizie ed improduttive e si punti su uomini non compromessi, capaci di guardare al bene collettivo di questa terra.

     

    Quale turismo in Basilicata: Monticchio

             (il Monte Vulture)

     

    Quest’anno, per scelta, ho deciso di fare le vacanze in regione, ritenendo che in un momento economico difficile sia più opportuno rivolgersi alle strutture e alle aree locali. Ho iniziato partendo da quella più vicina, il Vulture Melfese e quindi Monticchio.

    Erano in pratica molti anni che non mi recavo a Monticchio, da quando cioè, non più responsabile regionale delle foreste, ne ho lasciato l’incarico per sedere in Consiglio Regionale.

    E’ stato un luogo che ho frequentato molto da ragazzo e poi da giovanotto perché all’epoca era l’unica area attrattiva turistica del posto. C’era un’attrazione forte esercitata dal fascino dei due laghi, ma soprattutto dai molti locali intrattenitivi (bar, pizzerie, discoteche, funivia, ecc. ecc.).

    Era un punto fermo per i tanti che si sposavano e che utilizzavano la bellezza dei luoghi per fare magnifici servizi fotografici, potendo per questo usufruire dell’Abbazia di San Michele e dei ritrovamenti dei ruderi di Sant’Ippolito. Un vero e proprio patrimonio di bellezze naturali (si rammenta la presenza della Bramea e che il Lago Piccolo è riserva naturale protetta) apprezzato e riconosciuto dai tantissimi ambientalisti, che questi luoghi li hanno frequentati e studiati.

    Era già da molti e molti decenni un’area attrattiva turistica, che, pur se spontaneamente alla meglio organizzata, era apprezzata e frequentata da tanti pugliesi e campani.

    Ricordando poi che la Regione Basilicata nel novembre del 2008 ha approvato il Piano Turistico Regionale, sono andato a rileggere quanto in esso contenuto per confrontarlo con quello che ho rilevato sul posto.

    Il Piano nella sua parte finale così recitava:

    L’impianto di una strategia che punti ad accrescere la competitività turistica dell’intera regione non può non muovere dai centri di attrazione turistica meglio posizionati sul mercato e dai rispettivi areali di gravitazione in modo da concentrare le risorse mobilitabili ed indirizzarle all’obiettivo di promuovere nell’arco di tempi di vigenza del PTR la costituzione dei quattro sistemi turistici locali attualmente più pronti.

    Per conseguire siffatto obiettivo occorre prioritariamente rafforzare i quattro poli turistici individuati nel PTR (Matera e hinterland, Metapontino e immediato retroterra, Maratea e Lagonegrese, Vulture – Melfese) ponendo in essere opportune azioni di accompagnamento e di sistema.”.

    Qualcuno ricorderà che si parlava delle quattro “M”, facendo per questo saltare(me compreso) l’intera regione esclusa dalle possibili azioni finanziarie attivanti iniziative di tipo turistico.

    In tre anni trascorsi pensavo di trovare un’area profondamente cambiata: nuove iniziative, nuove e migliorate strutture ed infrastrutture, locali ben organizzati ed accoglienti, ecc. ecc., capaci di far catapultare nell’area migliaia e migliaia di persone da dentro e soprattutto fuori regione.

    Niente di tutto questo, ho trovato invece il degrado ed il declino di un’area che altrove avrebbe costituito una grande fonte di reddito ed un pulsare di tantissime attività economiche commerciali. Invece i locali erano chiusi, i ristoranti vuoti, la sporcizia ovunque, una profonda depressione nei gestori di quelle poche bancarelle ancora aperte.

    In effetti, non basta solo inserire un’area in un programma per vederne gli sviluppi futuri, ma occorrono azioni concrete, come l’istituzione del Parco del Vulture, quella così come riportata nella L.R. n.28/94 e s.m. ed int. e non quella cervellotica di qualche amministratore che nei fatti ne ha impedito la realizzazione.

    Oggi è vero quello che qualcuno argutamente ha osservato: ”Hanno fatto diventare il Pantano un’Oasi ed i Laghi di Monticchio un pantano”.

     

     

    Radice: Basilicata dati ancora impietosi.

                Se mai vi fossero stati dei dubbi, i dati diffusi in questi giorni dallo SVIMEZ sulla Basilicata confermano in modo preoccupante lo stato in cui versa la regione.

                La tabella allegata (Tab.1) mostra in larga massima la situazione. Ciò che colpisce e risalta inesorabilmente è questo trend continuo e costante della diminuzione della popolazione residente (587.500). Quella presente è senza alcun dubbio ancor più bassa.

                E’ una regione che sta continuando a perdere le forze migliori e giovanili e senza di queste non vi potrà mai essere sviluppo e crescita economica e sociale. 

                Ciò che si profila è invece il degrado, il collasso, la desertificazione di questa regione soprattutto delle aree interne e montane.

                L’invecchiamento della popolazione, con il crescente suo peso, caratterizzerà alcune comunità come comunità in via d’estinzione, potendo per questo confrontare il saldo demografico perennemente in negativo (nati-morti+immigrati-emigrati).

                Questa regione sta dunque cambiando sostanzialmente ed irreversibilmente la propria struttura sociale, produttiva, la propria cultura fatta di tradizioni, di mestieri, di conoscenze, che l’hanno caratterizzata e fatta progredire nel tempo, senza che nel frattempo vi sia la capacità di sostituirle magari efficacemente con altro.

                E’ ripreso in maniera irreversibile l’allontanamento, se non proprio l’espulsione delle forze lavorative e giovanili, che si rivolgono massimamente alla Lombardia e all’Emilia Romagna.

                Solo per dare un’idea di quello che si è verificato in un decennio in Basilicata e di quanto siano preoccupanti i fenomeni in atto, riportiamo i dati provvisori del censimento dell’agricoltura.

                    In dieci anni, ossia dal 2000 al 2010, si sono perse circa 26 mila aziende, pari ad oltre il 34%. (Tab.2)

                Sono dati impressionanti per una regione che è sempre stata una regione a vocazione silvo-agricolo-zootecnico e solo più recentemente, confinato in alcune aree, orto-frutticolo.

                In un momento di grande crisi generale, dove il Governo Centrale manifesta grandi difficoltà economiche, tanto da mettere in campo misure restrittive con tagli ai Comuni, agli Enti pubblici in generale, ai Ministeri, ipotizzando nel contempo la eliminazione delle Province e di tanti Enti inutili, promuovendo inoltre la riduzioni sostanziale in essi della rappresentanza democratica, forse non è peregrino immaginare che fra qualche decennio è in gioco la sopravvivenza stessa dell’istituto regione, non essendo più giustificabile un costo pubblico per una regione che continua a spopolarsi e che può essere facilmente, così come anni addietro ipotizzato dalla Fondazione Agnelli, smembrata ed aggregata alle regioni limitrofe.

                Ma al di là di questa realistica ipotesi, oggi vi è da parte di chi ci governa il dovere di dare qualche segnale, qualche sussulto, manifestando che esistono, che sono presenti, che vivono, che sono in grado di dare qualche segnale concreto di speranza a quelli che ancora hanno deciso di vivere (meglio di sopravvivere) in questa regione.

    (Controsenso 1/10/2011)

     

    Tab. 1 - Basilicata

    Pil (var. % rispetto all’anno precedente) 2010                                                                       -1,3

    Pil (var. % rispetto all’anno precedente) previsione 2011                                                        0,5

    PIL in % del Centro-Nord                                                                                                   60,3

    PIL pro capite (euro)                                                                                                    14.046,5

     

    Popolazione residente (migliaia di unità)                                                                              587,5

    Tasso di natalità (valori per 1.000 ab.)                                                                                   7,8

    Tasso di mortalità (valori per 1.000 ab.)                                                                                9,6

    Emigrati (migliaia di unità)                                                                                                      3,5

    Immigrati (migliaia di unità)                                                                                                    1,3

    Saldo migratorio (migliaia di unità)                                                                                        -2,1

    Speranza di vita alla nascita - maschi (numero medio di anni)                                                79,3

    Speranza di vita alla nascita - femmine (numero medio di anni)                                              84,5

    Pendolari di lungo raggio verso il Centro-Nord ed estero (migliaia di unità)                               5

    Prima regione di destinazione dei flussi migratori                                                          Lombardia

    Seconda regione di destinazione dei flussi migratori                                               Emilia Romagna

     

    Export (milioni di euro)                                                                                                    1.442,7

    Export (var. % 2009-2010)                                                                                                  -5,3

     

    Mercato del lavoro

    Occupati (var. assoluta 2009-2010, in migliaia)                                                                      -5,4

    Occupati (var. % 2009-2010)                                                                                               -2,8

    Disoccupati (var. assoluta 2009-2010, in migliaia)                                                                   3,6

    Disoccupati (var. % 2009-2010)                                                                                          14,7

    Disoccupati 15-24 anni (valori assoluti)                                                                                  6,0

    Tasso di disoccupazione 15-24 anni                                                                                     42,0

    Tasso di disoccupazione totale (anno 2010)                                                                         13,0

    Tasso di disoccupazione corretto (anno 2010)                                                                     21,5

    Tasso di occupazione totale                                                                                                 47,1

    Tasso di occupazione 15-34 anni                                                                                         31,6

    Famiglie che possiedono internet (% sul totale famiglie)                                                         44,2

    Elettricità da fonti rinnovabili (produzione in gwh anno 2009)                                                950

    Presenze turistiche straniere (anno 2009, in migliaia)                                                            158,3

    Presenze turistiche totali (anno 2009, in migliaia)                                                              1.888,7

    (Dati SVIMEZ)

    Tab. 2 - Censimento Agricoltura Regione Basilicata
    FORMA GIURIDICA Aziende Variazioni Variazioni SAU Variazioni Variazioni
    2010 2000 assolute % 2010 2000 assolute %
    Azienda individuale 49.414 75.556 -26.142 -34,6 425.157,58 483.260,12 -58.102,54 -12,0
    Societa’ semplice 175 144 31 21,5 12.280,76 7.328,87 4.951,89 67,6
    Altra societa’ di persone 74 53 21 39,6 3.833,12 3.388,81 444,31 13,1
    Societa’ di capitali 118 30 88 293,3 4.295,71 559,67 3.736,04 667,5
    Societa’ cooperativa 71 31 40 129,0 2.616,19 1.296,61 1.319,58 101,8
    Altra forma giuridica 103 220 -117 -53,2 24.737,56 41.698,71 -16.961,15 -40,7
    di cui Amministrazione o Ente pubblico 88 - - - 23.680,40 - - -
         Ente o Comune che gestisce proprieta’ collettive 2 - - - 746,82 - - -
         Ente privato senza fini di lucro 6 - - - 190,70 - - -
         Altro 7 - - - 119,64 - - -
    Totale 49.955 76.034 -26.079 -34,3 472.920,92 537.532,79 -64.611,87 -12,0

     

     

    Radice: Una regione con le pezze al culo.

                 Mentre in Italia e in buona parte del mondo imperversa un disagio economico, sociale e politico, qui in Basilicata tutto va bene. Rimane sempre l’isola felice, ossia non contaminata dalla malavita organizzata, la regione più rispettosa dell’ambiente e del verde, la regione più virtuosa nello spendere i fondi comunitari e così via discorrendo.

                E mentre in Italia e in buona parte del mondo saltano i governi o si chiedono a ripetizione le dimissioni del Premier Berlusconi, qui, dopo 17 ininterrotti anni di amministrazione, De Filippo continua imperterrito a governare per raccogliere giustamente i risultati eccezionali e positivi per questa nostra regione.

                Infatti è la regione più ricca d’Italia, per gli sprovveduti e per chi crede alle favole, avendo il più grosso giacimento di idrocarburi d’Europa e risorse d’acqua tanto da dissetare la vicina ed amica Puglia, salvo poi scoprire che il 28% della popolazione è sotto la soglia della povertà.

                Intanto non solo non vengono rinegoziate le royaltes, ma del memorandum neanche più a parlarne, come ebbi già avuto modo di anticipare; sull’acqua l’amica Puglia si è dimenticata di versare le somme dovute alla Basilicata, anzi si è aperto in queste ore un vero e proprio problema istituzionale e politico.

                Sulle infrastrutture siamo la regione con il più basso indice ed intanto si continua a morire sulla Potenza-Melfi.

                Sulla occupazione, soprattutto giovanile, siamo ai minimi storici.

                Sull’ambiente il Bradano, il Basento, il Pertusillo sono inquinati, la Fenice inquina con grande e giustificata preoccupazione delle popolazioni locali, i boschi, le riserve naturali bruciano con troppa facilità.

                I fondi comunitari saranno persi, in un momento di grande fame di finanziamenti, che possono risollevare le sorti delle imprese e dell’economia in generale, essendosi affidati ad un apparato pubblico amministrativo incompetente, inconcludente ed incapace di assumere decisioni per il bene di questa regione.

                Non sono mancate nel Metapontino azioni malavitose nei confronti di importanti aziende agricole.

                Insomma non ci stiamo facendo mancare nulla.

                Cosa invece fa questo governo regionale ed il suo Presidente De Filippo? Assolutamente nulla, con buona pace delle forze politiche di governo e di opposizione.

                Anzi no, questa estate il buon De Filippo non ha mancato di presenziare alle tante, inutili e costose manifestazioni che si sono svolte in tutta la regione (ragioneremo del turismo in Basilicata nei prossimi articoli).

                Una per tutte quella svoltasi e lautamente finanziata al mio paese, San Fele, il Premio della Penisola Sorrentina, spacciata per manifestazione culturale ed abbinata ai cento cinquantanni della morte di San Giustino De Jacobis. Un Santo sconosciuto a quasi tutti, ma pur di gabbare i concittadini si è voluto unire il sacro al profano, con la segreta speranza di augurarsi che prima o poi il mare possa raggiungere le pendici di San Fele e la Valle di Vitalba. 

                Ma come spesso succede nella vita, pur di dimenticare gli affanni e le difficoltà in cui ci dimeniamo, pur con le pezze al culo meglio essere allegri, meglio essere “pezzenti allegri”.

                 Controsenso del 24/09/2011

     

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