Ritorno sulla questione del turismo in Basilicata dopo aver letto dei seminari promossi dall’Università di Basilicata sul tema. L’articolo di Luca Santoro su Controsenso del 28 gennaio scorso riporta alcuni dati provvisori relativi al 2011 raffrontati con quelli del 2005. Li riprendo per meglio articolare ciò che da tempo penso e vado inutilmente predicando.
Tab.1 - Presenze turistiche 2005-2011
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Area
Visitatori 2005
Visitatori 2011
Variazione +/-
Metapontino
157000
164000
7000
Matera
60600
113600
53000
Maratea
45000
46559
1559
Pollino
43400
30719
-12681
Vulture
47000
42000
-5000
Totale
353000
396878
43878
(Dati provvisori)
Quello che appare in tutta la sua evidenza è che si tratta di un turismo spontaneo, male organizzato, in cui i territori non sono minimamente in sintonia tra loro: i mari con i monti, i beni monumentali con quelli culturali, ambientali e paesaggistici. Ognuno va per proprio conto senza che essi influenzino e migliorino le performance degli altri territori o delle altre attività.
Anche gli attrattori realizzati, su cui tanto si è puntato, il Parco della Grancia e il Volo dell’Angelo, o quelli da realizzare il Volo dell’Aquila o le Battaglie Storiche sull’invaso di Senise sono da ripensare perché da soli non producono sviluppo e non diffondono la cultura del turismo, perché svincolate dalla possibilità ricettiva umana, professionale e strutturale dei territori.
Il Parco della Grancia peggiora ogni anno nella sua offerta complessiva e sempre più si riduce il periodo di attività. Domenica 31 luglio 2011 il Parco era fisicamente chiuso nonostante l’annuncio dell’avvio dell’attività. Lo stesso Volo dell’Angelo non promuove il Parco Regionale in cui si trova, il Parco Gallipoli-Cognato.
Questo perché, e ne siamo fermamente convinti, che non vi può essere un concreto e diffuso sviluppo del turismo in Basilicata se si va sistematicamente a scopiazzare esperienze felicemente realizzate altrove, senza d’altro canto immaginare un’offerta turistica nostrana e condivisa. Le iniziative, a guardare i summenzionati dati, che funzionano indipendentemente da una vera e propria azione promozionale regionale, che è pressoché assente, sono quelle che possono contare su contenitori di per se di grande pregio, come Matera e Maratea.
Metaponto raggiunge e migliora le proprie prestazioni grazie alla presenza dei villaggi e ad un giusto rapporto costi/servizi resi, non sempre però accompagnate da una corretta e responsabile gestione, come dimostra l’attuale situazione giudiziaria che ha coinvolto la società Cit Holding.
Il tutto poi avviene senza la mano pubblica, neanche in quegli aspetti di propria prerogativa, ossia nella diffusione pubblicitaria e propagandistica del turismo regionale, ed invece si coglie in tutta evidenza l’assenza di una cartellonistica locale informativa almeno della presenza delle Tavole Palatine.
Sembra, fatta qualche debita eccezione, un turismo puntiforme e primordiale, dove se non si mettono in campo nuovi e diffusi strumenti anche i punti oggi di forza come Matera, Maratea e Metaponto finiranno per esaurirsi in breve tempo e quelli già in declino come il Pollino e il Vulture a non rilanciarsi più. Poi su tutto il restante territorio regionale, che è oltre il 70%, è buio profondo.
Occorrono evidentemente interventi interattivi tra i territori, tra i settori produttivi e tra le tante risorse locali, occorre attivare politiche anche per il recupero delle aree interne con tutto il patrimonio in esse contenute, sconosciute ai più, finanche agli stessi lucani.
Andrebbe quindi rivisto il Piano Regionale Turistico, visti gli scarsi risultati ottenuti, ed andrebbero attivate tutte quelle azioni previste nella legge regionale n.17/2005 sul Turismo Rurale, inattive ormai da ben sette anni.
Potenza, lì 3/2/’12 Aldo Michele Radice
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