Riprendiamo esattamente dall’articolo precedente e proseguiamo il ragionamento sull’ipotesi di modifica della legge elettorale delle amministrazioni locali. L’attuale sistema elettorale delle amministrazioni comunali si suddivide in due grandi categorie, quelle al di sotto dei 15 mila abitanti e quelli al di sopra. Questo prevede modalità elettive del sindaco diverse a seconda delle fasce di popolazione e di un numero definito di consiglieri eletti e di conseguenza delle giunte.

Questa legge soprattutto nei comuni piccoli ha generato contraddizioni tali da provocare alcuni effetti negativi. Il primo è stato lo scadimento della qualità amministrativa dovuto alla ricerca dell’incarico amministrativo, il più delle volte per assicurarsi un’indennità di carica. Il secondo è la lotta politica che ha dilaniato i rapporti sociali, familiari delle comunità, e che ha compromesso e reso difficile il vivere nei piccoli centri. Quindi alle difficoltà di un vivere quotidiano in tali ambienti c’è da aggiungere quello della rincorsa spasmodica all’elezione per ricoprire incarichi a scapito evidentemente della qualità e dalla credibilità del ruolo da svolgersi. In aggiunta, con l’abolizione delle Province e delle Comunità Montane e la contrazione significativa del numero dei Consiglieri Regionali, la rappresentanza democratica e territoriale è per davvero ridotta al lumicino. Inoltre in situazioni economiche, sociali, occupazionali difficili non ci si può più affidare a personaggi poco credibili ed a un sistema che privilegia le aggregazioni elettorali dove conta non la qualità degli uomini in lizza, ma il numero di voti che ognuno di essi è potenziale portatore. Manca quello che era il ruolo fondamentale dei partiti ossia la scelta oculata dei candidati a partire dal sindaco. L’attuale stato comatoso degli stessi partiti non favorisce, se non in rarissimi casi, dovuti unicamente a circostanze locali, la scelta degli uomini, ma al contrario essi reclutano di tutto e di più, assecondando più le aspirazioni dei singoli che le proprie prospettive politiche. E quindi le transumanze da un partito all’altro, da uno schieramento all’altro divengono fatti quotidiani, di cui nessuno si scandalizza più, perché l’appartenenza e la coerenza non sono più valori, ma enunciazioni prive di un qualsiasi significato.

La politica oggi è altro e viene interpretata come il rincorrere i benefici personali, non importa in che modo o con quali mezzi. Non c’è quindi da meravigliarsi del dilagare del malcostume che in molti casi finisce in sistemi corruttivi diffusi e collusi con la malavita. Occorre dunque reagire a tutto questo ed evidentemente promuovere un nuovo sistema elettorale, che possa scongiurare o quantomeno limitare il verificarsi o il perpetuarsi di quanto detto.

Ma proviamo a vedere come. L’attuale sistema favorisce le aggregazioni e sono i candidati consiglieri, con il loro apporto elettorale, che garantiscono la elezione del sindaco, indipendentemente dalle sue qualità e dal programma presentato, quasi sempre scopiazzato e similare alle altre formazioni. Si soddisfa più un obbligo di legge che una vera esigenza di misurarsi con i problemi di una comunità. Allora proviamo a ribaltare il ragionamento e partiamo proprio dall’elezione del sindaco e dal programma. La competizione andrebbe quindi accentrata solo ed esclusivamente sui possibili candidati sindaci, il cui numero andrebbe fissato per fasce di popolazione. I candidati sindaci si dovrebbero quindi confrontare sui programmi, che non potrebbero a questo punto essere evidentemente simili, e sulle giunte da annunciarsi in campagna elettorale e da nominarsi in caso di vittoria, in un numero da definirsi sempre sulla base della popolazione. Il consiglio comunale si comporrebbe dal Sindaco, dalla Giunta e da tutti i candidati sindaci sconfitti, assicurando al sindaco vincente la maggioranza.

Quali vantaggi produrrebbe una norma così fatta? Innanzitutto la scelta dei candidati sindaci non potrebbe che spostarsi verso personalità locali con qualità umane, professionali e di correttezza elevate. L’assenza delle liste dei candidati consiglieri, con presenze a volte abnormi rispetto alla stessa popolazione, evita la ricerca spasmodica delle preferenze personali, che tanto danno relazionale hanno provocato nei piccoli ambienti. Terzo il programma presentato diverrebbe per davvero la base per una scelta oculata dei sindaci da parte degli elettori.

É del tutto evidente che una ipotesi di legge sì fatta è solo un’idea e pertanto andrebbe dettagliata nei particolari. Questo sarebbe il meno, il vero vulnus risiede nella circostanza che chi dovrebbe approvare una tale norma è un Parlamento di nominati, che di tutto quello che succede sul territorio non gliene frega assolutamente nulla.

Potenza 20/01/2012