Mentre il mondo gira vorticosamente qui in Basilicata il tempo sembra fermarsi, ogni decisione politica ha bisogno di una gestazione lunghissima. Primo il rinnovo della Giunta Regionale ha impegnato più tempo rispetto a quello occorsoo al Presidente Monti per mettere in campo misure tali da salvare dalla bancarotta l’Italia.
Secondo, non ancora si chiude la vicenda delle nomine degli enti sub regionali. Altra sceneggiata, ai limiti del patetico, dove ancora una volta il disinteresse ed il non rispetto per la cosa pubblica vengono sovrastati dall’interesse personale e dalle diatribe interne al partito-padrone della Basilicata: il PD.
Fin quando si può abusare della pazienza dei lucani e fin quando ancora sopportare un Presidente, che rassomiglia più ad Alice nel paese delle meraviglie per la lontananza abissale rispetto alla realtà di questa regione, ed un altro Presidente dal cattivo carattere, che, pur dichiarando di non immischiarsene, non perde occasione di posizionare uomini di comprovata fedeltà?
Mentre il mondo parla di meritocrazia, di valutazioni opportune per ricoprire determinati incarichi, qui in Basilicata si ricorre ancora ad uomini affiliati. C’è una sfrontatezza nell’abusare delle istituzioni pubbliche come se fossero cosa propria.
Si deve per davvero rasentare il definitivo crac per liberarsi di uomini politici ormai inadeguati ai tempi e alle situazioni?
Nonostante il crollo di fiducia nei partiti, ridotta al 5%, ed un valore elevatissimo di cittadini (44,6%), che dichiarano di non voler andare più a votare, la sfrontatezza e l’arroganza politica invece si moltiplica sempre più, accrescendo maggiormente lo spirito ed il clima di antipolitica presente e diffuso anche in questa regione.
Ma tutto ciò è possibile perché il sistema di potere in Basilicata poggia quasi esclusivamente sulla gestione della spesa pubblica, sul mai superato bisogno economico delle persone, su una rete diffusissima e strettissima dei centri di potere, che partono dal centro e si diramano alle periferiche amministrazioni comunali, una sorta di clan che gestisce sistematicamente il territorio, che va comunque scientificamente impoverito per limitarne di contro le richieste legittime se attengono il bene pubblico, pretestuose se riguardano le aspettative singole ed individuali.
Se non si inverte l’approccio politico-culturale della gestione della cosa pubblica e se non si spezzano i legami istituzionali basati sulla reciproca strumentalizzazione, questo stato di cose, che provoca asfissia e non crescita economica e sociale, non consentirà mai di mettere in campo personalità, che si sono da tempo ritratte dalla politica e dall’impegno sociale.
L’occasione oggi è fornita dalle prossime amministrative per sperimentare nuove vie, potendo partire dai centri maggiormente rappresentativi, come Policoro dove negli ultimi tempi ha emblematicamente regnato la sfrontatezza e la confusione politico-partitica, per superare i vecchi schematismi (centro destra o centro sinistra) ed arrivare a scelte di amministratori che godano il rispetto e la considerazione della gente, stando però attenti ad un pericolo sempre incombente: il facile riciclaggio sotto diverse spoglie.
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