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  • BARRA DI NAVIGAZIONE

    Molta miseria e poca nobiltà in Basilicata

     In questi tempi sembra tutto surreale e paradossale. Il senso di insicurezza ed insieme di rabbia, che si avverte ovunque, è palpabile nel discorrere della gente.

    Si è partiti con un governo, che doveva abbattere le tasse e portarci a livelli di vita migliori, e si è giunti ad un governo di tecnocrati in una situazione economica e finanziaria catastrofica (o fatta percepire come tale).

    Si è proposta, in poco più di 17 giorni, una manovra denominata “salva Italia”, che non si è attuata in tanti anni trascorsi invece come se ci dovessimo trovare sempre nei tempi delle vacche grasse: finanza pubblica allegra, sperperi su sperperi, benefici su benefici, facile evasione fiscale, arricchimenti facili, corruzione dilagante e presente oramai in ogni dove, forze politiche mangia soldi e pubblici amministratori “illuminati”.

    Il risultato, che se ne avuto, è una stangata pazzesca nei confronti dei cittadini per bene, quelli che hanno sempre ed onestamente sostenuto questo Stato.

    Incredibile e per tutto ciò si è ricorso ad un Governo non politico, fatto di professoroni, come se fossero scesi e vissuti nel frattempo su Marte e che pertanto dovessero dimostrarsi equi nelle cose da farsi e sobri rispetto al momento, eppure non si sono astenuti dalla Prima della Scala. Si sono disegnati scenari catastrofici da un lato e dall’altro si sono ostentati sfarzi inopportuni.

    Ma chi ci crede più, e nel mentre stanno raschiando il fondo a chi non ne può già più.

    E noi della Basilicata? Perché mai dovremmo essere preoccupati?

    Perché siamo già ricchi di idrocarburi, d’acqua, di inquinamento, di disoccupazione, di povertà, di spopolamento, di desertificazione delle aree interne, di dissesto idrogeologico, di giovani che fuggono definitivamente via, di infrastrutture da quinto mondo, di un sottosegretario che potrà riprendere la questione del “Memorandum” o degli alluvionati del Metapontino o far arrivare tante altre risorse finanziarie aggiuntive per la Basilicata.

    Ancora illusioni e falsità spacciate con troppa facilità in talune dichiarazioni pubbliche o come quelle riportate nel Memorandum o meglio dirsi nell’accordo sul petrolio sottoscritto già il 29 aprile di quest’anno.

    In esso si configurano scenari iperbolici di sviluppo, che però non potranno mai essere messi in atto. (Per chi volesse approfondirne i contenuti, si consiglia la lettura del testo riportato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico (memorandum_intesa_basilicata_290411.pdf).

    Infatti le condizioni attuali economiche e finanziarie, in cui versa oggi l’Italia, non potranno mai assicurare la realizzazione di alcunché, se non la intensificazione dell’estrazione degli idrocarburi in Basilicata per soddisfare la copertura entro il 2015 del 10% del fabbisogno energetico nazionale.

    E intanto anche la tanto decantata carta sulla riduzione sulla benzina si è dimostrata una bufala, mentre la stessa aumenta grazie alla manovra del Governo e noi della Basilicata la paghiamo più di tutte le altre regioni.

    Non si è fatta l’unica cosa che andava invece fatta e prevista nel così detto accordo d’aprile e che avrebbe sicuramente portato nelle casse della Regione Basilicata e nelle Amministrazioni Locali interessate ulteriori e sicure risorse finanziarie, ossia la rinegoziazione delle royalties
    Potenza, lì 9/12/’11                                                     Aldo Michele Radice

    www.aldomicheleradice.it

    aldomicheleradice@hotmail.it

     

    E se anche la SATA di Melfi chiudesse i battenti…

              Nell’ultimo periodo la situazione dell’auto in Italia non sembra attraversare tempi buoni, tutt’altro. Termini Imerese ha chiuso e chissà cos’altro dovremo aspettarci dalle decisioni che Marchionne intenderà adottare nel prossimo futuro. Il quadro non è sicuramente dei migliori e la situazione si presenta per davvero complicata, così come il CorrierEconomia riporta in una approfondita e recentissima disamina sulla Fiat.

     

     

    ……(omiss)………..

    Le vendite europee, che a un certo punto del 2011 pareva potessero addirittura ripartire, sono giù in media dell’1,2% solo tra ottobre e gennaio, per fine anno non centreranno probabilmente nemmeno la crescita zero, e per il 2012 nebbia fittissima, non c’è stima che non sia rivista al ribasso e non c’è chi, ancora, si azzardi a fissare un numero accanto al segno meno. Tre per cento? Cinque? Cambia in continuazione.Le vendite italiane, non è una novità, sono messe persino peggio: quasi l’11% già perso, suppergiù altrettanto nelle previsioni allungate a fine anno, paura anche soltanto a immaginare quale «faccia» potrà avere da lì in avanti un mercato già precipitato ai livelli del 1993. Appena in Spagna, è più nera.

    ……(omiss)………..

    La Fiat, ancora, che in Italia ha sempre il proprio core business europeo, che da noi fa la metà delle sue vendite continentali, e che però quest’anno ha già perso più di 60 mila macchine. Il 14%.

    (dal CorrierEconomia del 29/11/’11)

                Gli interessi aziendali si stanno inevitabilmente spostando in altre aree mondiali, come pure la situazione gestionale interna evolve sempre più verso l’America. I dati infatti dell’ultimo trimestre riportano che degli 851 milioni di utili della gestione ordinaria Fiat Automobiles contribuisce per 128 milioni, mentre la Chrysler per ben 556.

                Se questo trend dovesse continuare le scelte della Fiat saranno sempre più drastiche e tenderanno ad abbandonare o marginalizzare il mercato europeo ed italiano in maniera più specifica, per spostare quasi esclusivamente i propri interessi verso gli Stati Uniti,  l’Asia ed il Sud America.

                Ed allora cosa potrebbe significare per la Basilicata se la Fiat dovesse decidere di dismettere, fra qualche anno, anche la SATA di Melfi?

                Un disastro perché si porrebbero a rischio, tra occupazione diretta e quella indotta, oltre 17/18.000 posti di lavoro, nel mentre la Regione Basilicata, vivendo sonni tranquilli, non avrà minimamente messo in campo azioni per creare alternative produttive, anzi avrà perso fette di mercato della propria e già fragile economia, perché avrà perso ulteriormente le attività artigianali, avrà perso fasce diffuse di identità culturali e tradizionali non rimpiazzate dal ricambio generazionale, avrà desertificato la regione con l’abbandono delle aree interne e montane, non potendo più contare sulle forze giovanili, quelle altamente scolarizzate e/o specializzate,  perché definitivamente allontanate dalla regione.

                Nel frattempo si andrà avanti senza un piano regionale di industrializzazione e si concederanno ancora finanziamenti a pioggia, così come avvenuto in questi giorni da parte del Dipartimento Attività Produttive. Sono stati infatti concessi 8 milioni di euro a tre aziende (Daken di Matera, Co.Par.M di Ferrandina, Sudelettra di Viggiano) per assicurare 54 nuovi posti di lavoro (chissà? non si è mai verificato il rispetto delle previsioni progettuali occupazionali). E poi saranno sempre più le aziende lucane che chiuderanno o che faranno ricorso alla Cassa Integrazione rispetto a quelle di nuova formazione o a quelle che potranno riconvertire le proprie produzioni.

                Quindi lo scenario che ci attende è per davvero fosco e sicuramente la Basilicata potrà  riprecipitare nelle regioni dell’obiettivo 1, ossia in quelle classificate in ritardo di sviluppo.

     (da Controsenso del 2/12/’11)

                               

    Il teatrino della politica e non solo.

     Periodicamente ritorna in Basilicata il teatrino della politica per acclarare il disagio politico che le maggioranze del centrosinistra lucano manifestano. A quel punto scatta il copione, sempre lo stesso, con un noioso e dannoso rituale, che solo la pazienza del popolo lucano riesce a sopportare senza battere ciglio, ossia l’apertura di una fumosa crisi regionale, che si annuncia e non si sa quando si potrà formalizzare ufficialmente, ma più ancora quando essa si potrà chiudere.

                La passata legislatura ha già visto 5 o 6 governi De Filippo, nell’attuale è la prima crisi, che già da un mese aleggia senza però che mai prenda forma e quindi soluzione. Una noia insopportabile soprattutto in un momento in cui le decisioni vanno prese con la tempestività della velocità della luce.

                Il Presidente Monti si è insediato da appena una settimana e già si parla di gravi ritardi nell’assumere quelle decisioni che devono portare l’Italia fuori dalla crisi, che l’attanaglia e che diversamente la potrebbe far precipitare in una situazione per davvero gravissima, mentre il Presidente De Filippo, che governa da appena 17 anni questa regione, non ha nulla di meglio da fare che riproporre uno schema abusato e logoro: lascia che le diatribe interne ai partiti, ai gruppi consiliari e tra gli stessi partiti e gruppi continuino a consumarsi senza ovviamente giungere ad alcuna soluzione, per poi tirare fuori d’incanto, lui, dal cilindro una soluzione ancor più pasticciata e peggiore della precedente.

                Intanto il tempo passa e la casa brucia, pensando che la risoluzione dei problemi sia unicamente demandata al governo Monti e non anche alle Regioni e alla loro capacità di collaborare fattivamente alla ricerca di soluzioni (uso un termine caro a De Filippo) virtuose.

                Ma forse lo stesso è consapevole che la situazione per la Basilicata è così irreparabile che è meglio pensare ad altro e lasciare logorare gli altri in diatribe pseudo politiche, tanto che può partecipare con noncuranza a pranzi romani addolciti da canti per davvero stonati e fuori luogo. E mentre l’On. Zamberletti presenzia a Balvano alla cerimonia per non dimenticare il sisma del 23 novembre del 1980, ricordando le tante vittime e i lutti subiti da altrettanti centri lucani e campani, il nostro Presidente invece con altri amministratori si esibisce in canti stridenti con una circostanza che richiede almeno l’osservanza del silenzio. (si veda a tal proposito il sito www.algabbiano.com serata lucana)

                Purtroppo noi non abbiamo un Presidente come Napolitano, che con la sua autorevolezza e capacità possa dirigere la nave verso un rapido ed adeguato approdo governativo locale, qui dobbiamo, invece, attendere che l’ultimo atto del solito ed untuoso copione arrivi alla fine. Chissà quando.

                Pur sapendo che i miei consigli non saranno minimamente presi in considerazione, voglio comunque offrirli, come una sorta di riduzione della pena nei miei stessi confronti per aver ancora una volta sostenuto De Filippo a Presidente.

                Il primo è fare presto. Se c’è crisi si chiuda con la nomina dei nuovi assessori al massimo entro la fine di novembre.

                Il secondo è che si vada alla sostituzione di tutti gli assessori, soprattutto degli esterni, che alla regione costano ben 500/600 mila euro annuali.

                Il terzo è che tenga conto nella scelta dei nuovi designati unicamente delle loro capacità di gestire i problemi piuttosto che degli equilibri politici, che in questa fase vanno, per senso di responsabilità, da parte di tutti accantonati.

                Il quarto è definire un programma credibile basato su quattro/cinque punti, tra cui il lavoro, da concretizzarsi entro un tempo, anche questo, da stabilirsi rispetto ai bisogni dei lucani e non delle future aspettative politiche di alcuni notabili, padri - padroni, di questa regione.

         (da Controsenso del 26/11/11)      

     

    E’ già l’ora del Presidenzialismo?

     

                Ho provato molta amarezza nel vedere il nuovo esecutivo del Governo italiano e non perché non stimi il Presidente Mario Monti, ma semplicemente perché non è l’espressione della volontà popolare. Ricordo che si è voluto cambiare  il sistema elettorale rispetto al precedente, che a mio parere andava solo in qualche parte modificato (sbarramento, indicazione coalizione), per garantire agli elettori la conoscenza preliminare delle coalizioni con la indicazione del Premier ed i relativi programmi elettorali.

                Niente di tutto questo, lo si è visto con il primo Governo Prodi e lo si è visto ora con il Governo Berlusconi.

                Mi sono sentito più dalla parte delle numerosissime manifestazioni di piazza, che si sono registrate nella giornata di ieri. Ora non sono più le Procure a far saltare i partiti ed i Governi, ma sono gli “Spread” e le forze economiche occulte, esterne, impalpabili ad annullare la democrazia e le sue espressioni.

                Capiremo forse tra molti anni quello che è successo in queste ultime settimane, quello che sembra essere evidente è che le speculazioni finanziarie non si arresteranno neanche di fronte ad un Governo Monti ed i primi segnali sono in tale direzione.

                Capiremo fra un po’ come mai, con il Governo Monti, questo stesso Parlamento dovrebbe approvare le riforme, che era possibile approvare con buon senso da parte di tutti, vista la grave situazione finanziaria in cui ci dibattiamo: riduzione del numero dei parlamentari, riduzione dei costi della politica, modifica del sistema elettorale, ulteriore modifica del sistema pensionistico, accelerata sulla evasione fiscale, ecc.

                Perché mai un Governo di Professori, sconosciuti ai più, dovrebbe risolvere di botto problemi  così complessi? Forse solo perché magari studiati? E perché mai la loro scienza non ha potuto in altro modo soccorre questi sprovveduti parlamentari e governanti?

                Staremo a vedere e cercheremo di capire anche perché un sanguigno Berlusconi sia stato così arrendevole.

                Quello che viene immediatamente da sottolineare, in esatto contrasti con gli intenti dichiarati da Monti, è che la spesa pubblica si è immediatamente dilatata, sono ben altre 16 persone (ossia i nuovi Ministri oltre ovviamente al Presidente Monti già nominato Senatore a vita) che graveranno sulle spalle dei cittadini. Vedremo poi con i Sottosegretari di quanto ancora si allargherà la platea.

                Circa poi la ricerca di un nuovo o recuperato sistema elettorale, che volutamente questo Parlamento non ha approvato, anzi non si minimamente ripiegato per trovare una soluzione credibile che ponesse riparo all’attuale Procellum, consiglierei di astenersi dal trovare soluzioni fantasiose perché è evidente che siamo già in una fase avanza di presidenzialismo.

                Non so quanto consapevolmente anche da parte del Presidente Napolitano, ma questo Governo Monti è il suo Governo. I Partiti ed il Parlamento sono stati di fatto esautorati dal formulare le decisioni che contano, si dimenano su futili distinguo per continuare a sopravvivere e per portare a compimento la legislatura, sapendo e me lo auguro di vero cuore che i più possano ritornare ad occuparsi di altro e non della cosa pubblica.

                In questo ha ragione il Presidente Napolitano c’è bisogno di altro, io però aggiungerei con la dichiarata volontà degli elettori.

                (Controsenso del 19/11/’11)                                      

    E’ l’ora degli addii

                Se si potesse mutuare la situazione nazionale con quella regionale, non basterebbero le arti oratorie o scritte dell’On. Vincenzo Viti per argomentare ancora la tenuta in vita di un governo regionale lontano dalla gente e più ancora dai suoi problemi, dai suoi bisogni per manifesta e prolungata incapacità nel saperli individuare e più ancora nel trovare idonee soluzioni.

                Se Berlusconi oggigiorno deve ammettere il proprio fallimento nel non aver portato a compimento quanto promesso in campagna elettorale agli italiani, non si comprende come mai De Filippo non dovrebbe riconoscere, unitamente a tutta la sua coalizione, il proprio fallimento.

                Piuttosto che affidarsi, dopo tanti e ininterrotti anni di governo, a una circostanza momentanea (leggasi caso Ass. Restaino) sarebbe stato più utile per i cittadini di questa regione che il partito padrone (il PD) avesse aperto nella sua Direzione dell’altro ieri una grande riflessione sullo stato comatoso in cui versa la Basilicata (questione ambientale, questione occupazionale, questione petrolio, questione acqua, questione povertà, questione infrastrutture, ecc. ecc. ecc.)

                Sarebbe stato più utile, non perché le questioni morali e legalitarie siano di secondaria importanza, chiedere conto a questa Giunta Regionale a quando l’approvazione di un proprio “decreto sviluppo”.

                Forse ci saremmo, come semplici cittadini, accontentati anche solo di una “lettera d’intenti” pur di veder rianimati di speranza gli ambienti produttivi-lavorativi e la gente comune.

                Partire dalla vicenda Restaino, che va a mio avviso tutta verificata e acclarata, per dar corso a un De Filippo bis, è un altro espediente per distrarre l’opinione pubblica da quelli che sono i veri problemi e le vere responsabilità e porre al riparo lo stesso De Filippo e il PD.

                Se oggi dovessimo dare, com’è giusto che sia, un giudizio politico sull’operato della Giunta Regionale non si può non partire dallo stesso Presidente, che secondo un sondaggio condotto sul mio sito lo definisce insufficiente e scarso per ben l’86% e solo il 14% lo qualifica eccellente o sufficiente.

                Eppure si giungerà nei prossimi giorni a rivoluzionare la Giunta senza un giudizio di merito, come se il valore personale di chi oggi guida politicamente i Dipartimenti non contasse più nulla.

    E ad onor del vero l’Ass. Restaino è uno dei pochi che non ha demeritato, sebbene per altri quattro assessorati si sia ricorso ad assessori esterni, sicuramente non per grandi meriti individuali, ma solo per rispettare promesse ed accordi elettorali o per equilibri tra i partiti della coalizione o peggio ancora per soddisfare equilibri all’interno degli stessi partiti.

    Di contro si sono aggravate le finanze regionali senza per altro aver potuto usufruire dei tanti “Mario Monti” in Giunta; e Dio solo sa di quanto in questi momenti ne avremmo avuto bisogno.

                Adesso è invece il tempo degli addii, senza rimpianti, dovendosi riconoscere con grande umiltà la scarsa o pressoché nulla azione politica regionale e pervenendo ad una imminente scelta politico-governativa che sia, così come richiesto ripetutamente a Berlusconi, solo ed unicamente finalizzata al bene della Basilicata.  

     (da Controsenso del 12/11/’11)

    Petrolio. Alla ricerca dei permessi mai dati

    La lunga storia dei dubbi e le omissioni degli uffici regionali
    21/10/2011
    di LUCIA SERINO
    POTENZA - Il primo ad accorgersi che qualcosa non andava fu Franco Mattia. Nel 1998 è assessore all’assetto del territorio e alla tutela del paesaggio. Il permesso per fare ricerca di idrocarburi in località Montegrosso accordato alla società “Intergas più” già nel 1990 aveva bisogno del nulla osta regionale. Quando gli ispettori del corpo forestale dello Stato cercano l’autorizzazione negli uffici della Regione (all’inizio di un’indagine di cui era titolare il pm Cristina Correale e che ora è stata assegnata al pm Colella) non trovano nulla. Sentono un funzionario del dipartimento ambiente, gli chiedeno chiarimenti, il dipendente regionale fa ricerche in archivio, ma - conferma - di quel nulla osta paesaggistico non c’è traccia. Perchè non è mai stato concesso. Non fu un problema per la società: iniziò ugualmente l’attività di ricerca. Spregiudicati? O c’erano state complici rassicurazioni?
    Un altro dubbio venne al dirigente del dipartimento agricoltura e foreste, Michele Radice. Avuta la valutazione d’impatto ambientale, lesse, studiò, rimase perplesso. E la trasmise - come del resto avrebbe dovuto fare in ogni caso - al dipartimento ambiente per assicurarsi un parere tecnico. Gli investigatori cercano pure quel parere. Sentono altri funzionari e si scopre che tutta la documentazione relativa alla società British gas rimi spa (una delle numerose sigle che si sono succedute nel corso degli anni con quote anche di Eni e Total) è stata depositata alla rinfusa, difficilmente rintracciabile. Ma molti atti fondamentali mancano perchè non sono mai stati adottati.
    Già un anno prima, nell’ottobre del 1997, l’allora assessore all’Agricoltura, Vito De Filippo, chiede al collega dell’Ambiente, Filippo Bubbico, di esprimere un parere in merito alla Via (valutazione d’impatto ambientale) presentata dalla società permissionaria. L’assessore Bubbico, pur ricostruendo che il permesso di ricerca Serra San Bernardo non era assoggettato alla procedura di Via (prevista dal dpr 526/94) in quanto concesso in data antecedente, riteneva comunque, vista la dimensione dell’area destinata alla ricerca, di chiedere un idoneo piano ambientale. Quel piano, però, non fu mai redatto.
    Maglie larghe che favorirono inevitabilmente le società petrolifere e le loro trivelle. Ad esempio: carte da allegare a qualche pratica spedita all ministero dello sviluppo svengono spacciate per autorizzazioni necessarie ai lavori. E quando il pozzo Monte Grosso 1 non sarà più utilizzabile per l’avvenuta chiusura mineraria (nel 2000) inizieranno i lavori in area Monte Grosso 2. Ci vorrebbe anche qui un nulla osta preventivo della Regione Basilicata. Ma non ci sarà. E’ il motivo per cui nel novembre 2007 l’area viene sequestrata. Gli investigatori sentono dirigenti regionali, per esempio la dottoressa Pietragalla. «La delibera di Giunta?» Mai fatta. Quella delibera era obbligatoria. La regione non sapeva delle attività in corso, si difende la dirigente. Ma gli investigatori sono scettici. E se la Regione sapeva come mai nessuno si è preoccupato di controllare che i fanghi da perforazione (altamente tossici perchè trattati con sostanze chimiche) erano lasciati a terra perchè la vasca di raccolta era stracolma? Quando il comitato tecnico regionale per l’Ambiente (presieduto dalla dirigente regionale Viviana Cappiello con la presenza della geologa Arpab Vaccaro) si riunisce per valutare la relazione d’impatto ambientale, gli esperti convengono che sì, è tutto a posto e va tutto bene. Poi inizia l’indagine. Forse qualcuno ci ripensa. Iniziano a rinfacciarsi le responsabilità. Accuse incrociate. Fino a quando qualcuno ammette candidamente: «Non è che quegli atti li abbiamo letti tutti tutti e così bene». Un suggeritore aveva assicurato che in quegli atti non c’era nessun vizio sostanziale.
    (da Il Quotidiano del Sud)

    Radice: Cacciare i mercanti dai templi.

                Gli avvenimenti riguardanti Toghe Lucane Bis, con tutto quanto riportato con dovizia sulla stampa locale, finiscono per creare nell’opinione pubblica un accresciuto discredito della pubblica amministrazione nel suo complesso. Quello che avrebbe dovuto essere il simulacro, a cui i cittadini possono rivolgersi con la dovuta fiducia per ottenere giustizia, per reclamare l’applicazione della legge senza privilegi di sorta, è invece uno dei centri di trame, di intrighi, di discredito di persone che fanno o vogliono fare il proprio dovere.

                Quando poi il Palazzo di Giustizia si accoppia negli interessi, sicuramente non pubblici, ma solo ed esclusivamente privati, con il Palazzo della Politica allora per davvero i cittadini si sentono nudi, impotenti, irritati da un sistema che diviene regime, dove la legalità, il rispetto delle regole, la democrazia divengono optional, di cui fare a meno o da stravolgere a proprio piacimento.

                A chi devono votarsi i cittadini quando rilevano abusi politici se poi la magistratura (o pezzi di essa) è compromessa, addomesticata, assoggettata alla politica o ai partiti? Dichiararsi di parte o partigiano da parte di qualche magistrato in servizio non fa bene al rispetto istituzionale e al ruolo ricoperto. Ognuno oramai ha debordato dai propri compiti per ricoprirne altri, facendo inevitabilmente male tutto.

                L’idea, che ormai veleggia, è che la Basilicata in questi ultimi decenni è divenuta il crocevia di intrighi, di imbrogli, di occultamento di verità, di depistaggi, di un carrierismo sfrenato a discapito della legalità, della ricerca della verità, della promozione dell’ingegno e delle capacità delle persone nel volersi affermare nel mondo del lavoro, delle professioni, del sociale, ecc. ecc.

                E invece il tutto deve transitare attraverso i canali politici o partitici o di amici influentissimi per poter ricoprire posti di lavoro, incarichi professionali o ricevere finanziamenti pubblici.

                E anche quando alcune questioni possono essere andate in maniera del tutto legittimo, legale, in regola con le disposizioni in essere, c’è chi deve far credere che comunque vi è stato l’interessamento politico perché così si accresce la propria credibilità politica nell’opinione pubblica lucana.

                Fin tanto che questo sistema sarà tollerato, alimentato, avallato dalla gente, ritenendo che prima o poi arriverà il proprio turno, ed anche da quella parte istituzione che dovrebbe invece vigilare ed impedire che ciò abbia a verificarsi come prassi consolidata e definita come l’unica possibile da cui non bisogna allontanarsi, allora questa regione non potrà mai crescere perché le persone migliori, quelle che non hanno timore a confrontarsi con un mondo aperto e competitivo, si allontaneranno definitivamente facendo la propria fortuna e quella dei territori in cui andranno a vivere.

                Come uscirne? Basterebbe che ognuno facesse civilmente il proprio dovere, non sentendosi un imbecille se non ruba, né un impotente se non esercita pressioni morali sulle persone.

                Basterebbe per i politici ritornare ad interpretare questo ruolo come un pezzo della propria vita da dedicare agli altri, allontanando l’idea di una casta privilegiata e arrogante, e come si diceva una volta interpretando il ruolo come “spirito di servizio”.

                Basterebbe cacciare i mercanti dai templi.

     

    Radice: Un sistema da demolire

                La vicenda Fenice è in sé emblematica, perché, aldilà delle gravissime ripercussioni sulla salute delle persone e sull’ambiente, che ha generato e che continuerà a causare chissà per quant’altro tempo ancora, porta definitivamente alla luce il sistema clientelare, che ormai è divenuto prassi consolidata in questa regione Basilicata.

                A onor del vero non è un sistema che si scopre oggi, né che lo stesso si annida solo ed unicamente nell’ARPAB. Se si potesse, solo per puro spirito culturale e conoscitivo, maggiormente investigare si troverebbero analoghe situazioni in altri e ben più attrezzati enti regionali e non.

                Ma di queste cose, sebbene avvertite, percepite attraverso ripetuti episodi, che si raccontano e si discutono ai bar e nei vari luoghi pubblici e privati, non se ne parla così diffusamente fin tanto che la magistratura non interviene e la stampa non ne divulghi diffusamente le notizie con dovizia di particolari.

                E’ sempre più vero che ogni territorio con le proprie popolazioni ha un suo preciso destino, il nostro, quello di questa regione, non è più quello descritto da Francesco Saverio Nitti “o emigrante o brigante”, ma quello odierno di essere sottomessi al potere per convenienza, per puro opportunismo, per incapacità, ecc., tanto da potersi dire “o assoggettati o emarginati”.

                Un triste destino accumunato ai silenzi della politica. Cosa colpisce, in tutta la questione della Fenice, è il silenzio politico a cui si sono votati i partiti tanto quelli governativi quanto quelli d’opposizione, quasi ad acclarare, senza dubbi di sorta, una par condicion su un sistema spartitorio, che può avvenire con disinvolto cinismo anche a discapito della salute della gente e di un intero territorio, come quello del Vulture, che oggi potrebbe pagare un prezzo altissimo sulla non florida economia locale.

                L’Aglianico del Vulture, l’olio, le acque minerali, le risorse turistiche monumentali (il Castello di Melfi, i ritrovamenti romanici di Venosa, i Laghi di Monticchio, ecc.), se non si dovesse ricorrere tempestivamente ed efficacemente ai ripari, avrebbero un crollo irreparabile.

                Tutto ciò avviene per due ordini di ragioni. Il primo riguarda l’inadeguatezza della classe politica, che, in mancanza di qualità gestionali, si deve inevitabilmente affidare alla pura e semplice gestione del potere, che degenera in un diffuso clientelismo, in ricatti e pressioni psicologiche sulle persone. Ancor di più quando il ruolo politico ricoperto garantisce significativi benefici economici e anche e soprattutto per coloro che oggi rivestono ruoli istituzionali senza il dovuto passaggio elettorale.

                La seconda motivazione, che è strettamente collegata alla prima, è l’incapacità di avviare a soluzione i problemi, potendoli governare attraverso una programmazione illuminata ed efficiente.

                Non è quindi un caso che a seguire la vicenda della Fenice c’è quella dell’impianto Pallareta di Potenza. Le strade della città sono stracolme d’immondizia, che tracima dai cassonetti con cumuli di sacchetti di plastica abbandonati a ridosso.

                Potenza si avvia ad essere una seconda Napoli. E ciò perché la Provincia di Potenza non si è ancora dotata del Piano dei Rifiuti e la Regione, che in alternativa si doveva su sostituire, latita.

                Ora, come per prassi, inizierà il palleggiamento delle responsabilità, che porterà ad accumulare ulteriori ritardi e ulteriore immondizia per le strade di Potenza.

               

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