Sono anni oramai che per più e diverse circostanze questa regione è sotto stretta osservazione da parte della magistratura.
Quello che emerge dalla stampa (noi siamo e lo ribadiamo sempre per il beneficio d’inventario e per una verità accertata) è un quadro per davvero inquietante, dove sulla salute della gente e sulla salubrità dell’ambiente si giocano partite, che sono sì di vecchia e nuova memoria, ma non avremmo mai pensato che potessero raggiungere punte di cinismo così spregiudicate ed alte.
Alla fine anche i meccanismi più lubrificati e collaudati, che hanno consentito ad apparati ed uomini politici di perpetuarsi e rigenerarsi nel tempo, si inceppano e si sfasciano.
In questo caso non per un granellino di sabbia, ma per il termo distruttore Fenice di Melfi, che da anni inquina con buona pace e complicità delle strutture pubbliche, innescando poi quegli “strani giri” che la stampa locale e Bolognetti denunciano sistematicamente.
Sicuramente avremmo preferito che fosse piuttosto la presa di coscienza della gente, delle strutture sociali e produttive, dei giovani, delle donne, degli anziani, dei più deboli a far tremare i palazzi della politica, piuttosto che la magistratura, che tanto e spesse volte spara e coglie il vuoto.
Sicuramente avremmo preferito che lo stato di abbandono e di disagio, in cui versa questa regione, fosse stato il terremoto democratico a promuovere e a richiedere a questo anonimo ed incapace governo regionale di andare a casa.
Ma la presa di coscienza del fallimento gestionale della cosa pubblica regionale non è un atto a cui in questi tempi potersi richiamare e a cui qualcuno potrebbe per decenza aderire.
Intanto perché non ci troviamo difronte ad una classe politica capace di governare situazioni eccezionali, che richiedono quindi qualità, come lo stesso Direttore Paride Leporace amaramente ieri ci ricordava.
E’ pur vero che ci troviamo difronte ad una situazione economia e politica internazionale complicatissima, ma ciò non può e non deve costituire l’alibi per giustificare l’immobilismo politico ed istituzionale in cui si è fatta precipitata questa regione.
E allora ci piace leggere quelle poche e significative indicazione suggerite dal buon Nino D’Agostino per aprire uno spiraglio di dibattito politico su quella che dovrebbe essere una nuova e percorribile modalità di governo, che risultasse efficace e democraticamente rappresentativa, ricordando in proposito e con grande disappunto che la Basilicata è l’unica regione a non aver ancora approvato un nuovo Statuto.
Io aggiungere che a tutto ciò occorre avviare una nuova fase programmatoria, prassi oramai del tutto abbandonata, non so se scientemente o per pura incapacità.
E quando non si programma più non ci sono obiettivi da raggiungere, sfide da ingaggiare, speranze da mettere in campo per un futuro sicuramente da migliorare.
In alternativa ci sono invece solo mezzucci ed espedienti per amici e compari; e di vero cuore mi auguro che ci si fermi solo a questi aspetti.
(Controsenso 22/10/2011)
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