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  • BARRA DI NAVIGAZIONE

    Basilicata una regione non più isola felice.

                Sono anni oramai che per più e diverse circostanze questa regione è sotto stretta osservazione da parte della magistratura.

                Quello che emerge dalla stampa (noi siamo e lo ribadiamo sempre per il beneficio d’inventario e per una verità accertata) è un quadro per davvero inquietante, dove sulla salute della gente e sulla salubrità dell’ambiente si giocano partite, che sono sì di vecchia e nuova memoria, ma non avremmo mai pensato che potessero raggiungere punte di cinismo così spregiudicate ed alte.

                Alla fine anche i meccanismi più lubrificati e collaudati, che hanno consentito ad apparati ed uomini politici di perpetuarsi e rigenerarsi nel tempo, si inceppano e si sfasciano.

                In questo caso non per un granellino di sabbia, ma per il termo distruttore Fenice di Melfi, che da anni inquina con buona pace e complicità delle strutture pubbliche, innescando poi quegli “strani giri” che la stampa locale e Bolognetti denunciano sistematicamente.

                Sicuramente avremmo preferito che fosse piuttosto la presa di coscienza della gente, delle strutture sociali e produttive, dei giovani, delle donne, degli anziani, dei più deboli a far tremare i palazzi della politica, piuttosto che la magistratura, che tanto e spesse volte spara e coglie il vuoto.

                Sicuramente avremmo preferito che lo stato di abbandono e di disagio, in cui versa questa regione, fosse stato il terremoto democratico a promuovere e a richiedere a questo anonimo ed incapace governo regionale di andare a casa.

                Ma la presa di coscienza del fallimento gestionale della cosa pubblica regionale non è un atto a cui in questi tempi potersi richiamare e a cui qualcuno potrebbe per decenza aderire.

                Intanto perché non ci troviamo difronte ad una classe politica capace di governare situazioni eccezionali, che richiedono quindi qualità, come lo stesso Direttore Paride Leporace amaramente ieri ci ricordava.

                E’ pur vero che ci troviamo difronte ad una situazione economia e politica internazionale complicatissima, ma ciò non può e non deve costituire l’alibi per giustificare l’immobilismo politico ed istituzionale in cui si è fatta precipitata questa regione.

                E allora ci piace leggere quelle poche e significative indicazione suggerite dal buon Nino D’Agostino per aprire uno spiraglio di dibattito politico su quella che dovrebbe essere una nuova e percorribile modalità di governo, che risultasse efficace e democraticamente rappresentativa, ricordando in proposito e con grande disappunto che la Basilicata è l’unica regione a non aver ancora approvato un nuovo Statuto.

                 Io aggiungere che a tutto ciò occorre avviare una nuova fase programmatoria, prassi oramai del tutto abbandonata, non so se scientemente o per pura incapacità.

                E quando non si programma più non ci sono obiettivi da raggiungere, sfide da ingaggiare, speranze da mettere in campo per un futuro sicuramente da migliorare.

                In alternativa ci sono invece solo mezzucci ed espedienti per amici e compari; e di vero cuore mi auguro che ci si fermi solo a questi aspetti.

     

    (Controsenso 22/10/2011)

     

           

                Come sempre succede, quando la magistratura adotta provvedimenti cautelari per qualche personaggio pubblico, la politica arretra e ci si rintana in un silenzio assordante, tanto da far paura.     L’ennesimo episodio, che oramai colpisce la incontaminata e felice Basilicata, non può passare sotto silenzio, non fosse altro per fare qualche considerazione di ordine politico, lasciando alla magistratura il compito di dare immediata risposta alla verità, consentendo, a quanti coinvolti in tali provvedimenti, di poter reintegrare la propria onorabilità, se estranei ai fatti.

                Se poi fosse vero che da anni erano evidenti i danni ambientali provocati dal termo distruttore la Fenice ci troveremmo di fronte ad un atto per davvero gravissimo ed irresponsabile.

                Certo è che dinnanzi ad una decisione così forte ed impegnativa, proprio per gli aspetti giudiziari a cui sicuramente si poteva andare incontro, non è plausibile immaginare che la parte politica, quella che conta in questa regione, ne fosse all’oscuro.

                Ma come è facile immaginare, conoscendo da vicino questo mondo politico regionale e quali sono le logiche che soggiacciono alle scelte degli uomini in taluni posti chiave, ci saranno atteggiamenti che nel migliore dei casi saranno di distacco nei fatti dagli uomini coinvolti e dalle questioni in campo.

                Ma nessuno degli interessati si potrà in fondo dolere della solitudine che patiranno, perché è il prezzo che si può e si deve pagare per aver raggiunto traguardi professionali, o di carriera o di incarichi.

                E’ il prezzo che si può e si deve pagare perché si fa parte di una cordata politica, che poi si perpetua prima con un politico, poi con il prossimo di turno e così via.

                Questa è ormai la concezione della politica, che strumentalizza, ma che in pari tempo è strumentalizzata.

                Questa è ormai la politica in una regione dove ormai è difficile capire chi condiziona di più l’altro: il politico il dirigente, il funzionario il politico, l’imprenditore il politico, il politico il cittadino, il cittadino il politico, il sindacalista il politico, e via discorrendo.

                E’ ormai un sistema, una rete da cui sembra non poterne più uscire. Chi avverte questo sistema come un sistema soffocante, come mancanza di democrazia e quindi di impossibilità di affermazione individuale, senza quindi voler ricorrere al padrino politico di turno, l’intervento della magistratura, aldilà della fondatezza dei capi di imputazione o della veridicità delle questioni, viene percepito ed auspicato come l’unica possibilità per smantellare un sistema oppressivo, umiliante per i più, l’unica possibilità per liberarsi di personaggi che sicuramente avrebbero potuto ed avrebbero dovuto fare molto di più per questa regione, per questa gente lucana, paziente fino allo stoicismo, all’autodistruzione.

                Ma in fondo tutto questo ha maggiormente ragione di essere perché si sta pagando l’assenza della politica, di uomini di prim’ordine, di galantuomini, per usare un termine di altri tempi oggi desueto.

                Con la prima repubblica si è gettata l’acqua sporca con il bambino.

                Ora è invece giunto il tempo che si attrezzi in questa regione un’alternativa vera, seria, fuori dagli schemi degli apparati e delle aggregazioni fittizie ed improduttive e si punti su uomini non compromessi, capaci di guardare al bene collettivo di questa terra.

     

    Quale turismo in Basilicata: Monticchio

             (il Monte Vulture)

     

    Quest’anno, per scelta, ho deciso di fare le vacanze in regione, ritenendo che in un momento economico difficile sia più opportuno rivolgersi alle strutture e alle aree locali. Ho iniziato partendo da quella più vicina, il Vulture Melfese e quindi Monticchio.

    Erano in pratica molti anni che non mi recavo a Monticchio, da quando cioè, non più responsabile regionale delle foreste, ne ho lasciato l’incarico per sedere in Consiglio Regionale.

    E’ stato un luogo che ho frequentato molto da ragazzo e poi da giovanotto perché all’epoca era l’unica area attrattiva turistica del posto. C’era un’attrazione forte esercitata dal fascino dei due laghi, ma soprattutto dai molti locali intrattenitivi (bar, pizzerie, discoteche, funivia, ecc. ecc.).

    Era un punto fermo per i tanti che si sposavano e che utilizzavano la bellezza dei luoghi per fare magnifici servizi fotografici, potendo per questo usufruire dell’Abbazia di San Michele e dei ritrovamenti dei ruderi di Sant’Ippolito. Un vero e proprio patrimonio di bellezze naturali (si rammenta la presenza della Bramea e che il Lago Piccolo è riserva naturale protetta) apprezzato e riconosciuto dai tantissimi ambientalisti, che questi luoghi li hanno frequentati e studiati.

    Era già da molti e molti decenni un’area attrattiva turistica, che, pur se spontaneamente alla meglio organizzata, era apprezzata e frequentata da tanti pugliesi e campani.

    Ricordando poi che la Regione Basilicata nel novembre del 2008 ha approvato il Piano Turistico Regionale, sono andato a rileggere quanto in esso contenuto per confrontarlo con quello che ho rilevato sul posto.

    Il Piano nella sua parte finale così recitava:

    L’impianto di una strategia che punti ad accrescere la competitività turistica dell’intera regione non può non muovere dai centri di attrazione turistica meglio posizionati sul mercato e dai rispettivi areali di gravitazione in modo da concentrare le risorse mobilitabili ed indirizzarle all’obiettivo di promuovere nell’arco di tempi di vigenza del PTR la costituzione dei quattro sistemi turistici locali attualmente più pronti.

    Per conseguire siffatto obiettivo occorre prioritariamente rafforzare i quattro poli turistici individuati nel PTR (Matera e hinterland, Metapontino e immediato retroterra, Maratea e Lagonegrese, Vulture – Melfese) ponendo in essere opportune azioni di accompagnamento e di sistema.”.

    Qualcuno ricorderà che si parlava delle quattro “M”, facendo per questo saltare(me compreso) l’intera regione esclusa dalle possibili azioni finanziarie attivanti iniziative di tipo turistico.

    In tre anni trascorsi pensavo di trovare un’area profondamente cambiata: nuove iniziative, nuove e migliorate strutture ed infrastrutture, locali ben organizzati ed accoglienti, ecc. ecc., capaci di far catapultare nell’area migliaia e migliaia di persone da dentro e soprattutto fuori regione.

    Niente di tutto questo, ho trovato invece il degrado ed il declino di un’area che altrove avrebbe costituito una grande fonte di reddito ed un pulsare di tantissime attività economiche commerciali. Invece i locali erano chiusi, i ristoranti vuoti, la sporcizia ovunque, una profonda depressione nei gestori di quelle poche bancarelle ancora aperte.

    In effetti, non basta solo inserire un’area in un programma per vederne gli sviluppi futuri, ma occorrono azioni concrete, come l’istituzione del Parco del Vulture, quella così come riportata nella L.R. n.28/94 e s.m. ed int. e non quella cervellotica di qualche amministratore che nei fatti ne ha impedito la realizzazione.

    Oggi è vero quello che qualcuno argutamente ha osservato: ”Hanno fatto diventare il Pantano un’Oasi ed i Laghi di Monticchio un pantano”.

     

     

    Radice: Basilicata dati ancora impietosi.

                Se mai vi fossero stati dei dubbi, i dati diffusi in questi giorni dallo SVIMEZ sulla Basilicata confermano in modo preoccupante lo stato in cui versa la regione.

                La tabella allegata (Tab.1) mostra in larga massima la situazione. Ciò che colpisce e risalta inesorabilmente è questo trend continuo e costante della diminuzione della popolazione residente (587.500). Quella presente è senza alcun dubbio ancor più bassa.

                E’ una regione che sta continuando a perdere le forze migliori e giovanili e senza di queste non vi potrà mai essere sviluppo e crescita economica e sociale. 

                Ciò che si profila è invece il degrado, il collasso, la desertificazione di questa regione soprattutto delle aree interne e montane.

                L’invecchiamento della popolazione, con il crescente suo peso, caratterizzerà alcune comunità come comunità in via d’estinzione, potendo per questo confrontare il saldo demografico perennemente in negativo (nati-morti+immigrati-emigrati).

                Questa regione sta dunque cambiando sostanzialmente ed irreversibilmente la propria struttura sociale, produttiva, la propria cultura fatta di tradizioni, di mestieri, di conoscenze, che l’hanno caratterizzata e fatta progredire nel tempo, senza che nel frattempo vi sia la capacità di sostituirle magari efficacemente con altro.

                E’ ripreso in maniera irreversibile l’allontanamento, se non proprio l’espulsione delle forze lavorative e giovanili, che si rivolgono massimamente alla Lombardia e all’Emilia Romagna.

                Solo per dare un’idea di quello che si è verificato in un decennio in Basilicata e di quanto siano preoccupanti i fenomeni in atto, riportiamo i dati provvisori del censimento dell’agricoltura.

                    In dieci anni, ossia dal 2000 al 2010, si sono perse circa 26 mila aziende, pari ad oltre il 34%. (Tab.2)

                Sono dati impressionanti per una regione che è sempre stata una regione a vocazione silvo-agricolo-zootecnico e solo più recentemente, confinato in alcune aree, orto-frutticolo.

                In un momento di grande crisi generale, dove il Governo Centrale manifesta grandi difficoltà economiche, tanto da mettere in campo misure restrittive con tagli ai Comuni, agli Enti pubblici in generale, ai Ministeri, ipotizzando nel contempo la eliminazione delle Province e di tanti Enti inutili, promuovendo inoltre la riduzioni sostanziale in essi della rappresentanza democratica, forse non è peregrino immaginare che fra qualche decennio è in gioco la sopravvivenza stessa dell’istituto regione, non essendo più giustificabile un costo pubblico per una regione che continua a spopolarsi e che può essere facilmente, così come anni addietro ipotizzato dalla Fondazione Agnelli, smembrata ed aggregata alle regioni limitrofe.

                Ma al di là di questa realistica ipotesi, oggi vi è da parte di chi ci governa il dovere di dare qualche segnale, qualche sussulto, manifestando che esistono, che sono presenti, che vivono, che sono in grado di dare qualche segnale concreto di speranza a quelli che ancora hanno deciso di vivere (meglio di sopravvivere) in questa regione.

    (Controsenso 1/10/2011)

     

    Tab. 1 - Basilicata

    Pil (var. % rispetto all’anno precedente) 2010                                                                       -1,3

    Pil (var. % rispetto all’anno precedente) previsione 2011                                                        0,5

    PIL in % del Centro-Nord                                                                                                   60,3

    PIL pro capite (euro)                                                                                                    14.046,5

     

    Popolazione residente (migliaia di unità)                                                                              587,5

    Tasso di natalità (valori per 1.000 ab.)                                                                                   7,8

    Tasso di mortalità (valori per 1.000 ab.)                                                                                9,6

    Emigrati (migliaia di unità)                                                                                                      3,5

    Immigrati (migliaia di unità)                                                                                                    1,3

    Saldo migratorio (migliaia di unità)                                                                                        -2,1

    Speranza di vita alla nascita - maschi (numero medio di anni)                                                79,3

    Speranza di vita alla nascita - femmine (numero medio di anni)                                              84,5

    Pendolari di lungo raggio verso il Centro-Nord ed estero (migliaia di unità)                               5

    Prima regione di destinazione dei flussi migratori                                                          Lombardia

    Seconda regione di destinazione dei flussi migratori                                               Emilia Romagna

     

    Export (milioni di euro)                                                                                                    1.442,7

    Export (var. % 2009-2010)                                                                                                  -5,3

     

    Mercato del lavoro

    Occupati (var. assoluta 2009-2010, in migliaia)                                                                      -5,4

    Occupati (var. % 2009-2010)                                                                                               -2,8

    Disoccupati (var. assoluta 2009-2010, in migliaia)                                                                   3,6

    Disoccupati (var. % 2009-2010)                                                                                          14,7

    Disoccupati 15-24 anni (valori assoluti)                                                                                  6,0

    Tasso di disoccupazione 15-24 anni                                                                                     42,0

    Tasso di disoccupazione totale (anno 2010)                                                                         13,0

    Tasso di disoccupazione corretto (anno 2010)                                                                     21,5

    Tasso di occupazione totale                                                                                                 47,1

    Tasso di occupazione 15-34 anni                                                                                         31,6

    Famiglie che possiedono internet (% sul totale famiglie)                                                         44,2

    Elettricità da fonti rinnovabili (produzione in gwh anno 2009)                                                950

    Presenze turistiche straniere (anno 2009, in migliaia)                                                            158,3

    Presenze turistiche totali (anno 2009, in migliaia)                                                              1.888,7

    (Dati SVIMEZ)

    Tab. 2 - Censimento Agricoltura Regione Basilicata
    FORMA GIURIDICA Aziende Variazioni Variazioni SAU Variazioni Variazioni
    2010 2000 assolute % 2010 2000 assolute %
    Azienda individuale 49.414 75.556 -26.142 -34,6 425.157,58 483.260,12 -58.102,54 -12,0
    Societa’ semplice 175 144 31 21,5 12.280,76 7.328,87 4.951,89 67,6
    Altra societa’ di persone 74 53 21 39,6 3.833,12 3.388,81 444,31 13,1
    Societa’ di capitali 118 30 88 293,3 4.295,71 559,67 3.736,04 667,5
    Societa’ cooperativa 71 31 40 129,0 2.616,19 1.296,61 1.319,58 101,8
    Altra forma giuridica 103 220 -117 -53,2 24.737,56 41.698,71 -16.961,15 -40,7
    di cui Amministrazione o Ente pubblico 88 - - - 23.680,40 - - -
         Ente o Comune che gestisce proprieta’ collettive 2 - - - 746,82 - - -
         Ente privato senza fini di lucro 6 - - - 190,70 - - -
         Altro 7 - - - 119,64 - - -
    Totale 49.955 76.034 -26.079 -34,3 472.920,92 537.532,79 -64.611,87 -12,0

     

     

    Radice: Una regione con le pezze al culo.

                 Mentre in Italia e in buona parte del mondo imperversa un disagio economico, sociale e politico, qui in Basilicata tutto va bene. Rimane sempre l’isola felice, ossia non contaminata dalla malavita organizzata, la regione più rispettosa dell’ambiente e del verde, la regione più virtuosa nello spendere i fondi comunitari e così via discorrendo.

                E mentre in Italia e in buona parte del mondo saltano i governi o si chiedono a ripetizione le dimissioni del Premier Berlusconi, qui, dopo 17 ininterrotti anni di amministrazione, De Filippo continua imperterrito a governare per raccogliere giustamente i risultati eccezionali e positivi per questa nostra regione.

                Infatti è la regione più ricca d’Italia, per gli sprovveduti e per chi crede alle favole, avendo il più grosso giacimento di idrocarburi d’Europa e risorse d’acqua tanto da dissetare la vicina ed amica Puglia, salvo poi scoprire che il 28% della popolazione è sotto la soglia della povertà.

                Intanto non solo non vengono rinegoziate le royaltes, ma del memorandum neanche più a parlarne, come ebbi già avuto modo di anticipare; sull’acqua l’amica Puglia si è dimenticata di versare le somme dovute alla Basilicata, anzi si è aperto in queste ore un vero e proprio problema istituzionale e politico.

                Sulle infrastrutture siamo la regione con il più basso indice ed intanto si continua a morire sulla Potenza-Melfi.

                Sulla occupazione, soprattutto giovanile, siamo ai minimi storici.

                Sull’ambiente il Bradano, il Basento, il Pertusillo sono inquinati, la Fenice inquina con grande e giustificata preoccupazione delle popolazioni locali, i boschi, le riserve naturali bruciano con troppa facilità.

                I fondi comunitari saranno persi, in un momento di grande fame di finanziamenti, che possono risollevare le sorti delle imprese e dell’economia in generale, essendosi affidati ad un apparato pubblico amministrativo incompetente, inconcludente ed incapace di assumere decisioni per il bene di questa regione.

                Non sono mancate nel Metapontino azioni malavitose nei confronti di importanti aziende agricole.

                Insomma non ci stiamo facendo mancare nulla.

                Cosa invece fa questo governo regionale ed il suo Presidente De Filippo? Assolutamente nulla, con buona pace delle forze politiche di governo e di opposizione.

                Anzi no, questa estate il buon De Filippo non ha mancato di presenziare alle tante, inutili e costose manifestazioni che si sono svolte in tutta la regione (ragioneremo del turismo in Basilicata nei prossimi articoli).

                Una per tutte quella svoltasi e lautamente finanziata al mio paese, San Fele, il Premio della Penisola Sorrentina, spacciata per manifestazione culturale ed abbinata ai cento cinquantanni della morte di San Giustino De Jacobis. Un Santo sconosciuto a quasi tutti, ma pur di gabbare i concittadini si è voluto unire il sacro al profano, con la segreta speranza di augurarsi che prima o poi il mare possa raggiungere le pendici di San Fele e la Valle di Vitalba. 

                Ma come spesso succede nella vita, pur di dimenticare gli affanni e le difficoltà in cui ci dimeniamo, pur con le pezze al culo meglio essere allegri, meglio essere “pezzenti allegri”.

                 Controsenso del 24/09/2011

     

    Radice: Da un “Porcellum” all’altro.

            

                Ora c’è la corsa a voler abbandonare l’attuale sistema elettorale, il così detto “Porcellum”, come a dire che sei anni fa chi ha approvato questa porcata ora tiene a prenderne le distanze, come se la responsabilità fosse unicamente degli altri. Per qualcuno è sempre degli altri.

                Ma i soggetti sono sempre gli stessi e sono quelli che nel frattempo hanno a piene mani usufruito di questa legge. Ne hanno fanno quello che ne hanno voluto ed oggi capendo che tutto questo è divenuto insopportabile per l’intera opinione pubblica, senza distinzioni di parte, cavalcano la piazza pur di racimolare qualche manciata di voti.

                Hanno però dimenticato che c’è stato il tempo per poterla a propria volta modificare, ma all’epoca neanche a parlarne; come pure sui rimborsi elettorali: dopo aver fatto bottino si propone la loro abolizione, sapendo ed augurandosi in cuor proprio che ciò non avvenga, per poter continuare a fare bottino o acquisti immobiliari.

                Che bisogna ridare piena autonomia di scelta agli elettori è cosa ormai assodata per consentire una piena e consapevole scelta degli eletti, ora nominati dalla nomenclatura dei partiti, nessuno partito escluso, ma che questo si debba attuare ritornando al “Mattarellum” è cosa altrettanto demenziale.

                Chi ricorda la formazione delle candidature potrà ricordare che le scelte erano sempre frutto indiscusso di pochissimi all’interno dei partiti e/o delle coalizioni.

                Tutti infatti possono ricordare le candidature catapultate dall’alto e dall’esterno in Basilicata: Aiala, Ossicini, Di Lello, tanto per fare alcuni esempi.

                Quali possibilità di scelta se i collegi, quasi alla stregua dei collegi provinciali, erano uninominali? Certo vi era una quota dei seggi, pari al 25%, da eleggere in maniera proporzionale, ma dove era la possibilità di scegliere i candidati da parte degli elettori?

                Questa classe politica, incapace di immaginare un nuovo sistema elettorale, ora si affida al vecchio sistema, ritenendolo la risoluzione del problema.

                La qual cosa però fa presupporre che è un espediente per far rimanere il tutto come prima. Infatti affidandosi alla raccolta delle firme per il referendum, tra queste e la pronuncia di ammissibilità, si arriva a giugno del 2012, ossia alla vigilia del 2013, scadenza naturale del rinnovo delle Camere.

                Ma che sia tutto un imbroglio ed un voler nuovamente ingannare i cittadini lo si comprende dalla circostanza che non è possibile immaginare il ritorno ad un sistema elettorale a scenari che dovranno (così come sono stati annunciati) mutare: ossia si dovrà ridurre il numero dei Parlamentari, si dovrà costituire il Senato delle Regioni.

                 Ed ancora cosa impedisce ora a questo Parlamento di produrre una nuova legge elettorale che definisca ed introduca delle significative novità, ad esempio il Premier va solo indicato o votato in quanto tale? Le primarie saranno obbligatorie per legge? Vi sarà un numero limitato di mandati tanto per il Premier quanto per i Parlamentari? Sarà prevista la non candidabilità per i condannati e per quali tipo di condanne?

                Ma tutto questo forse per qualche Parlamentare attuale è troppa fatica e quindi è meglio, per qualcuno di loro (o forse per tutti), far rimanere le cose come stanno.

     (Controsenso 17/09/2011)

    Basilicata: il deserto dei Tartari

                Circa 2.734.000 le famiglie definite nel 2010 in Italia sotto la soglia della povertà, ossia con un reddito mensile al di sotto delle mille unità di euro. Di queste famiglie ben 1.829.000 sono nel Meridione, ovvero pari a circa il 67%, mentre solo 311.000 si registrano per il Centro e 593.000 per il Nord.

                Il Mezzogiorno d’Italia ha quindi questo triste primato con un’incidenza del 23% rispetto al proprio numero di famiglie residenti, ma questo dato non si presenta in maniera uniforme nelle regioni meridionali.

                Infatti dal prospetto seguente si evince che la Basilicata registra il valore più alto rispetto a tutte le regioni del Sud e delle Isole, ma anche ovviamente rispetto a tutte le altre regioni d’Italia, con circa il 30%. Un dato impressionante se si considera che rappresenta una famiglia su tre e circa duecentomila persone residenti interessate da questo triste e preoccupante fenomeno.

                 

    Abruzzo

    14,30%

    Basilicata

    28,30%

    Calabria

    26,00%

    Campania

    23,20%

    Molise

    16,00%

    Puglia

    21,10%

    Sardegna

    18,50%

    Sicilia

    27,00%

    Totale Sud ed Isole

    23,00%

           Fonte: ISTAT

     

                Ovviamente sono soprattutto le famiglie più numerose con tre o più figli ad esserne colpite, ma ciò che sorprende, a scorrere bene i dati della relazione dell’ISTAT, è che sono le persone ricomprese nella fascia d’età tra i 35 ed i 44 anni che vivono tale situazione di disagio economico e sociale, ossia le persone che al mondo del lavoro dovrebbero dare di più ed il meglio.

                Passavamo, nel momento in cui si è scoperto il maggior giacimento di idrocarburi d’Italia, come la regione più ricca e che per questo avrebbe, attraverso le rimesse delle royalties, risolto atavici problemi, quali quelli infrastrutturali, economici, occupazionali, sociali, ecc. ecc.

                Invece, attraverso recentissime relazioni, si registra che siamo miseramente indietro su tutto con buona pace di questa classe politica, che è invece distratta sulle nomine da farsi negli enti sub regionali, non con la stessa coerenza comportamentale adottata per quella dell’Ospedale del San Carlo.

                Assisteremo con una sfacciataggine al limite di ogni buon senso, perché poggiata sempre sulla distrazione delle popolazioni lucane e sulla incapacità di queste di indignarsi anche difronte alle palesi bugie acclarate e documentate (vedasi intervento sulla stampa del Presidente Rocco Vita) del Presidente De Filippo rispetto alla correttezza da porsi in campo rispetto al reclutamento del personale esterno alla regione, ad un valzer di designazioni che riposizionerà personaggi che in assoluto hanno amministrato ininterrottamente per oltre trent’anni questa regione.

                Esiste per davvero una grande questione morale, ma esiste anche e soprattutto la questione della  sopravvivenza di questa regione. Ma questa è storia politica che andrebbe risolta chiedendo coerentemente a De Filippo e compagnia di andare a casa, visto come è stata desertificata ed impoverita.

     

                Potenza, lì 22/07/’11                                     

    Radice: La questione morale

                C’è un tam tam in questi ultimi giorni di una questione che periodicamente ritorna alla ribalta e che francamente suscita in me un sentimento tra la rabbia e l’ilarità: è la questione morale.    E’ un tema che ritorna, non so quanto per affrontare seriamente il tema o non è l’ennesima volta affacciato per altre ragioni.

                Intanto dovremmo capire che cosa significhi questione morale e a che cosa ci si riferisce.            Pur non essendo un filosofo e meno che meno un commensale dall’ottimo appetito, mi vorrei comunque cimentare a dare qualche spunto di riflessione per uscire dal vago, affidandomi per questo a qualche esempio concreto.

                Quello che mi pare di dire da subito che le medesime questioni affrontate da persone diverse non sono le stesse e suscitano negli altri moti di rabbia e di forte ilarità, figurarsi quando la questione è quella morale.

                Ma che cosa è questa benedetta questione morale? E’ un fatto che attiene alla singola persona o non piuttosto la collettività e in che misura?

                Le questioni private rimangono tali fino a quando queste non coinvolgono l’emotività e le valutazioni collettive, perché inevitabilmente provocano benefici o danni ad altre persone.

                Si comprende come sia difficile immaginare un’idea precisa della morale pubblica, catalogarne esempi e definirne contenuti.

                Lavorare per se stessi, soprattutto in politica, non è un delitto, ma sicuramente diviene una questione morale quando questo diventa un danno per altri o quando si disattendono regole per raggiungere i propri e unici obiettivi, sapendo di disattenderle.

                C’è chi poi la questione morale ha il vezzo di farla divenire l’anticamera di fatti delittuosi e per questo si invocano dapprima misfatti, di cui si sanno vita, morte e miracoli, ma che sono talmente delittuosi che sono inenarrabili. E su ciò è la magistratura che deve indagare a tutto spiano, creando un clima di sospetto in una realtà come quella lucana, che in questi tempi non attraversa proprio una situazione florida e che certo questo clima non aiuta.

                E’ un clima già visto e in altre condizioni ha prodotto il nulla, se non le fortune politiche di chi le ha promosse, promuovendo un’idea di questa regione distorta e malavitosa, ma lasciando lo spazio di rivendicazioni fuori da ogni grazia del Signore (leggasi Comune di Potenza).

                C’è poi da considerare lo sbandieramento di una questione morale sempre dietro l’angolo per esercitare una pressione politica, che diversamente non sortirebbe alcun effetto.

                Forse più semplicemente la questione morale è un mix di tutto questo, comprese le questioni giudiziarie, ma anche su questo la questione morale non può che sposarsi con la coerenza delle affermazioni e delle azioni, che coinvolgono alcune forze politiche: chiedere le dimissioni di ministri o assessori di altre forze politiche forse per presunti illeciti, tutti da dimostrare da parte della giustizia, e tenere al proprio posto assessori raggiunti da rinvii a giudizio, sono cose che mettono sotto i piedi la morale pubblica e la questione morale.

                Ultima considerazione, ma non ultima, è l’etica, volendo per questa sbilanciarmi, legando la questione morale alla funzione pubblica di chi la solleva. Non è la medesima cosa se la questione è sollevata da semplici cittadini, in uno sfogo anche giusto su valutazioni negative della gestione della pubblica amministrazione, rispetto a chi svolge un ruolo di primo piano a livello nazionale, avendo evidentemente elementi di conoscenza che sfuggono ai comuni mortali.

                Qui non ci può essere la semplice denuncia, qui c’è una questione morale che si lega al ruolo pubblico e quindi occorrono altri comportamenti, più consoni e coerenti alla funzione.

                Ma, come Don Abbondio, uno o ce l’ha o non ce l’ha.

                                                              

                Potenza 16/07/’11 (Il Quotidiano)

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